Cronaca slide — 06 giugno 2017

cortina 2017La prima volta che ho sentito parlare della Cortina-Dobbiaco Run è stato qualche anno fa e, da allora,
nonostante non sapessi nemmeno come fare 30 km, mi son detto: “cascasse il mondo, prima o poi la faro’  anch’io!”.

Gia’ ero stato da quelle parti una decina di annI fa, in estate, con mia moglie ed il mio primo figlio, ma, a quei  tempi, non sapevo nemmeno cosa volesse dire correre.

Ad ottobre, ne parlo con i miei amici, condivido loro foto e video della gara  e li riesco a coinvolgere.

Ne siamo piu’ di venti da Cava de’ Tirreni, ma, con mogli e figli al seguito, quasi quaranta.

Dopo 2 giorni in giro tra le meraviglie che solo quella natura sa offrire, immersi in una paesaggio fiabesco, tra Lago di Braies, Tre Cime di Lavaredo ed altro, molto altro, arriva il giorno della partenza, domenica  4 giugno.

Alle 7 di domenica, ci ritroviamo di fronte alla stazione di Dobbiaco dove ci aspettano i bus predisposti in modo impeccabile dall’organizzazione e partiamo.

Dopo circa 40 minuti arriviamo a Cortina dove veniamo accolti  al palazzo del ghiaccio e dove ci vengono date  tutte le informazioni necessarie.

Ci radunano davanti al palazzetto e, pian piano,  ci portano alla partenza, in Corso Italia.

Cortina, baciata da un pallido sole, e’ ancora sonnacchiosa,  alle finestre ed ai balconi, si comincia a vedere il pubblico che, tra curiosita’ ed ammirazione, ci guarda e ci segue.

La mia e’ la prima onda e alle 09:30 spaccate si sentono gli spari della partenza.

Ho studiato il precorso e so che i primi 14km saranno in leggera salita, quindi, mi metto l’anima in pace e parto con tutta calma.

Nei giorni precedenti mi sono fatto un piano e mi sono imposto di non partire forte in modo da non arrivare stravolto ai 1550 mt di Carbonin in modo da averne ancora per spingere nella discesa verso Dobbiaco.

Dopo un paio di  km d’asfalto, si imbocca un sentiero sterrato e si entra in un bosco ed e’ proprio da li che comincia la favola, la mia favola.

Passo, tra ghiaia e rocce, proprio sotto la parete ovest del Cristallo, alzo piu’ volte gli occhi al cielo per ammirarlo e mi sento infinitamente piccolo.

La salita e’ leggera, meno impegnativa del previsto, ma costante, incontro tanti escursionisti che mi incitano, i bambini mi danno il 5, io gli sorrido, sempre, nonostante la fatica.

Rientro nel bosco, attraverso due gallerie, di cui una completamente al buio, faccio attenzione perche’ ho paura di mettere un piede in fallo e compromettere la gara, poi, successivamente, passo  su un ponte altissimo. Cerco di affacciarmi  e , nonostante le reti di protezione, scorgo il torrente che taglia la valle. Il mio corpo e’ attraversato da una serie di brividi, tante, piccolissime scosse elettriche e mi chiedo se sono davvero li che corro o se e’ un sogno.

Finalmente, la salita finisce, arrivo in un pianoro, prati verdi e fiori gialli mi abbagliano, il lago di Landro fa da specchio alle cime dei monti, guardo a destra e scorgo le Tre Cime di Lavaredo che maestose dominano la vallata.

Inizia la discesa, le gambe girano a meraviglia, raggiungo un gruppetto di runners che mi precedono, sfrutto il loro treno e scendo con loro.

Arrivo al 26esimo km, incomincio a far fatica, il passo non e’ piu’ brillante, ma, all’improvviso, in fondo al rettilineo scorgo la sagoma di  due miei amici, Nunzio e Antonio,  che, per guai fisici, non hanno potuto partecipare, ma, che, da veri sportivi, son venuti lo stesso e che si sono messi li a fotografare ed incitare tutti noi.

Li vedo, gli sorrido e continuo con nuova carica e nuova linfa.

Ormai, arrivati al Lago di Dobbiaco, si ritorna in piano e vi assicuro che, dopo tanta discesa, sembra di salire di nuovo.

Raccolgo le ultime forze, arrivo all’ultimo km, sento la voce dello speaker, ormai ce l’ho fatta.

Entro nel parco del Grand Hotel, siamo agli ultimi 200 mt, sento tante voci che urlano e fra quelle: “forza papa’, vai  Giancarlo”.

Mi giro sulla destra, vedo mia moglie Monia che cerca di fotografarmi, ma, ormai, sono  piu’ avanti.

Quasi torno indietro per abbracciarla, ma, si sa, noi runner corriamo sempre contro il tempo ed, allora, le mando un bacio con un dito, con un’occhiata le dico che la amo e lei, con le lacrime agli occhi, mi urla: “ vai Giancarlo, vai”. Raccolgo le ultime forze e supero uno che mi stava davanti gia’ da qualche km e che non riuscivo a prendere.

E’ finita, sono arrivato, ho la medaglia al collo.

Mi viene incontro mio figlio Gianpietro e mi dice: ” papa’ mi sa che sei  arrivato nei prim 100”. Io gli rispondo: “non e’ possibile Gianpi, siamo in 4.000”. Lui mi dice: “papa’ fidati, li ho contati, ne saranno un’ottantina davanti a te”.

Ancora dubbioso, vado al ristoro, mi cambio, saluto i miei amici e guardo la classifica su TDS: 82esimo assoluto e quinto nella categoria over 50. Un sogno.

Io, piccolo calimero scuro, meridionale che viene dal mare, quinto di categoria nella corsa piu’ bella delle Dolomiti?

Mi chiamano sul palco, lo speaker dice: “viene dalla costiera amalfitana il quinto nella categoria over 50”.

Salgo sul palco, gli stringo la mano, lo ringrazio e lui mi dice: “grazie per aver fatto piu’ di 1000 km per venire a correre da noi”. Io gli rispondo: “grazie a voi che fate emozionare e sognare la gente”!!!!

Una gara e una vacanza bellissima che mi rimarrà impressa nella mente e nel cuore e che non vedo l’ora di ripetere l’anno prossimo.

Giancarlo Materazzi – Asd Cava Picentini Costa d’Amalfi

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