Cronaca — 13 maggio 2008


Il colpo d’occhio è da brividi. Dietro lo striscione della partenza migliaia di podisti e di partecipanti alla non competitiva fremono gioiosamente. Le strade di Perugia si sono svuotate e chi non dorme è sicuramente dietro lo striscione con la sua maglietta rossa col grifone. Ne pagheremo il prezzo noi che gareggeremo e avremmo gradito un po’ di tifo lungo il percorso.


Cerco di individuare i possibili rivali. Ci sono tre Marocchini, tra cui Hamam Larbi già vincitore di quattro edizioni di questa gara. C’è Tito Tiberti, oggi rappresentante del CUS Pavia, vincitore nel 2006 e secondo lo scorso anno. C’è Jefferson Monserrat, anche lui con il CUS Pavia e vecchia conoscenza da quando viveva a Torino. E poi chissà chi altri, magari qualcuno del gruppetto dei Giapponesi o degli altri CUS che, solerti, hanno risposto a quello che l’organizzatore Enzo Moretti sta cercando di trasformare in un festival dei CUS.


Io sono già dietro lo striscione, mentre Larbi e Tiberti, ancora fuori dallo schieramento forse hanno già cominciato il loro duello. Tiberti sta preparando i suoi strumenti e controlla gli ingredienti: ancora un paio di balzi alla ricerca di un po’ di elasticità e per scaricare la tensione e, ok, fuoco ai fornelli, si parte!


L’avvio in Corso Vannucci è come sempre da centometristi. I Giapponesi hanno detto la loro e dopo poche centinaia di metri rallentano vistosamente. I Marocchini e Tiberti hanno già preso il comando, a distanza li segue Jefferson, ed io mi ritrovo poco dietro con un certo Gilberto che non conosco. Non riesco a trovare lo stimolo per provare a stare con Jefferson, anche se il suo non sembra un ritmo irresistibile, e mi limito a controllare Gilberto.


Davanti, il fuoco è ancora vivo, e Tiberti lascia che i Marocchini si sfoghino e comincino a cuocere. Jefferson e rimasto isolato tra loro e Gilberto che mantengo a non più di dieci metri da me. Quando finalmente terminano i primi tre chilometri quasi interamente in discesa comincio a recuperare su Gilberto e lo riaggangio alle prime salite, intorno al quarto chilometro, dove c’è Angela che ci aspetta.


Tiberti ha ben chiara la sua ricetta, niente fuoco lento, oggi si corre sul serio. Uno dei Marocchini salta fuori dalla padella e prima che ricominci la discesa del sesto chilometro ce lo ritroviamo fermo a bordo strada, costretto al ritiro da un ritmo per lui non più sostenibile.


Io ho staccato Gilberto e non posso fare altro che aspettare la fine, ormai Jefferson ha oltre cento metri di vantaggio, e da dietro non dovrebbe rientrare nessuno.


Chi conosce questa gara aspetta con ansia il ‘salitone’ del nono chilometro. I quattrocento o cinquecento metri più ripidi di tutta la gara che seguono una discesa di quasi tre chilometri. E’ qui che spesso si decide la gara con i propri rivali.


La aspetta anche Tiberti, ma senza apprensione. Prova una rimescolata della sua pietanza con un primo, un secondo a ancora un altro allungo. Solo Larbi, che rende onore al pettorale nr. 1 che indossa, prova a resistergli, ma il piatto è quasi pronto. Un pizzico di classe e la ricetta è completa: volando sulle ultime salite Tiberti sigla il record del percorso, oltre un minuto meno della vittoria di due anni fa. A Larbi non rimane che controllare il secondo posto davanti a Massous Abderrahim. Jefferson mantiene il quarto, ed io il quinto. Gilberto Pallotta (CUS Camerino) si infortuna nel finale e cede il sesto posto a Ferdinando Benedetti dell’Avis Perugia.


Tra le donne vittoria netta per Rosalba Console (Fiamme Gialle) davanti a Simona Viola (CUS Palermo) già vincitrice di tre delle ultime edizioni, e Paola Garinei (CUS Urbino). A Simola Pili (CUS Sassari) arrivata quarta, la consolazione del terzo posto per gli atleti CUS.


Con l’intero campo del Santa Giulia a nostra disposizione non si vedono altro che sana stanchezza e sorrisi allegri. Sotto lo sguardo di chi completa la sua fatica, i bimbi si sono impossessati della fossa del salto in lungo e svestiti giocano come fossero già in spiaggia. I Giapponesi (chissà se sono bravi come i Cinesi) giocano a ping pong. I giovani – e non solo – ballano spensierati al ritmo della musica a palla.


E la festa continua. Arrivederci al prossimo anno, cara Grifonissima.

Autore: Salvatore Calderone

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