Approfondimenti HOME PAGE PILLOLE — 17 aprile 2012

Autore: Gianluca Gramendola -

Credo fermamente che il  60% del potere di un’atleta sia racchiuso nella sua mente, il restante 40% è costituito dalla preparazione atletica chè è il risultato della volontà e della condizione mentale, nella nostra disciplina, come nella vita,quindi, la “gestione della mente” costituisce il 100% delle nostre chance di riuscire a primeggiare, o per lo meno di giocarcela per le prime posizioni.

Inizia oggi una nuova avventura con dei consigli (brevissimi, non preoccupatevi…) di “gestione mentale” che vi aiuteranno (ci aiuteranno) ad ottenere quanti più benefici possibili dalla vostra corsa. Ogni articolo uscirà il lunedì, per iniziare al meglio una nuova settimana e “tirare a lucido” la nostra forza di volontà e gestione mentale. Alcuni vi sembreranno rivoluzionari, altri scontati, altri li avrete gia sentiti dal nonno o dal vostro vicino di casa, alcuni saranno estremamente semplici da applicare, altri ancora difficilissimi nella loro applicazione costante, ma tutti avranno un minimo denominatore comune: ci aiuteranno nella corsa e generalmente nella vita; la corsa è la più attendibile e speculare metafora della nostra esistenza e ogni consiglio ci aiuterà a correre e a vivere meglio. Un’ultima nota, molti di questi consigli non sono farina del mio sacco (ci mancherebbe!…) bensì sono l’applicazione (e la traduzione che vi risparmio) sulla corsa, dei principi di coaching appresi in corsi sul lavoro e sul sito di Robin Sharma (www.robinsharma.com per chi mastica l’inglese), che sperimento su me stesso da anni e desidero condividere con il popolo dei runners.

1 suggerimento: Fai quello che ti è più scomodo:

Sicuramente ognuno di noi ha un “angolo da smussare”, un esercizio da migliorare, qualcosa che è più faticosa di altre. Molti non amano fare stretching, altri rifiutano le ripetute, altri ancora (come il sottoscritto) non amano il medio,altri ancora non amano alzarsi presto per andare a correre…questo è il vostro punto debole! Questo è l’angolo da smussare.

Le sofferenze che vi trasmette il vostro organismo non sono altro che il segnale che è proprio lì che dovrete lavorare.  Se odiate le ripetute, impostatele nella prossima programmazione settimanale (ed imponetevi di eseguirle!). Se amate rosolarvi tra le lenzuola impostate la sveglia alle 5,00 e alzatevi per andare a correre. Se vi piace abbuffarvi (per poi dover correre più km per compensare il maggior introito calorico) imparate ad alzarvi da tavola quando vi rimane ancora un po di appetito (ehi!…andare a mangiare sul divano non vale!).

Perche farlo? Perché mettervi alla prova giorno per giorno? Perché sfidare la vostra naturale attitudine alle debolezze? Perché questo eserciterà il vostro muscolo più importante e decisivo in gara: la FORZA DI VOLONTA’, la Volontà è quel muscolo che se esercitato adeguatamente vi aiuterà a non mollare quando mancano 3 km al traguardo e state per fare il personale, quando fa freddo e dovete mettervi le scarpette e uscire a fare le ripetute, quando dovete fare la penultima ripetuta (è sempre più dura dell’ultima ehehheheh!) e non ce la fate più.

Ecco il vostro TATUAGGIO MENTALE per questa settimana:

“LA VOLONTA’ E’ UN MUSCOLO CHE SI ESERCITA COME GLI ALTRI”

“ESERCITA LA VOLONTA’: FAI QUELLO CHE TI E’ PIU’ SCOMODO”

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Nicola Peluso

(5) Readers Comments

  1. Non sono assolutamente d’accordo sul fatto di indicare come suggerimento di massima quello di fare ciò che è più scomodo. Questo alla lunga porterebbe all’abbandono dell’attività. Ciò che motiva a fare la giusta fatica è il gusto di vedere i miglioramenti. Per potersi migliorare è necessario lavorare con costanza e metodo e soprattutto sentire e vivere belle sensazioni.

  2. Ciao Genny, verissimo, le belle sensazioni vengono dai passi che seguono il respiro, dal crono che “accorcia”, dalle gambe leggere che seguono i cuore e il cervello. Per avere queste sensazioni è indispensabile allenarsi con costanza, e cio’ richiede l’innalzamento della nostra “assicella” della forza di volontà. Il metodo che suggerisco è quello di abituarsi a fare cio’ che ci è sgradito, sempre nei limiti della nostra salute e benessere. Ad esempio darmi una martellata su un dito è una sensazione sgradevole che non mi porta a nulla, tenere un ritmo sgradito su una ripetuta, e registrare mentalmente la sensazione mi aiuta ad abituarmi allo stress e quando sarò in gara patirò di meno la fatica. Stessa cosa per le piccole rinunce a tavola. Se poi per sensazioni belle intendi non rinunciare a nulla o non affaticarsi non condivido lo spirito di interpretazione, e credo che alla lunga porti alla disaffezione per la nostra meravigliosa passione. Ciao! Gianluca

  3. Per chi pratica, come il sottoscritto, la corsa di lunga lena, questi aspetti valgono ben più di una considerazione. Fermo restando che quantificare un tanto al chilo 8o nel caso specifico “al chilometro”) non è mai la migliore prospettiva dalla quale inquadrare serimente un percorso di allenamento, resta vero però il concetto di “adattamento”. Il nostro fisico come la nostra mente, subisce graduali processi (così come è avvenuto nell’arco dei millenni per lo sviluppo del genere umano)di adattamento a quelle condizioni estreme alle quali viene costretto. Di per sè si potrebbe identificare anche in questi termini un trend di allenamento, tenuto conto poi che lo si deve, gioco forza, implementare con un corretto piano alimentare che supporti la tipologia di sforzo al quale viene sottoposto l’atleta, è altrettanto verosimile supporre però lo studio di concetti come quello che espone Gianluca Gramendola. Nel corso degli anni mi sono confrontato spesso con colleghi e atleti di valore internazionale su queste tematiche. Il risultato è stato quello di appurare quanto sia significativo il lavoro mentale nella gestione della fatica. Senza scendere nello specifico tecnico, riporto solamente una frase di Yannis kouros (l’icona mondiale dell’ultramaratona): “Per resistere è necessario sperimentare privazione e disagio. Farlo non significa mortificare la propria esistenza, ma imparare ad essere migliori là dove ci siamo convinti di non poterlo essere. Constanza e abnegazione mi hanno portato all’eccellenza nel mio sport”.

  4. Ciao Andrea: Grazie per il contributo, la frase di Yannis Kouros sintetizza a pieno quello che volevo esprimere nell’articolo.

  5. credo che le considerazioni fatte da chi mi ha preceduto sono tutte opportune e ognuno di noi può ritrovarsi in una piuttosto che in un’altra o addirittura in tutte.
    Io offro un’altro contributo che potrebbe essere utile: ” LA MOTIVAZIONE”! Recuperare la motivazione per cui corro. Può essere per diletto o per competizione non ha importanza basta che non la perdiamo di vista e la teniamo presente nei momenti in cui stiamo per mollare o per fare il miglior tempo personale sulla distanza prefissataci o per ubbidire al dottore che invita a cominciare o a intensificare l’attività sportiva della corsa.oppure il dietologo che ci consiglia di correre per dimagrire ( certo sarebbe meglio che consiglierebbero di dimagrire per correre ma questa è un’altra storia che andrebbe approfondita)Ognuno di noi nel suo intimo sa qual’è questa motivazione. Far memoria della motivazione per cui corriamo sarà la condizione mentale per superare qualsiasi ostacolo e raggiungere i risultati che abbiamo fissato.

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