Cronaca slide — 07 febbraio 2017

napoli half 2017Ci eravamo lasciati ad Ottobre con la presentazione della scarpetta ufficiale – la Supernova Adidas Napoli Running – dedicata appositamente ad uno degli eventi annuali più attesi nel contesto campano; quell’evento che faceva parte, già di suo, del novero di mezze maratone capaci di attrarre un numero considerevole di atleti al via, ma che da quest’anno ha saputo fare molto di più, assumendosi responsabilità che vanno ben oltre il contesto italiano e alle quali, almeno fino a Domenica scorsa, non eravamo ancora preparati: tutto questo è la IV edizione della Napoli City Half Marathon.

Ebbene, la supervisione e l’esperienza di Carlo Capalbo – presidente delle corse su strada IAAF – con la passione e la cura organizzativa di Benny Scarpellino ci hanno regalato una delle esperienze più straordinarie che Napoli potesse vivere, permettendoci di avere un assaggio di quello che questa città potrebbe avere annualmente, sfruttando anche solo le risorse paesaggistiche di cui gode.

Un evento a tutti gli effetti mondiale, con ben 4200 partecipanti, 35 nazioni al via e nomi di spessore tra i top runners da rendere adrenalinica la gara già solo sulla carta; un evento di cui Napoli aveva davvero bisogno, per cominciare a guardare oltre, per sfruttare a pieno le sue potenzialità, per distaccarsi da quella mentalità un po scettica a cui siamo spesso abituati. E direi che c’è riuscita, regalandoci tre giorni assolutamente indimenticabili e che, personalmente, ho avuto il piacere di vivere all’interno della macchina organizzativa. Torno a sottolineare la parola “piacere” proprio perché, per quanto siano tanti i bei ricordi di atleta legati a questa manifestazione, non c’è stato un istante in cui, da spettatrice e collaboratrice, non abbia comunque avuto il piacere di esserci. Perché il bello delle grandi manifestazioni è che sono in grado di coinvolgere chiunque, dall’atleta all’accompagnatore, dal passante al semplice collaboratore di turno, proiettandolo in una realtà che non sembra nemmeno più quella di una città che vivi tutti i giorni.

Sono queste le emozioni che si provano quando ti lasci coinvolgere ed avvolgere dall’evento, ed è quello che piacevolmente ho visto fare alla gran parte dei partecipanti che erano li presenti, nel padiglione della Mostra d’Oltremare, dalla mattina del Sabato, non solo per ritirare il proprio pettorale, ma anche e soprattutto per farsi trasportare dalle diverse attrattive previste nei vari orari della giornata. Perché un grande evento è questo: è un padre che ti prende per mano e ti accompagna al parco giochi preferito, ma mentre vi incamminate…ti racconta delle storie, ti abbraccia, ti coccola, ti fa sentire felice.

E la felicità è la vera regina della manifestazione, poichè a mio giudizio la gara resta un momento competitivo insostituibile, appagante per l’atleta e gli stessi organizzatori che hanno avuto la gioia di vedersi abbattere due record con prestazioni impressionanti, sia in campo maschile sia femminile.  Ma ciò che resta veramente è il sorriso… il sorriso compiaciuto che a fine giornata, mentre sei stanco e pensi a quanto vissuto, mentre sei seduto a peso morto senza più riuscire a sentire i muscoli o le stesse corde vocali, mentre pensi ai sacrifici o alle ore di sonno perse, o anche mentre si guarda fuori dall’oblò in attesa che l’aereo ci riporti a casa…quel sorriso è ciò che ci farà dire che, nonostante tutto, ne è valsa la pena.

Un ringraziamento speciale, quindi, va a Carlo Capalbo e Benny Scalpellino e a tutta quella troupe che da dietro le quinte ci ha regalato una manifestazione impeccabile, perfettamente assistita dal primo all’ultimo chilometro: e qui, nello specifico,  cito Enzo e Viviana (dediti all’allestimento), Gennaro Varrella (co-speaker e assistenza telefonica per i passaggi in gara), Fortunato Varriale (leva operativa da anni per la manifestazione) e tanti altri splendidi addetti alla corretta esecuzione del programma-gara.

Ed un ringraziamento ancora più forte a Marco Cascone, speaker ufficiale dell’evento (insieme ad Herbert Thomas), il quale ha permesso, coinvolgendomi all’interno di questa macchina perfettamente oleata, che quel sorriso di fine giornata potesse essere anche mio.

Sicuramente ancora più emozionante, alla prossima edizione!

Martina AmodioMartina Amodio

 

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