Cronaca — 11 maggio 2010

L’Istria a tappe era un appuntamento che avevo inserito nel programma della stagione in corso. La caratteristica del percorso, 42 km in tre giorni con molto sterrato e salite, si addiceva moltissimo alle mie caratteristiche di maratoneta. Il 5° posto nella classifica generale con circa 4-5 minuti di penalizzazione per aver sbagliato ripetutamente il percorso nella prima e seconda tappa, è comunque soddisfacente. Dopo la prima tappa di assaggio che avevo gestito e presa con cautela  con tutta l’esperienza accumulata negli anni, avevo programmato di fare gara e dare massima spinta nella seconda di 21 km che si svolgeva quasi tutta su sterrato, con sentieri che a volte si inerpicavano con pendenze proibitive, e che richiedeva grande resistenza. Ma dal dire al fare, si dice, c’è di mezzo il mare, c’erano invece le mie gambe che giravano a meraviglia tanto che intorno all’11° dopo aver corso sempre in quinta  posizione tallonando a 50 metri il 3° ed il 4°, rimontavo ed al rifornimento Ramin sentendo un ciao, quello di Pagavino,  rivolto a me che mi ero appena unito alla compagnia, non capiva chi l’avesse pronunciato visto che nel tempo di un minuto, intorno al 12°, ero io a ‘fare’ ciao  prima ad uno e, nel giro di un km,  all’altro  proprio quando il secondo compariva all’orizzonte a circa 300 metri e tendeva sempre più ad essere risucchiato. Stavo compiendo quell’azione che tutti sognano di fare nelle gare, quella vera, quella che fa male, quella che ti da la forza di portarla vittoriosa fino in fondo, ma qualcosa non è andata come avrei voluto. Usciti dallo sterrato, quando mancavano circa 6 km, a 250 metri dietro una curva, mi ritrovai in prossimità di un incrocio a T con uno sterrato sulla mia destra con segnaletica alquanto ambigua che imboccai con molta indecisione ritrovandomi dopo più di 400 metri di fronte ad un pollaio. Non vi posso riportare il mio disappunto e quello che in quel momento mi passava per la mente, di fatto dovetti fare dietrofront con la concentrazione che andava in frantumi. A metà del fuori strada rincontrai Ramin che, suo malgrado, aveva avuto modo di vedermi piegare a destra sullo sterrato e mi aveva seguito. Dovevamo girare, quella strada era chiusa e lui incredulo, annaspando cercava un’alternativa di percorso in mezzo alle frasche. Quando capì che dovevamo riprendere la strada asfaltata raggelò, quella era troppo lontana per essere vera. Ritornati all’incrocio dell’equivoco a circa 200 metri davanti a noi, riappariva il 3°. Era la mia giornata, indomito recuperai la concentrazione e staccai nuovamente Ramin, ripresi per la seconda volta Pagavino che quando mi vide non capiva cosa stesse succedendo e mentre mi chiedeva di Ramin,  me ne andai per la seconda volta. Nonostante un ennesimo errore nel finale che mi costò altri 30-40 secondi, riuscii a tagliare il traguardo 3° assoluto con una manciata di secondi su Pagavino, a 4 minuti dal 2° che a 6 km dal traguardo era alla mia portata. Avrei potuto dare il colpo decisivo ai miei due diretti avversari per il 3° posto nella classifica generale ma è come se lo avessi fatto perché l’azione da me prodotta fu un gioiello di perentorietà e cristallinità. Quel che conta, errori a parte, è trovarsi al posto giusto nel momento giusto e quella era stata un’azione magistrale eseguita con forza e freddezza da vendere. La terza tappa di 7 km  iperattiva non era a me congeniale e come avevo previsto mi vide mettere sul banco più di un minuto, confermando la 5° posizione nella classifica generale. Tirando le somme di questa divertentissima avventura, grandissima è stata l’organizzazione curata in tutti i particolari, bellissimi i percorsi delle tappe e l’assortimento della  loro sequenza, d’altra parte la perfezione non si raggiunge mai  e se qualche errore vi è stato sono pronto a prendermi la parte di colpa che mi spetta e quel pizzico di fiuto che mi è mancato per realizzare senza errori una grandissima azione da manuale. Pertanto voglio complimentarmi con tutti gli organizzatori di Terramia grandiosi per ogni loro scelta, con i miei diretti avversari Pagavino e Ramin per la grande battaglia ed il grande spettacolo che sono costantemente riusciti a tenere alto e con tutti gli altri partecipanti sempre all’altezza delle aspettative. Dove apparivano i limiti agonistici iniziavano le doti umane. Complimenti agli albergatori per l’ottima accoglienza offerta che è riuscita a soddisfare le esigenze di tutti. Momenti come questi che riescono a coniugare alla grande sport e turismo sono il massimo che ogni atleta possa aspettarsi da una gara. Alla mia seconda uscita stagionale centrata, voglio fare i saluti  a tutta la  Libertas Atl. Lamezia, al Presidente G. Sesto  con l’augurio di continuare a raccogliere altri successi nell’arco della stagione in corso che si avvia alla fase calda in tutti i sensi.  


Castrovillari


Antonio Vigna    Libertas Atl. Lamezia

Autore: Antonio Vigna

Share

About Author

Peluso

  • GREGORIOSESTO PRES. LIBERTAS ATL. LAMEZIA

    Complimenti all’amico e all’ atleta dott. Antonio Vigna , da questo anno tesserato con la societa’ lametina.
    I risultati ottenuti fanno si’ che la Libertas lamezia venga conosciuta anche a livello internazionale.
    Adesso massima concentrazione per preparare al meglio il camp. itaiano mt 10000 di Telese Terme
    La nostra formazione sara’ sicuramente una sorpresa. gregorio sesto

  • mario

    complimenti…..

Questo Sito utilizza cookie di profilazione, propri e di altri siti. Se vuoi saperne di più clicca sul link con l'informativa estesa. Se chiudi questo banner, acconsenti all'uso dei cookie INFORMATIVA COOKIE

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close

>