HOME PAGE Personaggi — 27 aprile 2012

Cento chilometri di felicità per Giorgio Calcaterra che a Seregno ha conquistato di nuovo il Campionato del Mondo ed il Campionato Europeo della 100 chilometri. Il tempo 6h23:20, costituisce il primato personale per il “tassista volante” sulla lunghissima distanza, una prestazione ottenuta alla non più verdissima età di quarant’anni. Giorgio non la
smette proprio di andare oltre i suoi limiti. “E’ stata una gara velocissima-ci racconta- almeno fino al 60° chilometro,
poi sono rimasto solo in testa ed il ritmo è leggermente calato. Nel finale ho temuto il ritorno dello Jonas Buud che mi inseguiva ma ho resistito pur andando meno forte rispetto all’inizio.”

Un risultato che ti aspettavi?

“Non propriamente. Il podio era nei miei obiettivi ma certo non pensavo di abbassare il mio limite personale. Al Passatore, gara per la quale conto di essere al massimo, manca ancora un mesetto. Alla fine il ritmo
sostenuto mi ha aiutato.”

Domanda scontata, ma a quarant’anni qual è il tuo segreto?

“Non ci sono segreti, certo è che dopo 16 prove sui 100 chilometri, ho imparato a gestirmi meglio, a stare attento all’alimentazione. Niente di particolare intendiamoci ma ho capito che in passato mangiavo troppo e di questo alla lunga ne risentivo. Stavolta in gara non ho voluto ingerire nulla di solido e mi sono trovato meglio.”

Ritieni che la 100 sia proprio la tua gara?

“Non so dire se il tempo ottenuto a Seregno valga di meno o di più del 2h13’15″ che ho sulla maratona, certo sulla lunga distanza ho ottenuto grandi risultati conquistando titoli importanti, mi sono tolto grandi soddisfazioni.”

Perché nella 100 vincono ancora gli atleti europei, gli africani la snobbano?

“Credo che ci sia una serie di concause. Certo su queste distanze i premi in denaro non sono altissimi e si sa che etiopi e keniani vanno spesso a correre per guadagnare soldi. Credo però che ci siano anche dei fattori tecnici. In queste prove bisogna andar forte ma anche avere resistenza e poi bisogna anche gestirsi, la tattica ha la sua importanza.”
Pensi che la lunga distanza possa avere uno sviluppo nel numero di praticanti nel prossimo futuro?
“Ne sono convinto. Prima la maratona era per chi la affrontava la “sfida” contro i propri limiti, ora è alla portata di tutti, con la giusta preparazione la fanno anche i neofiti. Adesso per andare “oltre”  ci sono le massime distanze. I praticanti aumentano ogni anno, mi auguro soltanto che anche i giovani si avvicinino a questa disciplina, al podismo in genere. Credo che in futuro questo possa avvenire.”

Ufficio Stampa Comitato Regionale Fidal Lazio

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Nicola Peluso

(1) Reader Comment

  1. per la verità gli africani non snobbano affatto le gare di ultra-maratona, mentre è esatto dire che disertano quelle europee, compresi i vari campionati, a causa degli scarsissimi premi in denaro.
    Prova ne sia che nelle ricche gare sud-africane (Comrades, Two Oceans, Loskop ecc.) gli africani ci sono eccome, e dominano in campo maschile, mentre hanno qualche difficoltà in èiù in campo femminile a causa della presenza di due russe fenomenali come le gemelle Nurgaljeva.

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