Cronaca — 18 febbraio 2010

Qualcuno ha detto che “Della corsa bisogna ammalarsi, quando ti incastra é come innamorarsi di una donna brutta”. Per chi non ne ha mai corsa una può sembrare un’esagerazione, un paragone che non regge. A chi invece sa di cosa parlo dopo un istante per metabolizzare il pensiero sarà di sicuro sfuggita una smorfia o un mezzo sorriso. Uno di quelli ironici, di quelli che si fanno per ammettere delle verità. Come per una passione, un sentimento, come quando ci si innamora non sentiamo chi ci consiglia di lasciar perdere, di non per forza perseguire l’impossibile. Si fanno sacrifici per lei, si affrontano difficoltà, andiamo contro noi stessi, contro tutto e tutti. Prendiamo schiaffi ma ci rialziamo, veniamo traditi ma ci crediamo, torniamo sconfitti ma ci riproviamo. Come con una donna che ci fa perdere la testa, come con un amore travagliato. Cerchiamo l’altra metà, quella fatta per noi: la “media naranja” come dicono qui in Spagna. Come Valentino da Terni ci troviamo ogni volta a predicare il nostro credo, la nostra fede, la nostra passione, cercando ogni volta di portare con noi gli amici più cari quasi per convertirli al nostro credo. La fatica ed il sudore come un segno d’appartenenza. A dire che poteva essere un giorno speciale bastava il calendario, a renderlo tale dobbiamo essere Noi con il nostro sudore, la nostra fatica ed il nostro amore. Partenza e arrivo dallo Stadio Olimpico, come fosse un Mondiale. La maglia gialla, quella di un anno fa a Valencia, le scarpe rosse, quelle nuove regalatemi da Mario per Natale.Temperatura gelida e vento contrario, primi Km a ritmo regolare senza forzare ma con l’obbiettivo di trovare il mio gruppo, quello da aiutare ed essere aiutato. Lo trovo dopo 10km e non lo mollo più. Ci teniamo stretti e compatti, ci proteggiamo dal vento e dalla fatica. Siamo come crociati in cerca del Sacro Graal. Come Don Chisciotte corteggiamo questa città con timore, reverenza e rispetto, sapendo che potrà tradirci quando meno l’aspettiamo. Come con un amore lottiamo contro i mulini a vento in cerca della nostra Dulcinea. Mille pensieri passano per la testa, rivivo le emozioni delle lucenti vetrate e le volte gotiche della Cattedrale, gli stucchi moreschi dell’Alcazar. Assaporo il “sabroso” gusto delle tapas e la freschezza di una birra. Cado come in un trance ipnotico scandito dal rumore dei passi, dal ritmo regolare del mio plotone, del mio esercito. Chiudo gli occhi ma le gambe vanno. Da sole, come un aereo col pilota automatico. Rischio più volte di fare strike inciampando nelle gambe di chi mi è intorno e vengo guardato male… Rettilineo infinito e la Giralda all’orizzonte, ripercorro con il pensiero le rampe sferzate dal vento gelido del giorno prima. Recuperiamo sui primi che mollano, regolari come sempre, passiamo la mezza e vengo “svegliato” dal beep dei chip sul tappeto dei cronometristi. Continuo a nutrirmi con il gel, come faccio regolarmente da dopo la prima ora di gara. Un tratto di pavè mi riporta alle viuzze strette del barrìo de Santa Cruz, il più suggestivo, il più vero, il più andaluso. Rivedo i muri bianchi, i cornicioni giallo ocra, i terrazzini ed i fiori alle finestre, ne annuso gli odori e ne gusto i sapori. Sento gli “!Animo!” ma non ascolto, avverto le mani ma non tocco, vedo la gente ma non guardo. Ripeto il mio mantra, seguo il mio credo. Faccio fatica sulle pendenze della Triana ma taglio curve, prendo traiettorie, guido il plotone e vedo spuntare la vetta del ponte Alamillo.

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Peluso

  • francisco fernandez, asa detur, napoli

    ciao Federico,
    un’altra storia d’amore, stavo a Barcellona, purtroppo senza correre, e la mezza maratona di San Valentino l’hanno vinta una coppia di sposi “just married” Eric Kibet (1’03’10) e Joyce Chepkirui (1’12’33) con un tempo avverso anche lì, vento e freddo. Ti auguro di poter ritornare in Andalusia l’anno prossimo, avevo scritto l’anno scorso che Siviglia era perfetta per la maratona. Non piove mai, non fa freddo ne caldo a quell’ora e epoca dell’anno. Insomma, tutto il contrario di ora! In bocca al lupo per le prossime gare (vai piano!-) così ti batto…

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