Maratone e altro slide — 01 giugno 2018

correreRaccontarmi è uno sport che amo poco, scrivere per una testata giornalistica è più arduo che affrontare la Colla, ma certe imprese hanno il diritto di essere divulgate, se non altro per cercare di invogliare i giovani ad approcciarsi ad uno sport dove non contano solo i muscoli, ma altri fattori che cercherò umilmente di raccontarvi in queste poche righe.

Ho sempre amato le lunghe distanze, il mio primo pettorale ufficiale lo indossai alla maratona di Roma nel lontano 2008.

Ho improntato i miei allenamenti sempre verso traguardi che devono essere tagliati dopo molte ore di gara. Eventi podistici da preparare anche con un anno di anticipo, manifestazioni che richiedono allenamenti costanti, giornalieri, a volte anche bigiornalieri, da incastrare alla perfezione con la mia attività di barista.

Ho sempre amato le sfide che agli occhi dei più possano sembrare impossibili e la Nove Colli Running è una di queste.

Dedizione assoluta ad allenamenti che richiedono costantemente di toccare con mano la sofferenza insita in una gara simile, abituare la mente a correre in orari inconsueti come le prime luci dell’alba o nel buio più totale, allacciarsi le scarpette per sfidare il sole cocente di mezzo dì o il freddo pungente delle notti cilentane, quando a farti compagnia c’è solo il tuo battito del cuore.

A Cesenatico, poco più di duecento al via, Antonello (Volpe) e Vincenzo (Santillo) amici e compagni di ventura di questo fantastico viaggio lungo 202 km.

Ho affrontato la sfida con un piglio deciso, un atteggiamento quasi sfrontato, forte dell’ottima condizione mentale che gli allenamenti degli ultimi mesi mi avevano incultato. Macino chilometri su chilometri con scioltezza e disinvoltura, ma in cuor mio ero consapevole che le difficoltà erano dietro l’angolo.

I miei muscoli, che negli anni mi avevano creato numerosi problemi, sembrano non soffrire il clima caldo delle prime ore di gara ed in cuor mio aspetto con fiducia le ore notturne, quelle più affascinanti e congeniali alla mia preparazione.

Nell’oscurità a farmi compagnia e a darmi forza ci sono stati mia moglie Mariangela, pietra angolare di ogni mia avventura sportiva, i nostri figli Giuseppe e Francesca, amore e gioia del mio cuore.

Delle ore notturne ho ricordi poco nitidi poiché, come già mi è capitato in altre gare, riesco ad entrare in una dimensione quasi onirica che attutisce fatica e sofferenza, inevitabili dopo diciotto ore di gara.

Ma dopo centosessanta chilometri una frustata in pieno stomaco mi riporta nel mondo del reale. Dolori addominali, sensazioni di capogiro, svuotamento energetico mi rallentano e mi costringono quasi al ritiro.

Con caparbietà e tenacia mi aggrappo ad ogni pensiero positivo che possa spingermi in avanti, mi concentro sui miei affetti, cerco di scindere il mio corpo dolente dalla mia mente desiderosa di avvicinarsi alla meta finale.

Una sensazione di liberazione, leggerezza e purificazione pervade tutto me stesso quando, dopo venticinque ore e ventinove minuti, il mio Viaggio di ultramaratoneta si conclude.

Il Sogno è diventato Realtà.

Franco Magliano

Cilento Run

 Il sogno.
correreCorrere per ore , correre per più di un giorno,  correre mentre cala il sole, correre mentre si alza il sole,  sentire caldo, sentire freddo,  correre veloci, correre affannati, camminare, mangiare,  bere, anche la birra, pensare positivo, pensare a tutte le persone che sono state in pensiero per te,  pensare a quella persona che ti ha detto,  vai io sto con te e sono sicuro che ce la farai, queste sono le sensazioni,  le belle sensazioni che ti danno forza. Non ho mai pensato di mollare,  mai un pensiero negativo,  avevo solo voglia di affrontare questo lungo viaggio,  da solo, con le mie forze senza nessun assistenza,   avevo voglia di emozionarmi,  piangere e ridere da solo. Partiti alle 12 di sabato abbiamo percorso i primi 20 km in un clima di festa,  le macchine ferme nel traffico ad aspettare il nostro passaggio, tutti ad applaudire e a fare foto. Alzo la testa per cercare di vedere qualche montagna ma non si vede ancora niente.
La macchina ci guida fino al km 21 dove c’è un ricco ristoro,  io mangio pasta e prendo un po’ di pane e alle 14 si parte con un altro start, mentre sto finendo di masticare mi incammino  e alzando la testa mi trovo una salita da paura, si comincia, le salite tanto nominate ci sono, cammino un po’ e poi corro,  si sale e si sale, poi discese ripide, in ogni ristoro c’era birra. Primo, secondo e terzo collo superati, quarto colle,  il barbotto, ultimo km con pendenza del 18% , comunque decido di correrlo, e così faccio, non lo so perché è stato troppo emozionante il barbotto,  poi all’arrivo in cima era una festa ed io mangio e mi preparo per la notte,  zaino maglietta e luce, via si scende il barbotto , bellissime sensazioni , scenari bellissimi e corro verso l’ultimo limite, 100 km,  superato quel muro mi sembrava di volare, avevo superato il massimo mai fatto. Si continua a correre e camminare  attorno è tutto buio, non si sapeva dove si appoggiava il piede , e che direzione prendevo specialmente in discesa . Tra cinguettii di uccelli,  passi di qualche animale e lucciole con una piccola lucetta in mano continuo il viaggio,  alcuni ciclisti gareggiavano di notte e quando li sentivo  arrivare pensavo,  azz allora nun m sò pers, à via è bon. La notte non è lunga, la notte è lunga quando stai nel letto e non riesci a dormire tra mille pensieri,  li la notte è stata breve anche perché ogni tanto sapevo a chi telefonare e sapevo chi mi stava pensando.  Pian piano l’alba,  l’alba della domenica,  il sole comincia ad alzarsi tra i colli, mi sento benissimo,  i km sono tanti quelli fatti e i colli rimanenti ne son pochi , caffè,  tanto caffè  e crostata,  si continua, poi il sole incomincia a picchiare duro ma in quel momento ci raggiungono i ciclisti in gara,  mi fanno sentire bene, tantissime belle parole di stima che mi danno una carica tremenda. A mezzogiorno raggiungo  24 ore di corsa,  accedo a Facebook e via con una diretta,  mi sento benissimo,  rido e scherzo sempre,  penso di stare a 190 km ma non era così, ero sui 186/7 km continuo a correre ma gli ultimi 10 km sò stati durissimi, troppo sole e poca acqua, , ma pian piano sto arrivando al sogno, ultimi 5 km,  poi ultimo km, mi fermo vicino ad un palo e mi metto a piangere,  penso ce l’ho fatta, un km ed è fatta, piango sorrido da solo, brividi lungo il corpo,  ci sono,  ci sono , ci sono i 202,4 km sono stati fatti in 25 ore e 48 minuti,  uomo d’acciaio,  medaglia da 700 grammi e diploma,  scappo dal traguardo perché avevo ancora voglia di piangere e pensare ciò che avevo fatto.
Questo è il sogno,  il sogno di uno che corre solo perché gli piace.
Scusate i tanti errori , ma alla fine non sono neanche diplomato  😉

Vincenzo Santillo

 

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Peluso

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