Cronaca — 17 novembre 2010


Le donne sugli scudi, a Castellaneta. Una contraddizione nella città di Rodolfo Valentino, simbolo del fascino maschile? Tutt’altro! Le amava in un modo vero. ‘Chi sei, mio signore? Non conosco il tuo nome’, chiede la danzatrice allo sceicco che ha incontrato presso il tempio. ‘Io sono colui che ti ama’, è la risposta. ‘Non ti basta?’. (Il figlio dello sceicco-1926).
‘Il rosa dell’atletica’ è stato il leitmotiv  del 7° Trofeo Città di Castellaneta, 19^ Prova del Corripuglia del 14 novembre, organizzato dal Club Runner 87. Un omaggio strameritato alle nostre donne, che riescono a conciliare maternità, lavoro e sport. Come testimonial è stata chiamata Gabriella Dorio, a farle da spalla Luisa Zecchino ed Angela Gargano.
Due euro, la quota d’iscrizione: uno alla FIDAL, l’altro all’Associazione Facing Africa. ‘Perché lo sport è vita, non business’, ripeteva Angelo Rochira, Presidente della Società organizzatrice. ‘Niente pacco-gara!’, recitava a chiare lettere la brochure. Ma la busta-ristoro offerta all’arrivo era più rigonfia del pacco-gara di molte maratone generosamente foraggiate da multinazionali.
Alle ore 9.30, Julius Iannitti e Angelo Tamburrano portavano a termine la loro impresa cominciata alle 21.30 della sera precedente. Sotto i portici del Municipio, avevano macinato chilometri sul tapis roulant, per sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti di una malattia che flagella l’Africa, la stomatite cancerosa (NOMA).
Alle 9.40, la festa era pronta, con le donne tutte schierate nelle prime file. La giornata era bella, tipica dell’estate di San Martino. La medaglia d’oro nei 1500 m di Los Angeles  si presentava a dare il via in blu jeans e camicetta bianca che a stento trattenevano le forme prorompenti. I ricci morbidi a caschetto incorniciavano il viso aperto in un radioso sorriso. Non era per nulla cambiata. Era la stessa che, col pettorale 226 L.A. 84, ci aveva fatto fremere, in quella calda giornata d’estate californiana. Tutta Castellaneta, sindaco in testa, le si stringeva intorno, con un calore che solo i piccoli paesi sanno dare.
Quando la banda cittadina finì di suonare l’Inno di Mameli, che da queste parti è consuetudine intonare prima di ogni gara, la Dorio schiacciò il grilletto, e le ragazze partirono. Cinque minuti dopo, fu la volta degli uomini, che si lanciarono, come fanno da sempre, all’inseguimento delle donne.
Erano oltre mille i partecipanti, proprio come i Mille che erano poco più di mille. Si dispersero per le tortuose vie del centro storico di questa non molto antica ma nobile città. Videro le sue case disposte sull’orlo della gravina, oasi naturale che delimita per due terzi i suoi confini. Dopo averla percorsa in lungo e in largo per 9 km, piombarono senza fiato sull’arrivo, provati dal duro percorso collinare.
Sul palco, Gabriella entrò subito in feeling con il pubblico. Viso aperto, sorriso smagliante, solare, sincera, allegra, grintosa, spigliata, estroversa, loquace, brillante, ironica, fece infinite premiazioni, agitando elegantemente il corpo al ritmo della musica che risuonava nella piazza. Più che un’ospite d’onore, sembrava una concittadina che, dopo aver girovagato per il mondo, carica di gloria, ritornava al paesello natio per ricevere i dovuti omaggi.
Nel pomeriggio, la celebrazione del ‘Rosa dell’atletica’ entrò nel vivo. L’auditorium parrocchiale era stracolmo di donne e bambini, smaniosi di ascoltare le imprese sportive delle tre madrine, e sognare d’emularle. Entrarono in scena  prima le due damigelle d’onore, poi la regina.
Luisa Zecchino incantò tutti con il racconto delle sue cavalcate vittoriose nel Sahara, e delle emozioni provate quando indossò la maglia  della nazionale nella 100 km.
Il pubblico si mise le mani tra i capelli, quando Angela Gargano cominciò a snocciolare: 490 fra maratone ed ultramaratone, di cui 28 gare di 100 km, 20 gare  di 24 ore, 2 gare di 48 ore, Nove Colli di 202 km, Baltic Run di 325 km, Marathon des Sables di 235 km, 100 miglia dell’Himalaya, 100 maratone in un anno, 2 maratone in un giorno. Poi le donne si commossero, ed applaudirono fortemente quando Angela, candidamente, ammise: ‘Sono una di voi, corro per divertimento!’. E concluse: ‘La corsa è gioia, gioia di vivere’.
E venne il momento di Gabriella Dorio, tanto atteso. Bellissima, leggero trucco, collana ed orecchini di perla, indossava un abito nero ed uno scialle ricopriva le spalle. Nella mattinata, aveva già conquistato i 17.000 abitanti con la sua simpatia, per cui le fu facile esordire: ‘Fatemi tutte le domande che volete, anche scabrose!’. ‘Quando alzasti le braccia vittoriose, avevi i peli sotto le ascelle!’. ‘Allora si usavano! Alle gambe non li ho mai avuti; quelle dell’Est usavano il rasoio!’. ‘L’avversaria più cattiva?’. ‘Doine Melinte. Quando la superai nelle finale olimpica dei 1500 m, dissi a me stessa: questa volta non mi raggiungi!’.
Poi, divenne un fiume in piena, ed intrattenne i presenti per due ore. Si descrisse come donna, moglie, mamma ed atleta. Fece una lucida analisi degli errori tecnici commessi nella finale degli 800 m, dove giunse quarta, buttando al vento una sicura medaglia. Ci parlò dello scoraggiamento che ne seguì, e del morale tornare alle stelle, quando il marito le fece notare: ‘Hai sbagliato tutto, e sei giunta ad un passo dal podio. Cosa sarebbe successo se avessi adottato una corretta tattica di gara? Avresti strapazzato la Melinte e le altre!’.
Qualche giorno dopo, la medaglia d’oro, tanto agognata, arrivò nei 1500 m. Fu una gara difficile. Ma ancor più duro fu riuscire a trattenere le lacrime, mentre il tricolore s’innalzava nel cielo azzurro di Los Angeles.
Sullo schermo venivano riproposte  le immagini del trionfo olimpico, che lei commentava. Al momento dell’inno nazionale, si alzò in piedi e portò la mano destra sul cuore. La osservai attentamente fino alle note finali. Ancora una volta era riuscita a non piangere.
‘Che cosa è per te la corsa’. ‘E’ musica: il battito del cuor, il respiro ansimante, il soffio dell’aria attraversata,  la cadenza del passo’.
La sig.ra Dorio concluse: ‘Due erano i sogni della mia vita: vincere l’oro olimpico e creare una bella famiglia. Ci sono riuscita. Lo auguro a tutti voi’.
Fabula docet: per vincere una medaglia d’oro nella corsa,  bisogna essere eccezionali in tutto. Cervello, cuore ed etica, prima di tutto. Le gambe? Un optional!

Autore: Michele Rizzitelli

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