Cronaca — 17 giugno 2010

Eh si, quest’anno la “mattata” ho voluto farla anche io, Luisa Betti, la più giovane atleta dell’ASD GPCai Pistoia e del Passatore. Sara’ che,da quando faccio parte di questa grande squadra,ho sempre sentito da Raffa i magnifici racconti sul Passatore e quindi mi e’ venuta voglia di cimentarmi in questa pazza impresa di 100 km, devo ammettere davvero un po’ eccessivi per una ragazza di quasi 23 anni che corre da soli sette mesi, fatto sta che, presa la grande decisione, non potevo che rivolgermi al più grande esperto nel settore delle ultra, ossia Raffaele Carli, un nome una garanzia,che da subito si e’ mostrato entusiasta all’idea e pronto ad accompagnarmi in questa avventura. Ciò per cui lo ringrazio di più, oltre a tutto il resto, e’ la fiducia che da subito ha riposto in me. Le sue frasi non sono state: “Ma sei matta?… 100 km per te sono troppi… non hai la preparazione adeguata… sei troppo giovane… ti distruggerai” Bensì: ‘Io ho fiducia in te, so che puoi farcela, sei forte, basta che tu usi il cervello e non faccia pazzie, perché il Passatore non si improvvisa. Se mi seguirai vedrai che lo finirai bene”.  E così e’ stato!! Certo, non sono mancati dubbi e paure, specialmente perché ero cosciente di non essere in perfette condizioni fisiche. Infatti, il quarto posto alla maratonina del Ghibellino mi aveva lasciato in dono una dolorosa tendinite che stavo ancora curando e che mi aveva costretta a fermarmi per quasi un mese, quindi la paura più grande era proprio che durante il percorso essa si riacutizzasse, costringendomi a mollare e a passare un ulteriore mese ferma,o anche di più. E’ stato quindi un vero e proprio “salto nel buio”, nulla era certo, tutto poteva accadere. La mia partecipazione poteva rivelarsi un trionfo, o una rovina. Ma ormai ero in ballo e non potevo e volevo più tornare indietro. “O la va o la spacca” mi son detta, quindi ho deciso di correre il rischio e con l’aiuto di Raffaele ho iniziato i preparativi per quella che si e’ poi rivelata una delle più belle ed emozionanti esperienze della mia vita da podista. Questo e’ il mio racconto, spero che vi piaccia e vi faccia rivivere quello che ho vissuto io e magari faccia venir voglia anche a voi di tentare questa magnifica impresa!    


I pochi giorni che mi separano dalla partenza per il Passatore 2010 volano, tra consigli, preghiere, paure e raccomandazioni, fino al fatidico 29 maggio. A mezzogiorno in punto di quella calda e afosa giornata di sole mi incontro con Raffa alla stazione di S. Maria Novella, armata di due borse e del mio fido zainetto rosso stracolmo dei miei effetti personali, che credevo mi avrebbe seguito per tutti i 100 km, ma che invece avrei abbandonato molto presto…  Dopo l ultimo vero pranzo al self-service della Stazione, ci avviamo con passo allegro e baldanzoso verso via Calzaiuoli dove, alle tre esatte, sarebbe iniziata la nostra avventura. Mentre ci avviciniamo alla meta e incontriamo altri gruppi di avventurosi come noi, sento l’emozione crescere, fino a che, non so come, ci ritroviamo in prima fila davanti allo striscione della partenza, fianco a fianco nientemeno che con Giorgio Calcaterra, vincitore delle 4 passate edizioni, che Raffa mi presenta e con il quale mi faccio scattare anche una foto. Dopotutto non capita tutti i giorni di conoscere un famoso ultramaratoneta! Intorno a noi una folla impressionante: pare che l’intera popolazione, Fiorentina e non, si sia data appuntamento qui, per salutare i valorosi che si apprestano a tentare questa ardua impresa. E davvero, mentre sono li’ ferma ad aspettare, mi sento come fossi un soldato che si accinge a partire per un’importante missione. I flash dei fotografi mi abbagliano, nelle orecchie mi rimbomba la voce dello speaker che di li’ a poco darà il via alla gara. Raffa mi stringe la mano:”Sei emozionata,Lù? Bhe, è normale, cerca di stare tranquilla, vedrai che quando inizieremo a correre la tensione svanirà e correremo rilassati”. Speriamo! Non ne posso più di star lì pigiata in mezzo alla calca e al caldo, non vedo l’ora di iniziare a correre. La voce di Raffa mi riporta alla realtà:”Lù, ma lo zainetto non l’hai ancora lasciato? Non penserai di fare 100 km con quella zavorra sulla schiena? Lascialo giù, dallo al tuo amico Alberto…” ma all’improvviso… BANG!!Lo sparo della partenza non lascia più il tempo di pensare. La folla di podisti inizia a spingersi in avanti, e anche noi veniamo sospinti come da un uragano. Ho appena il tempo di vedere Calcaterra che schizza velocissimo davanti a tutti verso la sua certa vittoria, prima che la folla lo nasconda alla vista, poi sento che anche le mie gambe iniziano a muoversi,ad acquistare velocità, mentre il mio corpo viene pervaso da una ondata di energia positiva. Quindi finalmente partiamo, con la folla che ci acclama. Che spettacolo! sembriamo la carica dei mille! Ora so cosa devono aver provato… e io e Raffa siamo due di loro, io in viaggio verso l’ignoto. Cosa riserverà la sorte ai nostri due eroi? E’ ancora presto per dirlo. Per il momento mi godo le sensazioni benefiche e cerco di rilassarmi,facendo andare le gambe in scioltezza. Sto quasi bene, quando inizio ad avvertire un peso molesto sulla schiena, OH,NO! LO ZAINETTO!! Cominciamo bene…


Ci lasciamo alle spalle le viuzze del centro di Firenze e iniziamo il primo tratto che ci porterà al primo traguardo intermedio di Borgo S.Lorenzo, passando per il Passo  le Croci, che Raffa chiama “il riscaldamento”. E ora capisco anche il perché!  22 km di salita, alle tre del pomeriggio del 29 maggio, con un sole che pare arroventato… non male come riscaldamento! Va be’, cerchiamo di guardare il lato positivo…perlomeno mi abbronzerò meglio che al mare! Mi rimbocco le maniche (si fa per dire),stringo i denti e con i miei occhiali da sole firmati tempestati di strass(podista si’, ma sempre chic), mi accingo ad affrontare la salita. Ma già dopo pochi km capisco la stupidaggine che ho fatto: il mio fido zainetto è di colpo diventato pesantissimo e grava come un macigno sulla mia schiena, le cinghie che mi segano le spalle. Dopo un altro paio di km faccio una gran fatica, le gambe sembrano diventate di cemento. Raffa dietro di me mi infama: “Zuccona! Te lo avevo detto di lasciarlo!!” “lo so, lo so, hai ragione!”piagnucolo, ormai entrata nella disperazione più totale. Di questo passo non arriverò neanche alle Croci…dovrò ritirarmi al decimo km e addio Passatore! Ma ecco che il mio eroe dimostra subito tutta la sua cavalleria dicendo:”Ho ragione un accidente! Dai qua, te lo porto io fino al Passo, ma là o trovi da darlo a qualcuno o lo butto nel cestino!!”. Mi toglie lo zaino dalle spalle ed e’ come se mi avesse tolto un blocco di cemento. Che sollievo!!La vista si rischiara, gambe e braccia sono di nuovo leggere, e riprendo subito il mio passo scattante. “Oh, raffa, grazie di cuore, sei davvero il mio eroe!!” Gli dico schioccandogli un bel bacio sulla guancia. “Grazie… non è di complimenti che avrei bisogno in questo momento… E vedi di dare retta altrimenti arrivi a Faenza da sola!” ansima il poveretto, che inizia a sentire anch’egli il peso dello zaino. Sia io che lui avremo perso cinque chili solo in questa salita!Per fortuna arriva in nostro soccorso un angelo salvatore, il caro Leandro che, sulla sua bicicletta, e’ venuto a sostenerci in questo primo tratto, caricandosi volentieri il pesante fardello. “Ma non lo sballottare troppo, che e’ pieno di oggetti preziosi!” mi raccomando. A questo punto sono costretta a fare il mio primo allungo in salita, per sfuggire a Raffa che mi insegue con intenzioni certamente poco carine…ma ormai il peggio e’ passato, siamo di nuovo agili e scattanti, e la salita non fa più paura. Mi rilasso godendomi il clima di allegria generale e i complimenti dei podisti sul mio lato B, che fanno sempre piacere,salutiamo Leandro e proseguiamo a passo regolare fino alle Croci.


Arrivati alle Croci ci fermiamo al ristoro, dato che ho promesso a Raffa che mi sarei sempre fermata a bere, e proseguiamo in discesa, una vera goduria per le gambe già affaticate dalla salita. Non sono andata a tutta velocità, un po’ per via della tendinite e un po’ per risparmiare le energie per il seguito. Raffa infatti mi ha detto che tutti quelli che tirano troppo la discesa quasi sempre pagano lo scotto sul finale, e non voglio certo rischiare di fermarmi al 90°km. Quindi, con il nostro passo regolare, continuiamo a scendere godendoci il bel paesaggio,fino al traguardo intermedio di borgo San Lorenzo, dove facciamo un ‘altra sosta ristoratrice, e poi su a Panicaglia  e Ronta, preparandoci ad affrontare il prossimo impegnativissimo traguardo intermedio:il Passo della Colla .


Nel tratto Ronta-Razzuolo si inizia a stare davvero bene, il caldo afoso della partenza ormai e’ solo un ricordo. L’ aria si fa più fresca e frizzante, finalmente si comincia a respirare. Mentre mi godo il bel panorama di verde e torrenti, si sale a strappi e mi viene in mente che fra non molto dovremo affrontare il pezzo forse più arduo di tutto il Passatore: la salita del Passo della Colla. Raffa mi ha raccontato che lì molti atleti anche di alto livello si sono ritirati o infortunati. cerco di non pensarci… e comunque sono abbastanza fiduciosa,dato che io sono piuttosto forte in salita, tanto da pensare che sarebbe bello se riuscissi a correrla tutta, invece di camminarlo come tutti solitamente fanno.


Detto, fatto: dopo Razzuolo inizia il temuto tratto. Sono 5 km di salita ripidissima,quindi riduco di parecchio l’andatura, ma senza mai smettere di correre. Ho come la sensazione che, se mi fermo a camminare come gli altri, non ripartirò più. E poi ho ingaggiato una sfida con me stessa e non voglio perderla. Così, piano piano,lemme lemme,km dopo km sento l’aria che inizia a raffreddarsi, le gambe adattarsi al nuovo dislivello, il fiato farsi meno grosso, mentre intorno a me i podisti camminano quasi tutti, in fila uno dietro l altro, come in una processione. Altri invece non ce la fanno neanche a camminare e si fermano. Tutti mi guardano con stupore e ammirazione quando gli passo accanto, e ciò mi riempie di orgoglio. Sicuramente non si aspettavano che una ragazzina fosse così resistente!  Piano piano,stringendo i denti, salgo sempre più in alto, fino a che raggiungo il Passo. Quasi non ci credo: ce l’ho davvero fatta? l’ho corso tutto? Siii!! Corro da Raffa che e’ già al ristoro e lo abbraccio, saltando come un grillo e gridando:”Ce l ho fatta!ce l ho fatta!”. Ma lui mi calma subito:”Bravissima, ma cerca di non perdere la testa, siamo solo a metà. Ricordati che abbiamo altri 50 km da fare, di cui 15 di discesa assassina. E’ qui che molti si rovinano. Perciò ora cambiamoci e  prepariamoci ad affrontare la lunga notte” Obbediente, mi metto la maglietta bianca a maniche lunghe, i guantini bianchi che mi ha dato Raffa e la torcetta anti-buio. “che tanto non servirà perché stanotte c’è la luna piena”,ha aggiunto il mio eroe. Bene, cosi’ sarà anche tutto più  romantico, penso io. Pronti? SI RIPARTEE!!


Siamo saliti per circa 700 metri di dislivello da Borgo, e ora dobbiamo scenderli per 15 km. Ci lasciamo alle spalle il Passo della Colla e riprendiamo la discesa verso Marradi sempre con la nostra andatura costante, e la sera che arriva, tanto che non ho più bisogno degli occhiali da sole. Quando faceva il Passatore in solitario,Raffa mi ha raccontato che cercava sempre di tirare il più possibile questi 15 km in discesa per recuperare posizioni, ma io non me la sento di andare troppo veloce, sempre per i motivi che ho già spiegato. Lui si dichiara d’accordo e così ce li facciamo tutti fianco a fianco di buon passo fino a Marradi, dove all’improvviso sento che qualcosa in me cambia. Non ho nessuna voglia di fermarmi al ristoro, mi sento bene e voglio continuare a correre, come se temessi di perdere questo bel ritmo. Forse sto già sentendo l’urgenza di arrivare. Così chiedo a Raffa se può prendermi lui al volo del tè e qualche biscotto, mentre proseguo da sola la discesa. Mi sento talmente bene che provo ad allungare, e forse ho esagerato dato che sono passati cinque minuti e Raffa ancora non si vede! Sola soletta nel buio, inizio a inquietarmi e proprio quando sto per voltarmi e tornare indietro, chi ti vedo spuntare dall’ombra? Tranquilli, e’ un altro angelo salvatore, il mitico Roberto Berti, ex grande passatorista e grande amico del Cai Pistoia. Non avevo idea che ci stesse scortando e sono strafelice di vederlo! Mi allunga un bicchiere e io bevo con voluttà, mentre aspettiamo Raffa che non appena ci raggiunge mi infama come al suo solito, specialmente perché, nella foga di riprendermi si e’ versato tutto il tè addosso! Salutiamo Roberto, che tanto ci seguirà, e riprendiamo il nostro cammino, di nuovo fianco a fianco.


Dice sempre Raffa che il pezzo Marradi-Brisighella sia il più lungo e noioso di tutto il Passatore, perché consiste in 23 km di solo falsopiano, ma per me e’ stato in assoluto il tratto più emozionante. “E’ qui che si fa la differenza”, dice ” e noi abbiamo fatto benissimo a misurare la discesa perché adesso siamo ancora arzilli e corriamo ancora,mentre molti altri cammineranno o si fermeranno addirittura”.  Ormai sono le dieci, è buio, e ci accingiamo ad affrontare le ore notturne. Credo che nemmeno il più bravo dei romanzieri riuscirebbe a descrivere ciò che ho provato in quei momenti, la notte meravigliosa che ho passato. Correre al buio è semplicemente pazzesco, ve lo assicuro, un’esperienza quasi mistica. Con il buio il paesaggio si trasforma, tutto diventa più morbido e soffuso, gli altri sensi si acutizzano e quando anche la vista si adatta all’oscurità ,inizi a percepire un mondo che di giorno non riesci a cogliere e pensi non esista: fruscii, sussurri,i rami degli alberi che creano mosaici nel cielo,la sagoma di un uccello notturno sopra la tua testa, ombre confuse che si agitano nel sottobosco, i canti dei grilli e delle rane. Diventi quasi un tutt’uno con la natura che ti circonda, imparando ad apprezzare ogni minimo suono, ogni più fine odore, le piccole cose cui normalmente non badiamo. Erano anni che non mi trovavo in un tale stato di pace interiore. Deve essere questa la ‘magia del Passatore’ di cui ho tanto sentito parlare, quella che te lo fa entrare nell’anima a tal punto da costringerti a rifarlo ogni anno. E stanotte ha funzionato anche con me: non riuscirò più a dimenticarlo, lo ritenterò anno dopo anno fino a  quando ne sarò in grado, e ogni volta punterò a un traguardo sempre migliore. Ormai sono stata ‘stregata’ anche io,sono diventata parte di questo grande meccanismo che accomuna tante persone diverse tra loro, ma tutte con la stessa voglia di sfidare se stesse,di oltrepassare i propri limiti. Comunico a Raffa la mia decisione, che ride sotto i baffetti, con l’aria di chi sta pensando’ne ero certo’ .


Ora sono quasi le undici, e’ notte inoltrata: sono trascorse due ore e non me ne sono neanche accorta, persa com’ero nell’incantesimo di questa notte. I pochi podisti che ci accompagnano iniziano ad accendere torce e catarifrangenti, e anche io accendo la mia. Presto la strada si trasforma in un carosello di luci,i cerchi dorati si muovono veloci in tutte le direzioni,illuminando il paesaggio e rendendolo quasi irreale    


A mezzanotte sorge anche la luna, piena e perfetta come un doblone d’oro nel cielo, e con una luce cosi’ intensa che nemmeno le torce servono più. ‘visto?te lo avevo detto che ci sarebbe stata la luna piena!’ dice il mio eroe. ‘anche lei e’ venuta ad assisterci stanotte!’. La luce lunare rende il tutto ancora più magico e surreale, cosi’ spegniamo le torce e ci godiamo lo spettacolo. Dopo un’altra oretta trascorsa tra chiacchiere e racconti,sempre correndo senza sosta, Raffa inizia ad agitarsi:’Guarda laggiù!cosa vedi?’ mi chiede eccitato. In lontananza si staglia la sagoma di una rocca ‘Quella e’ la rocca di Brisighella! Da li’ sono solo 12 km dall’arrivo. Siamo vicini, piccola cosa dici, ce la facciamo?’  Ce la facciamo, ce la facciamo


Come sempre accade in ogni percorso di gara, gli ultimi km sono sempre i più duri da affrontare. Per quanto riguarda il Passatore, essi sembrano addirittura interminabili. Oltretutto il cartello ‘Faenza’ e’ traditore, dato che chi lo vede pensa di essere già arrivato, mentre invece mancano ancora 5 km. Credo che anche questo contribuisca a scatenare ulteriori crisi. Dopo tutto quello che si e’ passato, la smania di arrivare e’ cosi’ prepotente da rischiare di distruggere il delicato equilibrio mentale faticosamente mantenuto durante tutto il tragitto. E ciò e’ un grave rischio, poiché saprete meglio di me che quando la mente abbandona il corpo,questo nella maggioranza dei casi segna la fine dell’impresa. Non sono mancati, nelle precedenti edizioni,casi di ritiri al novantacinquesimo km. Anche io me la sarei vista brutta, se non avessi avuto a fianco il mio amicone a salvarmi ancora una volta. Credo sia stato l’unico momento di vera crisi in tutti i 100 km. Arrivati a Brisighella, infatti,non riesco neanche a godermi la vista della bella piazza medievale e pittoresca, tanta e’ la smania di arrivare. Non mi fermo neanche al ristoro anzi, non lo vedo proprio), voglio solo concludere al più presto la mia impresa,e cerco di allungare il passo. Ma ormai inizio ad accusare la fatica, non sono così brillante come quando sono partita (sfido, non abbiamo mai smesso di correre da Firenze, salvo i ristori e neanche tutti ), le gambe iniziano a farsi pesanti All’improvviso tutto lo stress, la tensione e la stanchezza accumulati da undici ore di corsa ininterrotta mi piombano addosso di colpo, svuotandomi di ogni energia. Sento con terrore di non avere più la forza di continuare. Alla fine accade ciò che temevo,la mente ha abbandonato il mio corpo e i miei muscoli. Ormai proseguo solo per inerzia. Mi tornano alla memoria le parole di tutti coloro che mi avevano messo in guardia: avevano ragione, 100 km sono troppi per me! Cosa mai mi e’ saltato in mente? Mi sono sopravvalutata, il Passatore si e’ rivelato davvero una sfida troppo grande per una della mia età. Se li avessi ascoltati adesso non sarei in questo guaio. Che stupida sono stata! Sento i miei occhi inumidirsi, le lacrime che stanno per sgorgare, e sono li’ li’ per scoppiare in una bella crisi di pianto quando Raffa mi da’ uno strattone:’ Che fai!? Non vorrai mica mollare a 2 km dall’arrivo!? Tira indietro quelle lacrime, sai! Non e’ ancora il momento, devi goderti l’arrivo, voglio vederti urlare e saltare sotto al cronometro. Dopo potrai far venir giù anche le cascate del Niagara, ma per adesso devi resistere. So che puoi farcela. Io ho fiducia in te,ricordalo sempre’. Mi stringe forte la mano, e sento il suo calore che mi pervade, restituendomi sicurezza ed energia. Ora so che posso farcela davvero. Così, con queste parole, mi ha salvato ancora una volta non ti ringrazierò mai abbastanza,Raffa ricaccio indietro le lacrime, alzo la testa, e con voce limpida e sicura dico: ‘Andiamo. Il traguardo ci aspetta’.


Il 98esimo km il primo semaforo che incontriamo da quando abbiamo lasciato Firenze lampeggia incoraggiante,quasi a darci il suo sostegno. Con la mia crisi ormai superata, abbiamo ripreso il nostro passo baldanzoso e giungiamo a Faenza veloci come due lepri, cosa quasi impossibile da credere dopo 98 km! Invece stiamo bene sul serio, sin dall’inizio abbiamo optato per un’andatura controllata e regolare che abbiamo sempre mantenuto senza mai perdere, preservandoci nelle discese, così che ora siamo ancora in forze e l’emozione contribuisce a farci andare più veloci. Ancora non posso credere che tra pochi minuti la mia avventura sarà conclusa Giunti al 99esimo km, mentre percorriamo il Corso Roma(400 metri all’arrivo), mi sorge spontaneo un dubbio e interrogo Raffa:’Ma ci sarà qualcuno a vederci?’. Infatti il mio orologio segna le una e mezzo esatte. Per tutta risposta, lui scoppia a ridere:’Hai paura che nessuno ti faccia i complimenti? Tranquilla! Ma certo che ci sarà qualcuno, vedrai quanti ce ne saranno!’. E in effetti inizio a sentire in lontananza un rumore di applausi saranno per noi? Arriviamo sotto i portici,300 metri all’arrivo, e sento una stretta al cuore:’ Raffa, aiuto!Mi sento male ‘ Per tutta risposta mi prende per mano:’Fino all’arrivo non ce la lasciamo più, dobbiamo arrivare al traguardo mano nella mano, e fare pure il salto insieme! Ci stai?’ Emozionatissima, riesco solo ad annuire, chissà se ce la farò 100 METRI, finalmente vediamo il palco, lo striscione, la folla ( c’è davvero!) che ci applaude, Roberto che ci corre incontro incitando a squarciagola, e stretti l’una contro l’altro iniziamo ad allungare CI SIAMO arrivati sotto allo striscione vedo Raffa che inizia a sollevarsi da terra ma anche io mi sto sollevando, le braccia spingono verso l’alto fino a toccare il cronometro, la mia voce che si alza in un grido liberatorio, la mente che gira a 2000 giri . FINITOOO!!!!E’ FATTAAA!!!ABBIAMO CONCLUSO LA NOSTRA IMPRESA!!!E adesso posso finalmente sciogliermi in lacrime


.E CHE LACRIME!! UN DILUVIO UNIVERSALE!! Abbracciata a Raffa ho pianto per venti minuti esatti, puntigliosamente cronometrati da Roberto. Pareva che le lacrime non riuscissero più a fermarsi. Ho pianto davvero come una bambina,sfogando tutte le mie emozioni represse, mentre gli altri invece se la ridevano come matti!! Ma giurerei di aver visto una lacrimuccia brillare anche in altri occhi RAGAZZI,HO FATTO COMMUOVERE IL CARLI!! QUESTA SI’ CHE E’ UNA VERA IMPRESA!! Scherzi a parte, non lo ringrazierò mai abbastanza per quello che ha fatto è stato un amico, un padre e un mentore allo stesso tempo, indimenticabile GRAZIE,RAFFA! SEI UFFICIALMENTE IL MIO EROE!! Per il resto, avevo dolori un po’ dappertutto, alla schiena, al bacino(alle gambe stranamente no), ero piena di galloni e screpolature, ma vuoi mettere con la soddisfazione di essere arrivata in fondo!? Ah,dimenticavo! Per coloro interessati al risultato agonistico, comunico che ho impiegato 11 ORE,50 MIN e 2SEC, per la 288esima posizione, quarta di categoria e premio come più giovane partecipante! Mica male per una ragazzina, no!?


Questo mio racconto e’ ormai concluso, spero vi siate divertiti a leggerlo. E se il prossimo anno vorrete tentare il Passatore anche voi, unitevi pure alla nostra allegra brigata, ne saremo felici! Tanto lo rifaremo ogni anno, io per prima!! Ormai l’ho detto,un si scappa!! Saluti, baci e come dice sempre raffa Gambebuone a tutti!!!


 


 

Autore: Luisa Betti

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Peluso

  • bifulco clemente asd la solidartietà

    non posso non commentare il tuo racconto emozionante…ci accomuna la giovane età e posso capire cosa significa essere uno dei più giovani nella società in cui si è iscritti e nelle gare che si vanno a disputare ma la tua è stata un vera impresa…prima delle gambe ci vuole testa per correre e tu hai dimostrato di averne tanta…100 complimenti per ciascun km del passatore.

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