TuttoCampania — 12 novembre 2012

Sono a bordo dell’ultima navetta partita da Morcone per Pontelandolfo. È uno scuolabus nuovo, pulito. Per certi aspetti, anche stamattina, il carico appare quello solito: seduto compitamente, stesso entusiasmo, siamo solo più grandi. Seduto dietro l’autista c’è Gianluca, giovane dottore e fortissimo runner. Con curiosità ci informiamo sulla gita che faremo oggi. Un “ragazzino” conosce l’itinerario “dal 5° all’8° km la salita è davvero dura e così pure dal 15° al 18 km°”. Più che una comunicazione mi pare una sentenza! “Ma più dura della Mela Annurca?” chiediamo, sperando in una risposta negativa. La sentenza assume i connotati dell’inappellabilità. Rassegnati, giungiamo a Pontelandolfo già animata dai tanti colori vivaci delle divise sociali. Al ritiro del pettorale c’è la coppia più conosciuta del circuito, Elena e Pasquale. Lei stamattina è più radiosa del solito e me ne compiaccio. Un attimo ed èspletano tutto. Il riscaldamento lo faccio nell’enorme Piazza aggettante, da un lato, su una panoramica vallata. Lì, in fondo, vicino al gonfiabile, la scena è dominata da lui, Marco. La sua voce mi calamita, mi avvicino … sono ancora distante qualche decina di metri ed i suoi occhi attenti mi intravvedono … il suo saluto è una iniezione di soddisfazione e fiducia per il mio pensiero fisso: il 5° km. Si parte. Il 1° km è in salita, il 2° in leggera discesa. Le nostre gambe vanno e, tra continue salite e discese, arriviamo a Campolattaro. Prossimo al 5° km scruto avanti per scorgere la salita ma quella che vedo non è così dura. “Magari il ragazzino dello scuolabus ha un tantino esagerato” mi illudo. Un uomo con scamiciato giallo, là avanti, indica il cambio di direzione ma non vedo verso dove. Giungo anch’io, svolto ed alzo lo sguardo: imponente, si eleva, senza fine, la salita annunciata …. La media crolla, supero molti che preferiscono camminare. Lo scollinamento, dopo qualche km, pone fine ad una sofferenza che giustifico solo pensando al potenziamento dei miei muscoli, imposto loro, però, senza chiederne il parere. Con euforia proseguo fino al giro di boa, là dove siamo partiti, nella piazza di Pontelandolfo. Tanta gente osserva ed applaude, il servizio di sicurezza funziona benissimo, non vi è traccia di auto. Ripercorro la salita del 1° km e questa volta la salita continua, seppur non dura. Al 14° km leggo 60’ esatti, mi illudo di poter ancora fare un buon tempo. Forse la mia mente, un poco sbarazzina ha deciso di non ricordare quel tratto dal 15° km in poi. I muscoli, invece, no, loro non possono gestire la memoria ed infatti i miei ricordano bene il tratto dal 5° all’8° km appena percorso. Pur sollecitati la loro risposta non è più energica come prima, chiedono di attendere il nuovo scollinamento per riprendere a correre, come io voglio, gli ultimi 3 km. Senza contestazioni procedo fino alla cima della collina. Le salite sono finite! Da qui, vado al massimo, verso il traguardo. Sono 3 km di strada in leggera pendenza, attraverso un bosco che ci testimonia l’alta valenza paesaggistico – ambientale del territorio. Una donna molto anziana si pone quasi al centro della strada, ci incoraggia senza sosta, per niente infastidita del disturbo che stamattina stiamo arrecando alla sua quiete. Sono alla fine del 20° km e, nonostante la schermatura della folta vegetazione, sento Marco. Pare che dice “1 ora e 34 per chi transita in questo momento …. che grandi che siete”. Volo verso di lui … ancora 1’ ed arrivo, dopo l’ultima salita, tra la gente di Morcone. Inizia la fase finale della festa di oggi. Solo i muscoli ricordano perfettamente quanto vissuto. Sono ormai intolleranti e disponibili solo a farmi svestire e cambiare ma camminare no, quello è possibile solo in maniera incerta

Autore: Aldo Martucci

(foto di Viviana Celano)

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Peluso

  • Alessandro Di Maio

    E pensare che avresti dovuto correre a Qualiano 😉

  • viviana celano

    Aldo hai fatto un dettagliato resoconto di questa durissima gara e questo mi fa piacere perchè alcuni credono che sia stata una 21 km ” normale”, ma solo il podista che corre può capire la durezza di un percorso, solo la gamba che percorre una salita ne può percepire la pendenza.Mentre facevo le foto ho “assistito” ad una telefonata incresciosa credo fatta tra allenatore ed atleta e voglio dire solo che in una gara come questa la posizione non conta, conta il tempo realizzato …negli occhi di alcuni di voi c’era scritto ” ce l’ho fatta” ….che grandi siete stati….

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