Cronaca — 14 marzo 2011

Con i Campionati Italiani di Società di Cross di S. Giorgio sul Legnano di due settimane fa avevo dichiarato chiusa la mia stagione di cross. E invece con la corsa a Trana di domenica scorsa e con quella di oggi sulle colline intorno a Rivoli, sembra che non sia così. Entrambe queste ultime due gare sono classificate come corse su strada. La prima, in effetti, ha solo una piccola parte di sentieri o strade bianche, ma quella di oggi non ha nulla da togliere ad una corsa in montagna, sia per le pendenze che per la preponderanza dei sentieri rispetto alle strade asfaltate.


Il mio prossimo obiettivo è la mezza maratona dei campionati italiani master a metà aprile e oggi vorrei correre un lungo, finendo possibilmente in progressione. Non vorrei lasciarmi prendere dallo spirito competitivo per non stancarmi troppo; tra due settimane, tra l’altro, tornerò a correre la Stramilano.


Decido di non riscaldarmi, 30 km sono già un buon allenamento. Corro praticamente sul posto soltanto gli ultimi 5 minuti prima del via.


La partenza è forzatamente controllata. Per problemi logistici ci chiedono di non sorpassare le moto delle staffette e i due volontari apri-pista. Le prime centinaia di metri vanno via così, bene. Quando finalmente ci lasciano liberi di correre, aumento per cercare il ritmo della giornata. Al Castello di Rivoli al mio fianco c’è solo Daniele Fornoni, master come me, e ottimo atleta da trial. Gli altri, dietro, sembrano già staccarsi. Abbiamo detto che devo correre un lungo, non devo forzare, non voglio lasciarmi prendere dallo spirito competitivo.Calderone e Fornoni (foto E. Ceraulo, sito http://www.podoandando.com/)


Completiamo la prima salita è ci buttiamo nel bosco. Conosco la prima parte del percorso. Coincide con il mio percorso delle domeniche libere, quando voglio evitare di correre in città e desidero riappacificarmi con il mondo. E’ un percorso collinare con salite corribili, mai troppo lunghe. Ormai ne conosco ogni curva e ogni possibile ostacolo. La salita più impegnativa sarà più avanti, con il culmine al Monte Cuneo (656 m) intorno al 13° km. Nelle mie esplorazioni domenicali non credo di essere mai arrivato su questa cima, anche se, dalle descrizioni su internet, credo di esserci arrivato vicino.


Finita la prima discesa Daniele si stacca. Ribadisco il mio proposito di non lasciarmi prendere dall’agonismo, saremo sì e no a 10 minuti di gara ma confesso che desidero restare solo. Solo per godermi una giornata bellissima per correre da soli. Piove da ieri e continua ancora. Mi ricorda le corse delle Tre Province nella Lucchesia, quando il percorso già bello si fondeva con la nebbia o la pioggerellina e con Marco ci trovavamo nel fitto dei boschi con la visibilità di poche decine di metri. Mi godo il bosco per un paio di chilometri, poi Daniele mi raggiunge. Siamo in discesa, è vero, e sono consapevole di avere rallentato. Ho avuto difficoltà con le scarpe sia in salita che in discesa; non sono adatte per il terreno di oggi reso molto scivoloso dalla pioggia incessante.


Daniele mi tranquillizza con un “Io mi fermo al decimo km”, ma non è quello il problema. La sua non è neanche una presenza non-gradita come potrebbe esserla quella di altri rivali. Vorrei rimanere solo nel mio bosco per assaporare la differenza tra l’impegno in gara e quello delle libere uscite. Vorrei restare da solo per essere libero di cercare io le pozzanghere da saltare e quelle dove tuffarmi senza ritegno. Vorrei restare solo per sentire il rumore del mio respiro e quello del bosco con la pioggia.


Raggiungiamo la strada di Reano. “Hai il garmin?” chiedo a Daniele. “Sì, siamo all’ottavo km”. Il cronometro segna 32’30”, lo stesso tempo dei miei passaggi in allenamento, ma ci sono sono state due varianti del percorso che non rendono possibile un vero confronto.


Attraversiamo la strada e ci buttiamo in discesa nel sentiero dall’altro lato. Anche questo è un luogo che conosco, ma non mi piace molto. E’ una discesa poco utile e accidentata, che inevitabilmente porta a dovere affrontare delle salite impegnative dopo. In allenamento la evito, oggi mi tocca. Nella salita Daniele si stacca.


Continuo per un sentiero sconosciuto, forse qui non ero mai arrivato ma subito dopo, con sorpresa, mi ritrovo nuovamente sul mio solito percorso, molto bello e raggiunto per una nuova via. Contento per avere collegato tra loro due percorsi, mi preparo ad affrontare la salita che mi aspetta. Ripasso mentalmente la descrizione letta su internet e aumenta la consapevolezza che il Monte Cuneo non è così temibile come annunciato e deve essere vicino a luoghi a me noti.


Tra poco c’è un tratto ripidissimo di non più di 70 metri che mi piacerebbe riuscire a correre senza fermarmi a camminare. In allenamento non ci sono mai riuscito, lasciando ogni volta vincere la fatica sulla determinazione. Per qualche metro sembro riuscire nell’intento, poi la mancanza di presa delle scarpe mi porta a cedere anche stavolta.


Riprendo a correre nello stretto sentiero sul crinale della collina, ma anche qui ho da subito dei seri problemi. A sorprendermi non è la tortuosità o la presenza di rocce e radici che lo rendono accidentato, quelle le conosco bene. La difficoltà è nella presenza di fango e acqua che rende molto difficoltosi i continui cambi di direzione e le frenate in discesa. Incapace di rallentare e accettando il rischio di farmi male ad un braccio ad un certo punto decido di afferrare il tronco di un alberello per porre istantaneamente fine ad una folle corsa in discesa.


A malincuore riparto lentamente. E’ vero che oggi deve essere poco più di un allenamento, ma mi dispiace perdere tempo quando potrei andare più forte. In ogni caso tra poco dovrebbe esserci l’ultima salita impegnativa, quindi va bene se ci arrivo più riposato, se posso correrò lì.


Finisce il sentiero e affronto la salita al monte Cuneo. Qui finisce la parte a me nota. C’ero arrivato un paio di volte con una cinquantina di minuti di corsa, una volta anche con la neve. Ogni volta ero tornato indietro per paura di allontanarmi troppo da Rivoli. Scopro adesso che con poche centinaia di metri in più sarei uscito dalla vegetazione per trovarmi sulla cima del monte.


Sulla destra si aprirebbe la vista sui laghi di Avigliana con la Sacra di San Michele a sovrastarli. La giornata fredda e uggiosa non offre invece niente di più che i contorni dei monti e la nebbia sui laghetti.


Transito accanto alla croce che segna la cima del monte e mi preparo alla discesa. “Bravo, cinquantasette e…” … 57 minuti e qualcosa, non ricordo e non fermo l’intertempo. Sono subito distratto dalle difficoltà della discesa. Sarà che non conosco il percorso, ma devo nuovamente frenare il mio impeto. C’è tantissima acqua con pozzanghere profonde anche in discesa, e il sentiero ad un certo punto si trasforma in un vero torrentello.


Per la seconda volta perdo il controllo della velocità e decido di agganciare un albero per fermarmi prima di finire per terra tra radici, rocce e fango. Oltre alla mano, all’albero rimane agganciata anche la maglia e per poco non la strappo. Riparto nuovamente con i buoni propositi di controllarmi di più, se non altro in discesa.


Adesso il percorso è più pianeggiante e sembriamo essere tornati nei pressi dell’abitato. Ogni tanto incontro un’auto dell’organizzazione ferma con uno o due volontari a controllare la corsa. A volte, invece, c’è un alpino, spesso da solo, a presidiare un incrocio. Io ho perso completamente l’orientamento e mancando i riferimenti chilometrici non so bene dove sono. Poco fa ho incontrato il cartello del 15° km (1h06′), mi sembra difficile mantenere i propositi per restare sotto le 2h finali di gara.


Ad un certo punto mi ritrovo nuovamente su un sentiero familiare. Non so da quanto e da dove, ma ci siamo ricollegati ancora ad uno dei miei percorsi. Siamo nuovamente a Reano, vicino la chiesa.


Al ristoro c’è un po’ di gente ad aspettare i corridori. Anche stavolta non mi fermo a bere e tiro dritto. Forse è un errore, ma con la pioggia e il freddo, e vivendo la gara come un quasi-allenamento non penso alla necessità di bere. Di acqua mi bastano le poche gocce che cadendo dalla visiera del cappellino ogni tanto arrivavano in bocca!


Ho perso nuovamente l’orientamento. Dalla chiesa di Reano mi aspettavo di continuare su sentieri noti e invece stiamo girando nelle campagne tra Villarbasse e Rivoli su strade e viottoli mai attraversati prima.


Con sconforto il cronometro prestatomi da Anna poco prima di partire – il mio l’ho dimenticato a casa a dimostrazione del phatos di oggi – segna ancora 1h20, quindi altri 40 minuti di gara ancora. Sono stanco e adesso che l’altimetria permetterebbe di correre non ho la forza di fare la progressione che desideravo. Anzi, ogni salita la affronto con sempre minore spinta, riuscendo a correre in maniera decente solo in discesa. Stringo i denti e paziento, sperando che dietro ogni curva ci sia un angolo noto di Rivoli che mi preannunci la vicinanza dell’arrivo. Più volte ho temuto di avere perso i segnali gialli, o il nastro bianco-rosso o la vernice blu, ma mi è andata bene e dopo l’ultimo dubbio riconosco le strade sotto il castello. Ultima salita e discesone fino all’arrivo. Guardo il cronometro e… sì, posso finire sotto le 2h. L’illusione dura poche centinaia di metri, fino alla deviazione verso una decina di scalini da salire e il piccolo parco a fianco del castello. Confesso che ne avrei fatto volentieri a meno! Completo quest’ultimo imprevisto tour e, stavolta sì, mi butto giù fino all’arrivo senza più deviazioni e sorprese.


Finisco in 2h01’38”, un po’ deluso dalla mancanza di sensazioni positive sulla lunga distanza. Mi consolo pensando che già in passato avevo stabilito che correre oltre 1h40′ in questi percorsi si rilevava sempre molto impegnativo, di gran lunga più di un analogo chilometraggio in pianura. Adesso spero di conservare solo il ricordo di questa bella gara senza trascinarmi dietro la stanchezza.


Dietro di me, poco dopo le 2h05′ arrivano in tre. In realtà, involontariamente, hanno tagliato (stimo almeno 1km) scavalcando a loro insaputa Stefano Ruzza (2h08’32”, Atl. San Marco Busto Arsizio) e Diego Maritano (2h09’37”, US San Michele) che, delusi, tagliano il traguardo come quinto e sesto dopo aver saputo per tutta la gara di essere secondo e terzo. Incapaci di stabilire veramente chi ha sbagliato, alla fine si accetta lo status quo, e la classifica rimane quella dell’ordine di arrivo.

Autore: Salvatore Calderone

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Peluso

  • Nicol Cavallera CUS Torino

    Bravissimo Salvatore! Oltre ad essere un eccellente atleta, dopo anni di amicizia ti scopro anche un ottimo narratore! Non mollare mai! Marco ed io saremo sempre i tuoi fans più agguerriti! Nicol

  • goffredo catena opoa plus trasacco

    complimenti bellissimo articolo

  • Luca Ferroglio, CUS Torino

    Nicol, non sapevi dei racconti di Salvatore? Beh, ormai sono un must dopo ogni sua gara!
    Complimenti, Salvatore… più che per il risultato, per la voglia! 30km su sentieri in quelle condizioni atmosferiche non sono certo facili.
    Cerca di recuperare in fretta… come sforzo, una gara del genere la puoi quasi paragonare ad una maratona…

  • il comitato g.s.murialdo

    ti ringrazia per aver dato lustro vincendo la 2^morenica trail e raccontato così minuziosamente la tua corsa…..ti aspettiamo il prossimo anno sicuri che la tua performance sarà sicuramente sotto le 2h.complimenti

  • silvio scotto pagliara -correre

    Ciao salvatore , bravo nel correre e nello scrivere.
    Un vero maestro , di vita e di sport .
    Ad maiora
    siete dei grandi , Voi gemelli della corsa !

  • lello santarpia antoniana runner

    complimenti salvatore sia per la gara che per la favola che hai narrato, tu e Marco tuo fratello siete uguali e unici sia nel modo di correre che nel vostro modo di raccontare le cose che vivete affascinando le persone che vi circondono siete delle persone sraordinarie io ho la fortuna di avere marco tuo fratello vicino peccato che nn sia vicino anche tu(noi ci siamo conosciuti alla gara di siano e ci siamo visti alla comunione di antonino)un abbraccio forte ciao

  • Domenico Gaito Striano Marathon

    Concordo in pieno con l’amico lello,unici nel commentare e soprattutto nel correre le gare.Ce le fate correre pure a noi le vostre straordinarie corse.Cmq complimenti davvero

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