Allenamento slide — 21 gennaio 2014

ragazzi corsaVorrei approfittare dell’ospitalità di questo sito frequentato da molti sportivi per esporre la mia considerazione che, con il tempo trascorso sui parquet in qualità di allenatore di pallacanestro, è divenuta una profonda convinzione: i nostri ragazzi non sanno correre!

Durante la mia carriera di allenatore,spesa prevalentemente nel settore giovanile, ho avuto modo di confrontarmi con diverse generazioni di piccoli atleti e, negli anni, ho riscontrato che un numero sempre crescente di ragazzi presenta delle difficoltà  motorie che impediscono loro di eseguire correttamente un movimento naturale quale quello della corsa.

Ho inizialmente addebitato alla difficoltà psicomotoria del basket la causa del fenomeno, ma i conti non tornavano: perché i giovani di oggi hanno più difficoltà di quelli di ieri? E proprio adesso che i mezzi tecnologici rendono gli allenamenti più performanti, che i tecnici posseggono una maggiore preparazione, che gli atleti sono mediamente più alti e possenti e che si presta una maggiore attenzione ad una corretta alimentazione, proprio in questa epoca di “superman”, sempre più giovani non sanno nemmeno correre? Come spesso accade, la risposta è contenuta già nella domanda; infatti, proprio perché questa è l’epoca dei nativi digitali che comunicano col mondo senza muoversi dal salotto di casa, che navigano giornate intere, le nuove generazioni sono più sedentarie, e sono pressochè scomparsi i giochi che si praticavano all’aria aperta, nei cortili o semplicemente in strada, ed insieme alla settimana o al salto della corda per le ragazze, o a quel rincorrere un pallone od un compagno su un fondo sconnesso pieno di ostacoli improvvisi per i ragazzi, sono scomparsi gli stimoli che allenavano il cervello a sviluppare quella “intelligenza motoria” che oggi latita.

La scuola, che ricopre un ruolo fondamentale per la crescita

dei ragazzi, avrebbe la possibilità di insegnare loro a “riconoscere” il proprio corpo, di avvicinarli alla pratica dello sport ed alla condivisione della sua cultura fatta di rispetto delle regole e degli avversari. In una società ideale la scuola sarebbe la prima e più capillare agenzia educativa a svolgere questo compito di alfabetizzazione, nella realtà del nostro sistema tutto ciò viene demandato alle associazioni sportive e, purtroppo, non tutte sono all’altezza della situazione, mentre tutte possono contare solo sulle proprie forze.

La mia scelta personale da allenatore è stata quella di concentrarmi molto sul condizionamento della lateralità, strettamente connessa ai concetti di equilibrio e di percezione del tempo e dello spazio, fondamentali per la crescita globale di ogni atleta, ma, soprattutto quella di dedicare sistematicamente una parte dell’allenamento a specifici esercizi di propriocettività, anche a costo di sottrarre del tempo all’insegnamento della tecnica e della tattica, conscio che le abilità tattiche si possono acquisire in età successiva, mentre la capacità di riconoscere e controllare il proprio corpo può dare dei vantaggi nello sviluppo delle abilità tecniche, specie in una disciplina dove spinte ed appoggi sono fondamentali.

-Stefano Gensini.

 

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About Author

Peluso

  • Raffaella Mendozza

    Articolo interessante e ottimo spunto di riflessione soprattutto per chi lavora con bambini e ragazzi.

    • Claudio Morra

      Articolo che non fa una piega e lo considero come piccolo segnale d’allarme, ma se oggi i nostri ragazzi non sanno correre è pur vero che la responsabilità ricade inevitabilmente su tutti gli educatori,scolastici e non,compreso i genitori, soprattutto nella fase preadolescenziale fondamentale per lo sviluppo motorio.

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