Curiosita — 16 gennaio 2009

Premessa


Vincenzo Gioberti sosteneva che il popolo italiano ‘… è un desiderio e non un fatto, un presupposto e non una realtà, un nome e non una cosa,. ….’.

Melchiorre Gioia, osservando le differenze etniche, linguistiche, storiche, giuridiche, economiche e perfino climatiche, arrivava ad affermare: ‘Non esiste l’italiano, esistono gli italiani’.


Massimo D’Azeglio, all’indomani dell’unità d’Italia, nel 1861, pronunciò la famosa frase: ‘Fatta l’Italia, adesso bisogna fare gli italiani’.


A distanza di quasi 150 anni, esiste un popolo italiano? L’Italia è soltanto un’espressione geografica? Gli italiani hanno una identità nazionale?  Si è mai formata la coscienza nazionale?
Osservando gli italiani all’estero per la maratona di New York si può tentare di dare una risposta alle precedenti domande. Forse provocherò stupore (come se fossimo sorpresi di essere quel che siamo o meglio quel che non siamo) e rabbia e meraviglia.


Introduzione


Che il patriottismo non appartenga alla nostra sensibilità di italiani non è un luogo comune ma un dato di fatto. Il modo degli italiani di sentire la patria è radicalmente diverso da quello di molti altri popoli. A parziale giustificazione, possiamo considerare la crisi di rigetto per l’uso retorico dei valori della patria fatto dal regime del triste ventennio, però, sostanzialmente, i motivi risalgono ad un passato molto lontano e sono difficilmente comprensibili senza considerare il forte regionalismo degli italiani. La disomogenea ‘identità italiana’ può essere desunta: dalle condizioni geografiche; dall’effetto di eventi storici (divisione guerreggiata fra Stati Italiani, differenti vicende storiche tra un Nord comunale e un Sud feudale, invasioni straniere); dalle sedimentazioni antropologiche (furbizia, individualismo esasperato, corporativismo irriducibile, familismo amorale, trasformismo).


I presidenti della Repubblica, percependo con disagio questa situazione, corrono ai ripari tagliando col passato ed ispirandosi all’Italia Repubblicana nata nel 1946.
Alla Patria e ai suoi simboli ritornò Sandro Pertini, il presidente partigiano, con gesti che apparvero sì retorici ma non ipocriti (ricordate l’inedito uso del bacio al Tricolore?).
Per rafforzare l’orgoglio nazionale, sentimento così fragile negli italiani, Carlo Azeglio Ciampi, sin dall’inizio del suo settennato presidenziale, intraprese una serie di iniziative per promuovere un patriottismo repubblicano basato sui valori della Costituzione, sui simboli e su una comunanza di storia e di ideali. Si deve a Ciampi il ripristino della Festa della Repubblica del 2 giugno e la valorizzazione dell’inno di Mameli nel tentativo di stimolare lo spirito nazionale.


Riscontri oggettivi


La maggioranza degli italiani alla maratona di New York ha confermato che nel nostro Paese si ha un’identità nazionale tutta particolare. Prima di partire per una maratona estera pochi si approvvigionano di una maglia, di una canotta, di un simbolo, che manifesti l’appartenenza all’Italia, da mostrare con orgoglio. Ci si affida alla fornitura del Tour Operator.
In Italia abbondano i sig. Bianchi e i sig. Rossi, ma il bianco e il rosso, pur presenti nel Tricolore, non sono colori nazionali. Non siamo danesi, svizzeri, russi, eppure la canotta bianco rossa (con pallino verde) furoreggia alla maratona di New York. Grottesco poi abbinarla alle brache verdi, come qualcuno ha fatto (già, siamo pur sempre il paese di Arlecchino).
Dunque canotta con petto e spalle rosse, ventre e reni bianchi. In pratica si antepone la testimonianza rappresentativa del Tour Operator a quella del proprio Paese. Intendiamoci, non si partecipa alle maratone estere in veste istituzionale, né in rappresentanza di una qualche Federazione del CONI né tantomeno della Farnesina. Nessun obbligo di indossare una canotta di un colore anziché un altro. Però, paradossalmente, per portare la maglia con la scritta del Paese si diventa, spontaneamente, ingenuamente, con entusiasmo ed incoscienza, testimonial dell’Agenzia di viaggi e di servizi podistici, non del Paese. Si rafforza, da cliente tipo, la presenza e la credibilità commerciale dell’Agenzia-Scuderia, prima ancora che la presenza del partecipante italiano.
La strategia aziendale è comprensibile ma trova successo nello scarso attaccamento degli italiani ai simboli e al colore del Paese. Provate a rifilare una felpa di colore azzurro e una canotta azzurra ad un olandese o a un tedesco o ad uno spagnolo; per non chiamare in causa un francese che all’azzurro preferisce il bleu di tonalità più scura.
Nel caso specifico, manifestare l’identità italiana sarebbe stato molto semplice. Bastava un orgoglioso rifiuto: «No grazie, sono italiano! All’arancione (delle felpe) e al bianco rosso (delle canotte) preferisco l’azzurro della terramia». Quell’azzurro che il Professore, già capo di governo, ha avuto la sensibilità e l’orgoglio di indossare nelle uscite pre-gara (non ha partecipato alla maratona ma se lo avesse fatto avrebbe indossato l’azzurro).
Se la maggioranza dei maratoneti italiani, clienti dell’Agenzia, fosse stata legata al colore della nazione, e non solo alla scritta (snaturata), avrebbe ceduto la propria collaborazione a pubblicizzare l’Agenzia solo a patto di ricevere abbigliamento che manifestasse innanzitutto l’identità nazionale.
Inoltre, è un problema peculiarmente italiano quello della mancanza di spirito unitario tra le sue diverse genti. L’Italia è il paese del localismo, dei mille campanili. Alla maratona di New York si mostra la bandiera sarda dei quattro mori bendati, la scritta sicula, la sciarpa da stadio calcistico della squadra cittadina, la bandiera (italiana) con la scritta del gruppo sportivo locale. Insomma, anche in ambito internazionale, si sente il bisogno di manifestare innanzitutto l’identità locale/regionale e non quella nazionale.


Conclusioni


Benché sia risaputo, e confermato, che le popolazioni italiche abbiano da sempre trovato ovunque grandi difficoltà nel collegare l’identità nazionale al principio di ‘italianità‘, fino a che punto è ammissibile la divisione ‘regionale’ e come ci si guida verso la formazione di una coscienza nazionale collettiva? Qual è l’immagine che viene in mente quando si sente dire ‘sono sardo’, ‘sono siciliano’, ‘sono campano’, ‘sono veneto’? Che cosa significa allora ‘essere italiano’?
E’ possibile salvaguardare, specialmente all’estero, la ricchezza regionale all’interno di una vera unità italiana, o è solo un’utopia?
Una risposta, sorprendente e amara, può essere la seguente: è possibile ma solo quando gli ‘azzurri’ del calcio sono vincenti. Solo allora si genera per incanto quel legame identitario che la storia non è riuscita in alcun modo a produrre e riscopriamo l’orgoglio di essere italiani e ci sentiamo uniti.
Le foto dei maratoneti italiani a New York sono una comprova che concepire l’Italia non più ‘un’espressione geografica’ ma anche qualcosa di più di un urlo calcistico ancora oggi è un vero rompicapo.


 


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Precisazione


Non ho avuto ancora il piacere di partecipare a maratone estere e, a scanso di equivoci, ritengo doveroso citare il bene che si dice dell’Agenzia per la qualità eccellente dei servizi turistici e podistici offerti (viaggi, alberghi, help desk, iscrizione alle gare, assistenza al ritiro pettorali, etc.). Rivolgersi all’Agenzia è senz’altro da consigliare. La manifestazione dell’appartenenza all’Agenzia-Scuderia, sia nel Tour che in gara, è un fattore individuale (che si presta però a rilievi sulla natura dei comportamenti collettivi).


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Nota esplicativa


Per quanto possa essere superfluo, ricordo che quando dico ‘italiani’ non mi riferisco a tutti i 60 milioni di nostri connazionali, ma a un generico modo di essere che ne ha caratterizzato, da sempre, una buona maggioranza.


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Nota storica


Il colore azzurro, diventato simbolo dell’unità italiana, assieme al tricolore, deriva dal blu Savoia la cui adozione pare risalga al 20 giugno 1366, quando il Conte Verde (Amedeo VI di Savoia), partendo per una crociata, volle che sulla sua nave sventolasse, accanto allo stendardo rosso-crociato in argento dei Savoia, uno scialle azzurro con l’immagine della Madonna a rappresentare il colore di cielo consacrato a Maria.


L’azzurro è il colore nazionale della Repubblica Italiana utilizzato in eventi e manifestazioni sportive, militari ed istituzionali.


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Note antologiche


 


Giacomo Leopardi: ‘All’Italia’ anno 1818.


‘O patria mia, vedo le mura e gli archi / E le colonne e i simulacri e l’erme / Torri degli avi nostri, / Ma la gloria non vedo, / […] / Piangi, che ben hai donde, Italia mia, / […] / Se fosser gli occhi tuoi / due fonti vive, / Mai non potrebbe il pianto / Adeguarsi al tuo danno ed allo scorno; / […] / Chi ti discinse il brando? / Chi ti tradì? […] / […] / Nessun pugna per te? non ti difende / Nessun de’ tuoi? L’armi, qua l’armi: io solo / Combatterò, procomberò sol io. / […] .’


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Goffredo Mameli:  ‘ Il canto degli Italiani’  anno 1847. Inno nazionale dal 1946.


‘[…] / Noi siamo da secoli  / Calpesti, derisi,  / Perché non siam popolo,  / Perché siam divisi / […].’


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 

Autore: Francesco Petrazzuolo

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Peluso

  • Francesco Petrazzuolo (GS Stufe di Nerone)

    E chi ha detto che gli italiani che vivono stabilmente all’estero non sono fieri di essere italiani? Si tratta di una fierezza, giocoforza, anche acquisita. Il problema, da me evidenziato, riguarda il comportamento della maggioranza degli italiani che vive stabilmente in Italia e che occasionalmente si reca all’estero (nel caso specifico per una maratona).

    901 persone (contate una per una ?) vestite di azzurro (non tutte con il tricolore sul dorso) sarebbero comunque la minoranza degli italiani alla maratona di New York. Minoranza che ha ricevuto doveroso riconoscimento nella nota esplicativa.

    Sentirsi italiani lontano dalla propria nazione/patria non deve essere solo un piacevole stato d’animo (vale per chiunque per qualunque nazionalità) ma alla bisogna si deve tradurre in azioni concrete (anche se simboliche) quali, nella fattispecie, il rifiuto delle canotte biancorosse, delle felpe arancione e la non ostentazione delle bandiere e delle scritte locali/regionali.

    Saluti. Francesco Petrazzuolo (GS Stufe di Nerone)

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