Cronaca — 01 giugno 2010

Ebbene sì, cari amici, dopo anni di caccia alle streghe e fantasmi di ogni genere e natura, finalmente la giustizia sportiva ha colpito. E ha colpito duro, suggellando un verbo, quello del ‘regolamento’, che non conosce altro tono o misura, se quella dell’umana incomprensione. Per solo di questo si tratta. Ma veniamo ai fatti: sabato 30 maggio si corre il Passatore. Volendo trascurare quanto di più ovvio e inammissibile accada da anni sulle strade di questa gara, mi riferisco all’inciviltà e alla maleducazione messa in campo da tutti coloro che, infischiandosene completamente del famigerato ‘regolamento’, prestano assistenza agli atleti, marciando loro accanto con le automobili e impregnando l’aria di sane polveri leggere, oltre che i polmoni degli atleti stessi. Ma si sa, in Italia siamo maestri nell’arte dell’egoismo, un po’ meno nel senso del rispetto. Come dicevo, volendo trascurare questo che già di per se rappresenta oltre che un onta per la gara stessa (ma continuano a definirla la più bella del mondo ), si potrebbe anche obiettare sul fatto che buona parte dei concorrenti indossi un apparecchio elettronico per ascoltare la musica (compreso qualche atleta d’elite), ma chiudiamo un occhio nel nome di quel permissivismo che ci rende così tolleranti alle situazioni di sofferenza, come quelle che nascono in una gara di 100 km, da ritenere giusto (seppur vietato sempre da quel famigerato ‘regolamento’)aiutarsi un po’. Che dire poi dell’approvvigionamento incondizionato e totalmente libero (arbitrario sarebbe riduttivo) a cui si assiste in ogni zona del percorso, all’infuori di dove sia lecito (sempre a fronte di quel famoso ‘regolamento’) poter disporre di bevande e vivande, ovvero ai RISTORI forniti dall’organizzazione. Ma non facciamo troppa demagogia, in fondo, eccezion fatta per quelle 50 o poco più persone che si giocano la classifica (ma proprio queste sono quelle maggiormente assistite ), per tutti gli altri 1350 dovrebbe essere per lo più una festa. A fronte di ciò, accade che il caro amico, atleta e plurimedagliato azurro Enrico Vedilei, incappa in una giornata storta. Ci sta, dopo aver concluso qualcosa come 350 o più tra maratone e ultramaratone in giro per il mondo; dopo aver vestito con gloria e onore la maglia azzurra della Nazionale di 100 km per svariati anni consecutivi; dopo aver dato vita, linfa e sudore a quello che ora appare un movimento più che mai affermato nel mondo, ovvero l’ULTRAMARATONA ITALIANA; dopo 35 anni di onorata carriera nell’ambito dell’atletica a 360°, con risultati di prestigio su distanze che vanno dagli 800mt in pista, alle 24 ore Ci sta, caro Enrico, una giornatina di quelle che vorresti non essere lì, a soffrire come un dannato, per portare a casa l’ennesima medaglia di un Passatore inclemente. E quando finalmente tutto sembra finito, ovvero la linea del traguardo in Piazza del Popolo a Faenza non è più un’utopia ma una tangibile realtà, ecco che gioia e liberazione danno vita ad un gesto più che mai legittimo: braccia al cielo. In quel gesto, qualcuno ci vede l’ombra, ancora, di quel famigerato ‘regolamento’. E no, signor Vedilei, non si fa, ma come ?! Proprio lei, che viene da tutto quel pastone di risultati, esperienze, sacrifici, mi cade sul più bello, coprendo INAVVERTITAMENTE (lo sottolineo, perché se la stupidità a volte rimane celata, la verità è bene capirla )il suo pettorale, nell’atto, dopo 13ore e mezza d’inferno (automobili sul percorso, da sembrare un video game, più che una gara podistica, ma qui, qualcuno, continua a definirla ‘la più bella del mondo’)di prendersi qualcosa lassù, nel cielo, l’unico luogo dove un’anima gentile affida la proprio meritata gioia? E no, caro Vedilei, non sa da fà !!!


La SQUALIFICHIAMO.


Nel nome del ‘regolamento’, lei ha occultato alla nostra vista (nostra, dei giudici, uomini che svolgono diligentemente un lavoro di controllo, applicando TUTTO,e sottolineo TUTTO il ‘regolamento’, per chi non ne fosse al corrente, è stato inserito perfino uno stralcio di quel famigerato, all’interno del pacco gara PER FORTUNA)il numero di gara, quindi SQUALIFICATO.


Ora, il buon senso consiglierebbe una riflessione più profonda su tutta la questione, ma personalmente trovo più stimolo nel rigetto che mi pervade tutto l’apparato digestivo. Conoscendo bene il significato del dolore, del sudore, del sacrificio che gare come queste, a qualsiasi livello si affrontino, mettano un uomo nelle condizioni di raggiungere un traguardo, mi sorge spontaneo pensare che chi è preposto alla vigilanza di quel famigerato ‘regolamento’, non si ponga il ben che minimo rimorso nell’affondare tutto questo, in una pozza di misera vergogna, come quella messa in opera dall’applicazione di un ‘regolamento’, che trova i suoi limiti non tanto nell’assurdità dell’editto stesso (che già di per se paventa delle falle immense, ma discutibili), ma soprattutto nella cecità di chi ne applica il metro.


Questa squalifica a Vedilei, è come la falsa notizia apparsa qualche giorno fa su un blog nostrano: HANNO ARRESTATO MAZINGA ZETA E GIG ROBOT D’ACCIAIO. Sottotitolo: pareva tramassero un attentato contro Berlus Ma di questi tempi pare che tutti bramino tentativi criminosi contro Berlus Colto un senso di sconforto, sono sceso in cantina per verificare, e con mia grande gioia, ho preso atto che era tutta una burla, loro, i miei compagni d’infanzia, erano ancora là, patinati sulle pagine ingiallite dei fumetti: MAZINGA e GIG Allora sono risalito e mi ho pensato: forse è stato solo uno scherzo, Enrico, il VICHINGO, è ancora là, che scalpita per arrivare in Piazza del Popolo, e quando taglierà il traguardo con le braccia al cielo, i Giudici gli faranno un meritato applauso e con una pacca sulla spalla, come si fa da noi in Romagna, gli diranno bonariamente: Signor Vedilei, non copra il pettorale, che si fa fatica a vedere il numero e, COMPLIMENTI per la sua corsa di 100 km


Ma forse, il sogno, era questo


Chissà

Autore: Andrea Accorsi

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Peluso

  • Benedetto Scarpellino, Asa Detur

    Ciao Andrea, condivido in pieno quanto hai scritto. Tutte le difficoltà aggiuntive da te descritte io, alla prima e meravigliosa esperienza sulla 100, ho cercato di viverle come “un’avventura nell’avventura”. Effettivamente chi, come me e tanti altri, parte senza auto di appoggio, è doppiamente svantaggiato. E poi, di notte, con le auto al seguito, penso che possa succedere davvero di tutto. Ritengo che il futuro del Passatore debba essere con la completa chiusura al traffico del percorso, con una maggiore assistenza dell’organizzazione e, come auspica Gianni Interbartolo, con un maggiore coinvolgimento delle splendide comunità attraversate dalla gara…che potrà realmente essere la 100 più bella del mondo.

  • alessandro frongillo montemiletto t.r.

    ciao andrea, ho partecipato quest’anno per la prima volta a questa splendida manifestazione e voglio solo dire che è ben organizzata, cosiderato le difficoltà oggettive per la distanza da coprire. il problema è sempre lo stesso (che riguarda anche un pò tutte le manifestazioni di atletica su strada) la poca correttezza e mancanza di sportività di alcuni partecipanti.
    grazie

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