Cronaca — 28 febbraio 2011

Clicca per l'immagine full sizeEccomi qua, sul trenino che mi riporta a Roma insieme a tante facce sudate e soddisfatte a commentare questi eccezionali ventuno chilometri e novantasette metri , tanti accenti, tanti dialetti ed un’unica grande passione. Rosario, il mio compagno di allenamenti non ne vuole sapere della mia teoria per cui non gli sono bastati i 14 minuti di distacco che mi ha dato per arrivare prima di me, la mia teoria è che io parto con un handicap di 17 minuti, avendo io 6 anni ed 11 chili in più, un handicap di 17 minuti(1 per ogni chilo ed ogni anno in più). E la mia mente non può non andare a quella telefonata che mi ha fatto in una freddo sabato di novembre in cui mi comunicava di avermi iscritto a questa edizione della Roma Ostia. Io ero molto titubante,problemi vari mi avevano spinto a non correre,a riprendere a fumare e stavo cominciando a prendere ansiolitici…ma questa è un’altra storia. L’accordo era “ci vediamo domani al lungomare se il tempo lo permette”,ed il tempo quella domenica era bellissimo. Mi aveva convinto anche perchè la società ci permetteva di allenarci al buon vecchio stadio Vestuti e la opportunità di salire quelle scale che mi avrebbero portato al campo dove tanti anni fa la Salernitana si esibiva con l’Akragas e con l’Internapoli era troppo ghiotta per uno come me che con i pantaloncini corti era sempre presente la domenica,anche se mio figlio,troppo facilmente abituato alla serie A(io avevo aspettato 40 anni per vederla)non mi avrebbe potuto capire….ma anche questa è un’altra storia.. E così è cominciata questa avventura, fatta senza pensare troppo alle tabelle, al fartlek, alle ripetute,perchè mi piace correre là dove mi porta il cuore, o meglio le gambe,a correre senza meta nel parco sotto casa,a seguire i ragionamenti di Gianni, tortuosi quasi come le sue traiettorie,o seguendo una libellula in un prato,senza aver rotto necessariamente col passato,o a fare il lungo in costiera fino a Cetara,o a misurarmi con i 4 giri del lungomare….. . E poi, finalmente la gara,una metropolitana piena di gente in mutande, le chiacchiere alla partenza e soprattutto quella tensione che mi porta ad avere uno stimolo di fare la pipì quando sto per entrare nella griglia,ma mia moglie dice che è la prostata….. . E la gara,le facce della gente che ci incitava,i colori delle maglie dei corridori,i bambini che mi tendevano la mano per un saluto,il sudore,la fatica,e poi finalmente il lungomare di Ostia,breve e senza ventio come mai prima,… e poi l’arrivo,le mani alzate,l’abbraccio con i compagni di corsa. Il personale è lontano,ma chissenefrega. Grazie Rosario,e grazie Roma( Ostia), che ci fai piangere e sognare ancora.

Autore: Antonio Gammaldi

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Peluso

  • Adriano Saviello CUS Salerno

    Grande Antonio!!!!!! Il vero successo è ….. correre nonostante tutto…. !!!

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