Cronaca — 11 giugno 2010

Clicca per l'immagine full sizeIl Golden Gala è sempre una grandissima emozione. Uno dei meeting più importanti al mondo (spesso il più importante, visti i risultati), con in più il fascino di una città dalla bellezza disarmante.


No, non voglio parlarvi di risultati, di prestazioni e agonismo (questo lo faranno certamente meglio gli addetti stampa dell’organizzazione) ma voglio invece farvi partecipi di momenti, vissuti al di fuori dei momenti agonistici puri.


Stiamo per entrare nella tribuna Monte Mario (con me mio figlio Fabiano e Abdelhadi Ben Khadir, alla sua prima esperienza di spettatore di un evento del genere), manca Nicola Peluso ma lui è già impegnato nella riunione dei Fotografi ufficiali dell’evento. Stiamo per entrare e incrociamo il presidente della Libertas Benevento, nonché membro della direttivo federale nazionale Fidal. Al fianco del Presidente Giovanni Caruso troviamo chi ha fatto la storia della velocità Italiana, la storia dell’Olimpiadi del 1960: Livio Berruti. Tante volte visto nei filmati d’epoca, la prima volta che ho avuto il piacere di stringergli la mano: grandissima emozione. Poi bello vederlo premiato, nel ricordo dei 50 anni dalla sua vittoria, in quello stesso stadio.


Con il pass stampa è un piacere seguire il meeting: scorazzi ovunque e ti godi l’evento in grande stile. Però, mi piace tanto stare con gli amici, tra il pubblico: è lì che vivo l’emozione vera dell’evento. E fra una puntatina in sala stampa, una ‘scalata’ alla tribuna per arrivare in zona monitor e pc, il piacere adrenalinico mi ha portato spesso a sedermi soprattutto in zona traguardo e godermi gli atleti e il calore del pubblico (tantissimi i ragazzi presenti). Risultati splendidi, con la gioia di Abdel per aver visto vincere una sua amica connazionale sugli 800 donne, e staffetta finale che esalta gli appassionati e ci regala il migliore risultato nazionale: 2° posto dei nostri 4 ragazzi, dietro la Francia.


Finisce il meeting e mio figlio mi esprime il desiderio di entrare nel campo e, magari, avere l’autografo di Asafa Powell (grandissima gara per lui, apparso un forma smagliante). Il primo suo desiderio avevo la quasi certezza di poterlo realizzare, e così è stato: lo stadio Olimpico è splendido, dal prato meraviglioso. Sul secondo desiderio espresso avevo enormi dubbi di realizzazione, quasi la certezza dell’impossibilità: le gare erano finite da un pezzo e Powell di certo non l’avrei trovato in zona. E invece..invece era in corso una lunga intervista con la Rai, a conclusione della diretta televisiva. Stadio praticamente vuoto, ci siamo messi lì in attesa e, armati anche di macchina fotografica, gli abbiamo chiesto Autografo e Foto. Ottenuti entrambi, per la gioia di Fabiano. Prima ancora di farla a mio figlio, la foto l’ho fatta ad un ragazzo che era in attesa con noi (utilizzando la sua macchinetta). Anche in questo caso Powell si è dimostrato disponibilissimo. Però al ragazzo romano, che era a noi vicino, è mancato l’autografo. Niente da fare. La signorina (molto rigida) che, unitamente ad un collega, accompagnava all’uscita il fortissimo velocista Jamaicano, non ne voleva più sapere. Niente autografo. Caso ha voluto che, per uscire dagli spogliatoi dello stadio, abbiamo dovuto fare a piedi la stessa strada di Asafa: il tunnel che porta al parcheggio privato dell’Olimpico. Comunque sia niente da fare: nonostante fossimo solo noi con il grande velocista, l’addetta alla sicurezza non ne voleva sapere e confermava al ragazzo: ‘non puoi chiedere l’autografo, hai già fatto la foto’, e gli impediva di avvicinarsi a Powell. Quando tutto sembrava volgere al pessimismo, improvvisamente Asafa (che intanto si era reso conto della cosa) si è fermato, è tornato indietro di qualche metro e si è avvicinato a noi, chiedendo la penna e il foglio. Un autografo fatto con tutto il piacere di farlo, tornando sui suoi passi e con il sorriso stampato sul volto. Il ragazzo romano, di cui non ricordo il nome, si è letteralmente illuminato, mentre la ragazza del servizio d’ordine si è fatta piccola piccola. Una bella lezione da un grande atleta che, prima di essere tale, si è dimostrato una gran persona. Complimenti Asafa. Sei davvero un grande.


Foto di Nicola Peluso

Autore: Marco Cascone

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