Atletica News slide — 22 agosto 2016

giomiLa maratona è terminata da pochi minuti. Hanno tagliato il traguardo anche Ruggero Pertile e Stefano La Rosa, mentre Daniele Meucci, ritiratosi dopo circa un quarto di gara, è ancora perso su un bus dell’organizzazione, in giro per le strade di Rio (il ritiro, racconterà il pisano, nasce da un forte dolore alla borsa del tendine d’Achille sinistro, emerso in corsa). Il presidente FIDAL Alfio Giomi ragiona con la stampa su questi dieci giorni di Giochi Olimpici. “Per prima cosa voglio ringraziare tutti gli atleti che sono qui a Rio. Qui nessuno è venuto pensando che fosse un impegno in cui non dare il massimo, ci mancherebbe altro. Non c’è dubbio però che i risultati complessivi siano diversi da quelli attesi da tutta l’atletica italiana”. Giomi divide la squadra in due blocchi: “Quello che sembra a me, oggi, è che qui a Rio un’intera generazione abbia concluso il proprio percorso. Siamo arrivati a Rio sapendo che c’è una nuova leva di atleti che cresce bene, alcuni dei quali sono stati già capaci di centrare la convocazione in azzurro; insieme a loro, gli atleti della generazione precedente, che non finiremo mai di ringraziare per quel che hanno dato al nostro movimento. Qui, avevano il compito di tenere in piedi questa nostra partecipazione. Se si guarda ai risultati, ci si può rendere conto di come Rio segni la fine del percorso di questo gruppo, perlomeno ai livelli più alti”.

Giovani in primo piano: “L’immagine di questa nuova generazione che avanza, per me, è la terza frazione, nella staffetta di ieri, di Ayomide Folorunso. Ha contribuito a portare il nostro quartetto in finale, al sesto posto, e quando ha consegnato a Libania Grenot il testimone tra il quarto e il quinto posto, ho immaginato un epilogo diverso. Lei, Antonella Palmisano, Alessia Trost e Desirée Rossit, rappresentano la parte più importante di questa nuova generazione di atleti italiani”.

Il richiamo alla Trost suscita obiezioni, soprattutto per come si è conclusa la gara (con tutte e tre le medaglie assegnate a 1,97): “Alessia ha fatto bene, e lo dico con convinzione, per come è stata la sua vita in questo ultimo periodo. Sul piano tecnico il ragionamento può anche avere un senso, ma io so quello che c’è dietro, e quindi posso solo dirle grazie per quello che ha fatto. E la Rossit, aggiungo, per me è stata una grande sorpresa, anzi, è stata vicina ad essere una grande sorpresa. Il suo terzo salto a 1,93 è stato fallito di poco: lo avesse centrato, sarebbe cambiata tutta la storia. Aggiungo che la gara si sarà anche conclusa a 1,97, ma c’erano ben 17 finaliste con 1,94, il segno che si è trattato di una gara di altissimo livello, malgrado le misure finali”.

Eleonora Giorgi, che fa parte della nuova generazione, prende nove rossi in un anno, viene fatto notare al presidente federale. “Perché? Non sono in grado di spiegarlo. Devo dire che i tre rossi di Roma, quando forzò per guadagnare una posizione, sono diversi da quelli presi qui, perché qui non ha forzato. Non so che dire. Ha lavorato al massimo per curare il gesto, per far sì che la sua fosse una gara senza rossi, ma non so dire cosa sia successo, è una di quelle cose di cui dovremo parlare a freddo”.

Inevitabile la domanda sul destino della guida tecnica: il DT Magnani è a rischio? “Tra due mesi avremo le elezioni – risponde Giomi – non so nemmeno se ci sarò ancora io, figuriamoci se posso dire chi sarà il Direttore Tecnico… Oggi parliamo di quel che abbiamo fatto qui a Rio: analizzeremo ancora meglio, a freddo, questi risultati. Quel che posso dire ora, è che Massimo Magnani ha goduto del nostro totale sostegno; un sostegno pienamente meritato, vista la grande mole di lavoro svolto. Chiederemo a lui una valutazione tecnica, e successivamente ragioneremo insieme ai tecnici, e agli atleti. In ogni caso, non posso dare un voto sufficiente alla squadra: sono contento dell’atteggiamento di tutti, ma i risultati non mi soddisfano. Ripartiamo da qui con la consapevolezza che c’è una nova generazione pronta per fare veramente bene. Di questo gruppo fanno parte altri ragazzi, come Filippo Tortu, per fare un nome”.

Un altro nome che riecheggia, in conclusione, è quello di Alex Schwazer. “No, non voglio parlarne. Non è il momento. Lo farò, lo faremo, ne parleremo in Consiglio federale, perché vogliamo dire la nostra su tutta questa storia. Ma non è il caso di farlo ora, non voglio togliere spazio ai nostri atleti”.

Ufficio Stampa FIDAL.
Federazione Italiana di Atletica Leggera

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