Atletica News slide — 30 agosto 2015

giomi“Un’analisi più approfondita sarà da fare a freddo, ma, lo dicono i numeri: è il peggior Mondiale della nostra storia”. Queste parole del presidente FIDAL Alfio Giomi nel corso dell’incontro con la stampa a poche ore dalla conclusione dei Mondiali di Pechino. “Un Mondiale profondamente deludente non solo per i risultati che sono emersi, ma per l’atteggiamento mentale che in troppi hanno avuto”. Pechino 2015 tra controprestazioni e assenze importanti. “E’ stato un Mondiale senza alcuni dei nostri numeri uno, fermati dagli infortuni, e in cui, a parte poche eccezioni, è mancato quello spirito, quel volersi battere al meglio delle proprie possibilità, che avevo richiesto alla squadra. Molti sono rimasti purtroppo lontani dalle loro effettive capacità e dai loro valori stagionali”. “La responsabilità è solo mia, del presidente – aggiunge Giomi -. Me l’assumo fino in fondo. La frustrazione di questi giorni è stata grande. Non voglio finire il quadriennio con rimpianti. I conti li faremo all’Olimpiade e nonostante il momento voglio cercare di essere ottimista. Non dobbiamo arrenderci. E’ indiscutibile il fatto che questi risultati ci debbano far riflettere perché sono un passo indietro clamoroso rispetto a quanto di buono si era visto fin qui in questa stagione. Penso ad esempio all’atteggiamento della squadra all’Europeo per Nazioni di Cheboksary di metà giugno. Gli interrogativi ora sono molti, ma le risposte potranno essere diverse: non si può mettere tutto sullo stesso piano.” “Le nostre migliori carte – prosegue il presidente della Federatletica – qui erano rappresentate da maratoneti (quarto Pertile e ottavo Meucci, ndr), marciatrici (quinta Palmisano e out per squalifica Rigaudo e Giorgi a pochi chilometri dall’arrivo mentre erano tra le prime otto, ndr) e altisti (Tamberi in finale, Fassinotti fermato dall’infortunio in riscaldamento, ndr). Penso che anche le due staffette femminili si siano battute con determinazione, in particolare l’innesto di una 19enne come la Folorunso nella 4×400 privata all’ultimo della Grenot. E per Rio speriamo di poter schierare anche la 4×100 maschile”. Non nasconde il suo stato d’animo il Direttore Tecnico Organizzativo Massimo Magnani. “Delusione e frustrazione sono purtroppo state all’ordine del giorno a Pechino. Delusione perché da parte di molti è venuta meno quell’aspettativa di uscire dalla competizione a testa alta. Frustrazione perché sono almeno tre anni che si cialis24hour-pharmacy.com lavora cialis online su questo progetto. I contesti dove si opera sono complicati, anche perché quando si cerca di aprire visioni diverse rispetto a quelle esistenti non sempre si trova l’atteggiamento giusto da parte dei nostri interlocutori. Purtroppo gli allenatori non sono quasi mai professionisti anche quando si occupano dell’alto livello. Il mio primo compito è quello di far capire quali siano le cose che non hanno funzionato in questo Mondiale. Per alcuni atleti Pechino ha probabilmente rappresentato la parabola conclusiva di un’attività internazionale di alto livello. Per quello che mi riguarda, mi faccio carico delle mie responsabilità di fronte a questi risultati. Non ho problemi se il Presidente e il Consiglio Federale dovessero valutare che devo andare a casa. Non faccio questo lavoro semplicemente per occupare una poltrona”. All’Olimpiade mancano meno di 12 mesi. “Pechino – spiega Giomi – ha rappresentato una tappa verso Rio dove contiamo di portare una squadra molto ristretta fondata sugli atleti che hanno dimostrato di poter essere competitivi a livello internazionale. A livello europeo possiamo essere competitivi, ma un Mondiale o l’Olimpiade sono un’altra cosa. E in troppi c’è la convinzione che per partecipare a queste rassegne basti fare il minimo sotto casa. Purtroppo almeno lexapro due terzi di quella squadra qui non è potuta esserci per scelta o per problemi fisici. Stiamo facendo un bel lavoro con i giovani come dimostrato nelle recenti manifestazione internazionali. Ci sono tanti ragazzi promettenti da far crescere e per loro gli Europei di Amsterdam del prossimo anno saranno un’ottima occasione”. Cosa fare per invertire la tendenza? “Ci siamo già attivati – aggiunge il presidente FIDAL – per potenziare il settore tecnico con la ricerca di altri allenatori italiani e stranieri. Sarà importante chiarire sempre di più le idee con gli atleti e le loro società. In tal senso abbiamo già in programma da tempo un incontro di programmazione a fine ottobre. Insieme al CONI sarà inoltre importante approfondire la ricerca su aspetti medici e biomeccanici. Senza dimenticare il confronto con le altre Nazioni, penso ad esempio al Canada che a Pechino ha dimostrato di aver fatto un grande lavoro. Così come il nuoto azzurro che riesce a fare tutto. In tal senso ho intenzione di incontrare al più presto il presidente Barelli”. Tecnici italiani che allenano atleti stranieri saliti sul podio a Pechino. “Sandro Damilano è il miglior tecnico mondiale della marcia, come Gigliotti nella maratona. Gianni Ghidini lavora già da tempo con un bel gruppo di nostri mezzofondisti under 23. Bisogna far crescere atleti e tecnici insieme. Non è accettabile che gli atleti si allenino a casa loro: l’idea che tu possa allenarti a casa è perdente, generic cialis online perché ci si isola. Su questo bisogna fare un percorso insieme anche alle società”. Inevitabile una domanda sul caso Schwazer. “Non abbiamo cambiato il nostro attegiamento rispetto alla questione. Resta l’intenzione di definire le squadre di marcia entro l’autunno, ma visti i risultati di Pechino al momento è difficile immaginare squadre al completo su 20km e 50km maschili. Dobbiamo riflettere”. Un ultimo azzurro in gara tra poche ore: Gianmarco Tamberi nella finale dell’alto. “Il risultato di Tamberi – conclude Giomi – qualunque esso sia, non cambierà nulla nel giudizio complessivo di questa trasferta”. RISULTATI/ResultsFOTO/Photos Ufficio Stampa FIDAL. Federazione Italiana di Atletica Leggera

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