Curiosita — 16 maggio 2008

Immagino che questo pezzo susciterà reazioni pro e contro la mia posizione, ma nel mio stile di libero pensatore e di persona che vive intensamente il mondo dell’atletica non posso più esimermi dal comunicare ciò che penso a proposito del ruolo dei giudici sul campo di gara nell’applicazione dei regolamenti.
Parto da un’idea banale, ma che alcuni eventi mi inducono a pensare che non sia dominio comune: lo scopo dell’atletica (o della corsa più in particolare) è coinvolgere quante più persone possibili in un’attività sana ed educativa, a tutte le età e per tutti i livelli agonistici. In seconda istanza, l’atletica premia le eccellenze, i talenti che con i sacrifici dell’allenamento e la fatica della competizione raggiungono livelli prestativi superiori.
L’atleta ha nelle proprie forze psicofisiche il segreto del successo, ha bisogno dell’ausilio di società sportive e federazione per essere messo nelle condizioni di esprimersi al meglio, ha infine bisogno del supporto dei giudici di gara perchè le prove in cui si cimenta si svolgano regolarmente e i propri risultati siano omologati e premiati adeguatamente.
Per incentivare l’attività su una gamma prestativa ampia, sono stati elaborati dei regolamenti che permettono successi ad atleti che si esprimono su livelli inferiori all’elite; per questo ci sono mondiali e olimpiadi, ma anche gare regionali, provinciali o di quartiere!
I giudici devono fare due cose fondamentali: permettere a quante più persone possibili di prendere parte alle competizioni in calendario e contestualmente far rispettare i regolamenti.
Faccio un esempio: a un campione olimpico non dovrebbe interessare disputare una gara provinciale, a meno che non sia la sua provincia di tesseramento e non debba rispondere ad una precisa chiamata della propria società. Qualora questo campione si presenti al via di una gara provinciale di una città diversa dalla sua, secondo regolamento, non entrerebbe in classifica e non parteciperebbe al montepremi. Siffatta misura tutela gli atleti che possono dare il meglio di sé a livello provinciale. La stessa logica informa la regola che vieta agli stranieri tesserati FIDAL(*) ed agli italiani che fossero nella top-10 dell’anno precedente nelle discipline della pista di partecipare a competizioni di livello regionale in regioni diverse da quella della propria società di appartenenza (salvo deroghe speciali del settore tecnico per italiani che abbiano bisogno di gareggiare per finalità federali).
Purtroppo però i regolamenti spesso restano sulla carta e non trovano applicazione pratica. Mi duole rilevare che spesso i giudici che soffrono di protagonismo nell’impedire agli italiani di gareggiare, pecchino frequentemente di timidezza nei confronti degli stranieri(*). Non dobbiamo temere di passare per ‘razzisti’, le regole sono lì per tutti e di fronte alla legge siamo TUTTI uguali; a maggior ragione chi è deputato all’esecuzione dei regolamenti non deve cedere.

Cito alcuni casi pratici, di cui sono testimone diretto, per essere preciso ed esemplificare i concetti espressi sopra.




  • Campionati Italiani Assoluti su pista 2007. Simona Viola (allora CUS Palermo) era iscritta nei 1500m e nei 5000m, da svolgersi in due giornate distinte. Fece la spunta per i 1500m e poi non partì per un fastidio muscolare occorso nell’ultima parte del riscaldamento; il giorno successivo si presentò per la spunta dei 5000m – tranquillizzata da un medico sull’entità del fastidio – e le fu impedito di gareggiare per un codicillo che puniva chi rinunciava alla gara una volta confermata la presenza. Un’atleta italiana in quel momento in ottimo stato di forma è stata penalizzata da un cavillo, quando il buon senso avrebbe suggerito un comportamento diverso.



  • Trofeo Parco Sempione 2008, gara regionale lombarda su strada. Simona Viola, della top-10 2007 su 5000m e 10000m e tesserata in Piemonte non può correre e se ne sta a casa tranquillamente; Fabio Mascheroni (anche lui nella top-10 2007) ha una deroga della FIDAL e – sebbene tesserato in Emilia – potrebbe correre, ma i giudici lo fanno partire senza pettorale, fuori classifica e senza premi. Un altro atleta italiano penalizzato indebitamente…



  • Campionati Italiani Assoluti di Cross 2008. Per la prova di Carpi, la mia società ha tardato ad iscrivere un proprio atleta (Di Bisceglie) nella prova juniores; il ritardo era di mezz’ora sui limiti specificati (le ore 12.00 del lunedì precedente la gara, 6 giorni prima). Chiesta una piccola eccezione alla FIDAL per permettere al giovane di correre, la FIDAL ha appositamente riunito il comitato tecnico per tre volte ed alla fine, nella giornata di sabato, ha deciso di non far correre il ragazzo. Il ragazzo nel frattempo aveva già fatto la trasferta dalla Puglia a Carpi e poi non ha potuto correre. Tre riunioni per un ritardo di 30′ mi paiono un’assurdità: ancora un italiano penalizzato dalla cavillosità…



  • CDS di corsa 10000m 2008 – fasi regionali. Sono state date deroghe per correre in regioni diverse dalla propria ad atleti che magari avevano già disputato la prova prevista nella propria regione, due esempi che mi vengono in mente: Sanna (Co-ver Mapei) e Stola (Runners Team Volpiano) che dopo aver corso in piemonte hanno potuto gettarsi nella mischia a caccia del minimo per gli assoluti l’uno in Emilia l’altro nel Lazio. Mi sta benissimo, la federazione ha dato un’ottima chance a giovani che volevano esprimersi ad alto livello. Ma perchè a chi svolgeva ruolo di scrutatore ai seggi in Lombardia (12-13 aprile) dove i CdS dei 10000m erano previsti a Brescia il 12 aprile, non hanno avuto la possibilità di gareggiare in un altra regione essendogli stata negata la deroga??? Altri ragazzi italiani penalizzati… per aver servito lo stato!



  • Borgomanero 13 aprile e Maggiate 14 maggio 2008, gare regionali su strada, con approvazioni FIDAL Piemonte 059/strada/2008 e 066/strada/2008. Il tunisino Rached Amor corre con pettorale e vince in ambedue le prove, sempre davanti a me. Peccato che Amor sia tesserato per una società lombarda (e che perdipiù vanti prestazioni abbondantemente da top-10 italiana) e non possa gareggiare. Che succede? Nel primo caso i giudici non si sono presentati sul campo gara e Amor si è tenuto primo posto e relativo premio; nel secondo caso i giudici c’erano e – nonostante la segnalazione tempestiva dell’irregolarità, prima e dopo la gara – hanno ammesso Amor al primo posto della classifica. Perchè un ragazzo di valore come Rached (1h01′ in mezza maratona!) disputa garette regionali cui non ha diritto e nessuno fa nulla? Dovrebbe allenarsi per confermarsi sui suoi livelli eccelsi, non sprintare per battere un Titotiberti qualunque nel novarese… E Rached è solo un caso nell’oceano, anzi devo dire che è un uomo molto educato e un atleta che rispetto molto: se i giudici non lo avessero fatto correre lo avrebbe accettato serenamente. Il punto è che i giudici lo hanno fatto correre.




La misura è colma, sto preparando una lettera aperta ai vertici federali e sto valutando se raccogliere firme a supporto della mia opinione, che so essere condivisa da molti. A presto.




(*) Attenzione, la limitazione nelle gare regionali per gli stranieri è pensata perchè il CONI autorizza ogni anno il tesseramento di un numero limitato di stranieri professionisti (che acquisiscono il diritto al tesseramento FIDAL, ma anche al permesso di soggiorno per lavoro subordinato-sport e a determinate garanzie e diritti contrattuali). A logica tutti gli stranieri tesserati FIDAL dovrebbero essere atleti eccellenti. Sappiate invece che gran parte degli stranieri che incontriamo in competizioni italiane o sono amatori e si spacciano per assoluti (così partecipano ai montepremi in denaro) o non sono nemmeno tesserati… In effetti la prima misura che i giudici dovrebbero sempre attuare è il controllo dei tesseramenti: i non tesserati non dovrebbero gareggiare, non fosse altro che per banali ragioni di sicurezza (il tesseramento è successivo alla verifica dell’idoneità alla pratica agonistica) e di assicurazioni sportive; quelli che scelgono di tesserarsi come amatori non dovrebbero ricevere premi in denaro, d’altra parte ogni scelta che si fa ha oneri ed onori.

Autore: Tito Tiberti

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