Cronaca — 02 dicembre 2008

L’Arno è limaccioso e scavalca il dislivello sotto l’argine della Zecca Vecchia con un gran fracasso. Te ne accorgi al deposito borse e pensi in lontananza al silenzio delle sue acque sotto il ponte Vecchio, pieno di oreficerie. Sono accorsi in ottomila all’anniversario d’eccezione di questa Signora Maratona, per i venticinque anni che l’ex capitale d’Italia ha saputo regalare agli sportivi con la sua gara di lunga distanza.
Firenze è Firenze. Il maltempo non ha messo e non ha tolto nulla allo straordinario scenario della città. Gli atleti infreddoliti ed inzuppati alla partenza, dall’alto della collina che si affaccia sulla città, sembravano uccellini tremanti ed allo sparo sono volati via. Uno sciame multicolore di podisti s’è abbattuto sulla città d’Arte.
L’organizzazione ha retto bene ai numeri e gli scettici sono serviti; questa maratona guadagna uno dei primissimi posti in Italia. Bella la medaglia finale,con la moneta d’epoca girevole nel conio d’autore. Suggestivo l’arrivo nel cuore dei monumenti dei grandi artisti che hanno firmato palazzi, torri, cattedrali e campanili, facciate e portoni, vie e budelli lungo quel fiume che fece tremare l’Arte mondiale nel 1966, quando una memorabile alluvione seppellì di fango interi quartieri ed opere d’arte. Le strade affollate che conducevano alla meta finale, gli applausi e gli incitamenti ed il considerevole drappeggio con i colori dell’apoteosi avranno accostato la mente di molti al suggestivo festeggiamento che a Firenze da secoli accompagna la città durante la festa del suo santo patrono. E proprio qui, tra il Battistero e la Cattedrale c’era lo sfarzo del rito del 24 giugno; le finestre erano addobbate da drappi e coperte verso la meta finale che si prefiggeva la Processione religiosa. Proprio come domenica scorsa?
Adesso  la festa è un’altra; è quella dello sport ed in ottomila hanno voluto esserci. Hanno corso in tutti i modi. E’ stato toccante scorgere un podista sorretto dalle stampelle,  andava avanti per le vie fiorentine imperterrito. Dal cuore della city alle Cascine e ritorno, un fiume di applausi per lui che con forza sorreggeva l’andatura e la ferrea volontà di uomo, prima che di atleta.
Il ponte creato dagli elicotteri che volteggiavano tra nuvole e pioggia ha ‘portato’ la maratona nelle case degli italiani, grazie ai servizi televisivi in diretta; così anche le telecamerine installate in alcuni punti del percorso dalla società che ha curato il monitoraggio elettronico di tutti noi, durante la gara.
Tantissimi i volti noti e conosciuti in tante gare sparse per l’Italia; da quelli delle ‘tue parti’ agli altri dalle canotte più diverse. La pioggia ha forse  rallentato la visione dei monumenti visti di ‘corsa’, complice la visiera del cappellino calato sugli occhi. Ma i passaggi d’Arte erano facilmente intuibili da una sensazione che avvolgeva il ritmo delle gambe e delle braccia. Vie di poeti e di architetti, di pittori e Signori, di Arti e Mestieri che dal medioevo hanno messo radici in città.
Come non ricordarsi in partenza delle opere che proprio Michelangelo diede a Firenze. Un piazzale-vedetta su cupole e campanili afflitti da una pioggia battente. Era l’epoca del cosiddetto Risanamento cittadino e di quando nove coppie di buoi portarono fin quassù il monumento in copia bronzea, a dispetto degli originali in puro marmo bianco.
Ed è così che questa magica domenica è andata via, tra lo scorrere di pagine di storia e di chilometri inzuppati. Poi a metà gara con un po’ di fatica la maratona s’è ‘asciugata’, mentre sul percorso l’area verde e boschiva delle Cascine ha immesso aria pura  nei polmoni, per il gran finale. I tappeti azzurri erano ad un passo, come la folla e la grande torta bianca a più piani delle nozze d’argento della Firenze Marathon. Beati quelli che l’hanno assaggiata


 


Foto di  Maria Luisa Marrone

Autore: Giovanni Mauriello

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