Curiosita — 03 marzo 2011

Un romanzo sulla corsa l’ultima fatica di Andrea Accorsi? Si è fuori strada! Il mondo dell’atletica, entro le cui maglie si svolge la trama, è solo un pretesto. Da questo angolo visuale privilegiato, a lui congeniale per l’ultraventennale frequentazione, volge il suo sguardo indagatore sull’uomo. Lo sport gli offre materiale a iosa, popolato com’è da campioni, mezze calzette, esibizionisti, arrivisti, malelingue, medici corrotti, allenatori senza scrupoli, genitori esigenti, ma anche dove trovano posto altruismo, nobiltà d’animo e fioriscono delicate storie d’amore.


All’autore non interessano i fuoriclasse, tantomeno la loro esaltazione pindarica. I superman baciati dalla fortuna non sono idonei a rappresentare i misteri dell’animo umano nella sua interezza e complessità. Non Achille, predestinato dagli dei a stravincere, ma l’umanità di Ettore, valoroso e perdente, attira le simpatie di Andrea Accorsi. Sono ‘vite da mediano’, quelle dei personaggi che animano il romanzo, le più adatte a capire gli uomini, perché più simili al vissuto quotidiano di ognuno di noi, fatto di slanci, errori, tormenti, emozioni e contraddizioni.


Appunto perché umani, sbagliano. Si affidano ai cattivi consigli, più ammalianti di quelli buoni, e sprofondano nell’abisso. L’autore celebra, poi, il loro processo di redenzione, lastricato di sofferenze. Lottando ‘fino all’ultimo fiato’ riescono a purificarsi e a sublimarsi all’amore puro.


Non il ricorso a valori trascendentali o a richiami esotici, è la vita in quanto tale che fornisce ai personaggi le energie per riscattarsi. E trionfano. La vittoria, conquistata senza scorciatoie, dona una felicità più compiuta perché giunta dopo atroci pene dell’anima.


Sebbene racconti una realtà dolorosa e sgradevole, Accorsi ha fiducia nell’uomo. Mette in luce errori e ingiustizie, ma non giudica e condanna nessuno.


La storia si svolge su percorsi familiari a noi ultramaratoneti, nei quali riversiamo i nostri sudori ed emozioni. Tutto il nostro mondo viene riportato in scena. Si rivivono i viali di Vienna, le dure salite del Passatore e gli asfalti della Romagna. Tutta da gustare la magistrale descrizione di tipo verista del territorio ferrarese. Con abilità, l’autore riesce ad estraniarsi ed oggettiva le nostre gare e i nostri sentimenti. In altre parole, il racconto non si dipana sulle strade delle corse, bensì lungo le strade della vita.


Il romanzo offre uno spaccato della società italiana in movimento, per l’arrivo di emigranti che sanno soffrire. La storia del barbone spagnolo, di Caruso, di Furia e dei neri che strapazzano gli italiani nelle gare, ci dicono che il futuro sarà di chi sa lottare. I nostri bamboccioni saranno dei perdenti nell’Italia di domani se non si danno da fare ‘fino all’ultimo fiato’.


Accorsi si dimostra fine conoscitore dell’animo umano, che descrive nelle pieghe più recondite. I personaggi sono ben caratterizzati, analizzati dal punto di vista psicologico con dovizia di particolari davvero notevole. Nasce così la storia di Mirko, il protagonista che, con la sua caduta e riscatto, può essere uno di noi; Maria, paziente e comprensiva, una delle nostre compagne; mentre non c’è posto in questo mondo per un tipo onesto come Mario. Poi c’è Paolo che, sebbene viva accanto alla sua donna da undici anni, di lei non ha capito proprio niente. La dolente esperienza di Amanda sta ad ammonirci che la vera cecità è quella dell’anima.


Il racconto è appassionante, il periodare caldo e la lettura piacevole. La trama, ben congegnata, è condotta con l’intensità di un giallo. I frequenti cambiamenti di scena tengono avvinto il lettore, che lo legge tutto d’un fiato. La conclusione  insolita ed il finale romantico lasciano una sensazione di rasserenante ottimismo.


Dal punto di vista stilistico, ciò che colpisce è l’uso sterminato delle similitudini, il più scivoloso degli artifici narrativi. Gli sgorgano spontanee una dopo l’altra. Ce ne sono di tutti i colori: azzeccate, inconsuete, originali, discutibili, strane, orrende. Mai banali: questo è importante per chi fa abuso di questa figura retorica, altrimenti il romanzo viene chiuso alla prima pagina. Per Accorsi, i capelli diventano ‘fili’, le gocce di sudore ‘lacrime’, il cielo ‘coperta’. Sentite queste: ‘Un ristorante fichissimo che stona alla pari di un tavolo da poker in un confessionale’. ‘La nebbia che si aggrappa ai muri come un poppante al seno’. ‘La sua immagine stava all’atletica come quella di una scrofa su una poltrona Frau’. ‘Le inquietudini a cascata libera, come il rutto di un ciclope che non perde tempo a curarsi della buona condotta’.


Sì, è vero nella corsa per vincere bisogna correre fino all’ultimo fiato. Altrettanto vero è che nella vita bisogna lottare fino all’ultimo fiato.

Autore: Michele Rizzitelli

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Peluso

  • bifulco clemente asd la solidarietà

    un gran bel romanzo che ho letto nel periodo in cui preparavo la mia prima maratona. non nascondo che mi ha aiutato a rilassarmi nei momomenti di maggior tensione che precedono la gara. ne consiglio la lettura perchè siamo fortunati ad amare uno sport ed avere anche chi mette su carta con la stessa passione le emozioni che viviamo nel momento in cui mettiamo una conotta, un pantaloncino e stringiamo i lacci di quelle scarpette che ci portano all’arrivo.

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