Maratone e altro slide — 18 settembre 2015

lisaL’ultratrail prevede distanze lunghissime e quindi un tempo di gara che può superare anche le dieci ore, si compete anche in orari notturni e le condizioni di gara sono impegnative non solo dal punto di vista del chilometraggio, del percorso fatto di sassi, fiumi, montagne, radici ed altro ma anche in condizioni atmosferiche avverse che vanno dal freddo o gelo che si può sperimentare in altitudini di montagna o anche tanto caldo dovuto alla temperatura elevata e dal dispendio di energia durante la prestazione sportiva.

Il Tor des Geants 2015, ultratrail di 330 chilometri e 24.000 metri di dislivello positivo, ha celebrato l’arrivo a Courmayeur di Patrick Bohard, Gianluca Galeati e Christophedopo ma dopo i primi tre arrivati che hanno conquistato il podio, a Courmayeur sono arrivati solo il francese Jean-Claude Mathieu, il giapponese Masahiro Ono e lo spagnolo Pablo Criado Tocal prima che la corsa venisse definitivamente interrotta.

Gli organizzatori hanno scritto nuovamente sul sito web: “Alle 8,30 la gara è stata definitivamente annullata per condizioni meteo che continuano ad essere proibitive, anzi, è previsto un deciso peggioramento in giornata. La priorità è sempre stata e rimane assolutamente quella di garantire la sicurezza a ogni concorrente. La direzione di gara sta provvedendo a organizzare i trasporti per riportare tutti i runner a Courmayeur o a consentire loro di raggiungere i propri mezzi. Verrà comunque stilata una classifica ufficiale, in base ai tempi dei concorrenti presi all’ultimo punto di cronometraggio ufficiale in cui sono transitati prima del blocco della gara. Ci sarà dunque la cerimonia di premiazione, prevista probabilmente nella giornata di sabato. In questo momento l’attenzione è soprattutto concentrata sul riportare i concorrenti a valle”.

Tra le donne il successo va alla svizzera Denise Zimmermann, seconda Lisa Borzani.

Ora è giunto il momento di parlarvi di una ragazza semplice ma determinata nelle cose che porta avanti, nei suoi progetti di vita ma soprattutto nel suo sport che pratica, riuscendo ad ottenere successi personali e di squadra notevoli ed a livello internazionale.

Voglio presentarvi Lisa Borzani, forse è sconosciuta ai tanti non appassionati del Trail, io personalmente l’ho conosciuta al raduno Nazionale premondiale presso Badia Prataglia in aprile 2015, in quell’occasione la Nazionale Italiana maschile e femminile si è radunata per conoscersi prima di tutto, per far squadra, per capire cosa volevano e potevano fare in occasione dei Mondiali Ultratrail.

E’ stata anche un’occasione per presentarsi ai ragazzi del posto, infatti si è organizzato un’attività rivolta per tutti i ragazzi per avvicinarli al mondo trail spiegando il significato di questo sport dove ci si sporca, si sente il freddo, la fame, la stanchezza. Lisa Borzani in quell’occasione, in particolare, si è mostrata molto sensibile al mondo dei ragazzi trasmettendo le minime nozioni del trail ai ragazzi che erano molto interessati e facevano molte domande, loro stessi non vedevano l’ora di provare un percorso nature, infatti in quell’occasione si era deciso di organizzare un minitrail per i ragazzi ed un trail per i più adulti con gli atleti della Nazionale Italiana.

Insomma ho conosciuto Lisa, una ragazza determinata, con passone, sensibile e che ci metteva il cuore nelle cose che faceva per se stessa e per gli altri.

Ai Mondiali Ultratrail 2015 Lisa è riuscita, grazie alle sue capacità fisiche e mentali ma anche grazie alla squadra Italia ed alla squadra Famiglia, a portare l’Italia Femminile sul podio, forse inaspettato, arrivando 11^ donna al mondo e seguita da altre due atlete che portavano punteggio alla squadra femminile, Sonia Glarey e Virginia Oliveri, ma anche tutte le altre atlete anno contribuito al bronzo della nazionale femminile.

Ho pensato di fare alcune domande a Lisa per far in modo che quello che ha fatto fosse enfatizzato e su quello che si è fatto, inoltre il mio intento è far conoscere il suo vissuto, il suo messaggio, ecco di seguito una breve intervista.

Lisa mi piacerebbe farti alcune domande, hai fatto una bella esperienza Internazionale, classificandoti 11^ donna in un campionato Mondiale, 1^ delle Italiane e riuscendo con la squadra femminile Italia ad ottenere un bronzo.

Quali sono state le tue sensazioni pregara, in gara, post gara ed ora cosa senti?

“Le mie sensazioni pre gara non erano buone…anzi oserei dire che fino al mercoledì erano pessime! Ma questo l’avevo confidato solo a Paolo! Poi, quando sono salita sul pullman che ha portato noi italiani ad Annecy la tensione ha cominciato a sciogliersi complice anche il fatto che ero assieme ai miei compagni di squadra che sono proprio simpatici! In gara fortunatamente sono stata sempre bene e questo mi ha sicuramente avvantaggiato moltissimo perché se il fisico reagisce bene anche la testa ne trae giovamento. Poi c’erano Paolo e mio papà a farmi il tifo ad goni ristoro perciò anche l’umore era dei migliori…diciamo che è stata proprio una giornata fortunata perché avevo delle belle sensazioni. Ora sono contentissima perché le mie compagne di squadra ed io abbiamo ottenuto una medaglia ASSIEME, con il contributo di tutte.”

Cosa cambia ora nella tuia vita, nei tuoi obiettivi?

Nella mia vita non cambia sostanzialmente niente. Certo che questa esperienza positiva è carburante puro che regala ancor più motivazione. I miei obiettivi per quest’anno rimangono quelli che avevo già fissato ad inizio anno cercando di divertirmi sempre e di avere sempre passione per la mia corsa, proprio come è successo ad Annecy!

Cosa significa per te essere ultramaratoneta?

Nel senso stretto del termine significa percorrere distanze superiori ai classici 42 km, in senso più ampio per me significa amare correre su strada o per sentieri per un periodo di tempo abbastanza lungo da far entrare in gioco variabili diverse oltre a quelle della classica “gara di corsa” variabili che riguardano l’ambiente esterno ma anche il proprio intimo modo di vivere la lunga distanza.

 Qual è stato il tuo percorso per diventare un ultramaratoneta?

Sono partita dalle gare su strada e dalla maratona corse per le prime volte per seguire le “orme” di mio padre, anche lui maratoneta. Poi con il tempo mi e’ venuta voglia di provare una 50km e poi il mitico Passatore di 100km. Infine, grazie al mio compagno Paolo amante della montagna, ho scoperto l’ultratrail.

Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta?

La voglia di pormi degli obiettivi anche “importanti” come distanza o dislivello (nell’ultratrail) e di cercare di lavorarci su per raggiungerli.

Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare?

Si, credo di sì. Al Tor des Geants quest’anno (2014) sono arrivata al “limite” non tanto dal punto di vista della gestione della fatica bensì da quello della gestione del sonno. Le prime tre notti di gara ho gestito la carenza di sonno con dei microsonni ma l’ultima notte (la quarta) è stata dura e credo di essere arrivata proprio al limite delle mie possibilità in tal senso.

Quali i meccanismi psicologici ritieni ti aiutano a partecipare a gare estreme?

La voglia, l’entusiasmo, la serenità interiore e con chi ti sta accanto sono per me elementi psicologici fondamentali.

Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile?

Il Tor des Geants. ma è stata anche l’esperienza più bella che abbia mai sperimentato!

Cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici?

Lisa: La curiosità e la voglia di vedere se ce la posso fare, sempre con la consapevolezza che non sono un super eroe e che quindi posso anche fallire perché fa parte del gioco.

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua partecipazione a gare estreme?

Paolo, il mio compagno, condivide tutto con me: allenamento, gare, preparazione e questo oltre ad essere stupendo per me è anche una bellissima fonte di forza. Mia mamma dice il rosario tutte le sere affinché il Signore mi convinca a smettere perché teme che io, abbastanza minuta, possa consumarmi del tutto!! Mio papà però è mio segreto complice! I miei amici che praticano anche loro le ultra mi capiscono benissimo, Gli altri un po’ meno ma mi supportano ed incoraggiano lo stesso.

Che significa per te partecipare ad una gara estrema?

Significa mettermi in gioco, provare a raggiungere l’obiettivo prefissato, iniziare un’avventura “programmata” e preparata.

Ti va di raccontare un aneddoto?

Uno che mi piace è questo. Alla fine del mio primo tentativo di ultratrail di 50km arrivai al traguardo 3 ore dopo il mio compagno e, quasi in lacrime per la troppa fatica provata gli dissi: “mai più!! asfalto tutta la vita!!”. Poi l’anno successivo cominciai ad allenarmi per il Tor des Geants.

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta?

Che a volte (non sempre purtroppo!) io (come chiunque altro) posso trovare dentro me delle risorse fisiche e mentali che non immaginavo lontanamente di possedere.

Come è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa?

Devo cercare di “incastrare” tutto: lavoro, famiglia e sport perché le ultra richiedono indubbiamente tante ore da dedicare all’allenamento. Ho però la fortuna di condividere tutto con il mio compagno perciò risulta tutto più facile.

Usi farmaci, integratori? Per quale motivo?

Integro le vitamine A, C ed E perché sono potenti antiossidanti che servono per combattere le vagonate di radicali liberi che produciamo con la corsa.

Quale può essere un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi a questo sport fatto di fatica, impegno, sudore, sofferenze?

Sono davvero contentissima di questa esperienza e anche del bel risultato raggiunto con la squadra soprattutto perché abbiamo dato tutto ciò che potevamo!

Un messaggio che secondo me è bene passare ai ragazzi è che in questo sport, come nella vita, è importante mettere passione, dedizione, voglia ed impegno in ciò che si fa perché la cosa importante non è vincere (anche se ciò può far piacere ovviamente!) ma sentire di “aver dato tutto” quando si taglia il traguardo. Credo che sia importante passare questo messaggio perché, appunto, la società di oggi è quella che esalta solo chi APPARE VINCENTE a scapito di chi invece mette impegno, fatica e cuore in quello che fa.

Cosa vuoi dire a tua madre, tuo padre, alle donne del mondo?

“A Omer&Mansu (i miei genitori) dovrei fare un monumento per l’assistenza in loco e da casa fatta di spostamenti in auto lungo il percorso di gare, di sonno patito (dato che la gara partiva alle 3 e 30 di notte!), di energie fisiche e mentali spese e fatta anche di accurate preparazioni di riso in bianco, torte light, panini con l’uva, caffè di moka, bottigliette di mezza acqua e mezza coca cola, insomma: una vera “banda” di assistenza professionale!!  )

Alle donne del mondo bhe..mi verrebbe da invogliarle a correre in libertà magari per sentieri ma immagino che magari a molte di loro possa non piacere questo sport…però , in generale, potrei dire loro di coltivare le loro passioni siano esse legate allo sport o ad altro in modo da poter esprimere il loro modo di essere ed il loro sentire senza dover per forza passare per gli stereotipi della società di oggi che vuole donne “standard” assolutamente vincenti, attraenti ed efficienti.”

Hai un sogno nel cassetto?

Si ma non si dice senno non si avvera!!!

Quindi un atleta mette in gioco non solo le capacità fisiche ed atletiche ma soprattutto capacità mentali di gestione di momenti preparatori alla gara, contestuali alla gara, infatti ora per ora bisogna monitorarsi e capire come ci si sente, come si sta andando, se l’andatura è quella giusta o è il caso di rallentare un pochetto per riservarsi energie importanti per concludere la gara con buone sensazioni. Inoltre c’è da considerare l’importanza dell’aspetto alimentare, come nutrirsi prima durante e dopo la gara, cosa portarsi a seguito bevande, gel, integratori, se sono previsti eventuali ristori durante il percorso.

Insomma è uno sport non semplice ma lo ritengo interessante per mettersi alla prova come esperienza di vita e come metafora di affrontare la vita giorno per giorno come si affronta chilometro per chilometro con la convinzione di avere la passione e la gioia così come si può avere la passione e la gioia di correre tra la natura superando qualsiasi avversità ed apprezzando il bello dell’esperienza e quello che si apprende ogni volta se si è aperti al nuovo.

Per concludere non posso che augurare a tutti un sano esercizio fisico con qualsiasi modalità e consultare libri sulla psicologia dello sport e del benessere che sono anche reperibili presso Frizzi e Lazzi, negozio di “Scarpe running e non solo” sito in Manfredonia Corso Manfredi 303, oppure a Roma presso “Planet Sport Running”, viale Spartaco 60/66.

 

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

CONTATTI: 380.4337230 – 21163@tiscali.it

http://www.mjmeditore.it/autori/matteo-simone

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+simone+matteo.html

 

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