Medicina slide — 19 luglio 2017

fascite-plantareLa fascite plantare è la prima causa di dolore al tallone ed è una delle patologie di più frequente riscontro negli studi di Fisiatri e Ortopedici. Si stima che tra il 4% e il 7% della popolazione è affetto da un dolore al tallone, e, tra questi, circa l’80% sono dovuti alla fascite plantare. Circa il 10% delle persone sono colpite da questa patologia durante il corso della loro vita.

La fascite plantare è una infiammazione della fascia plantare, detta anche aponeurosi plantare o legamento arcuato: si tratta di una robusta fascia fibrosa che collega la zona mediale del calcagno con la radice delle dita del piede. Tale legamento è importante nella trasmissione delle forze del tricipite surale (il muscolo del polpaccio) alle dita. Le sue caratteristiche visco-elastiche consentono di trasmettere l’energia derivante dall’esecuzione dei passi o dei salti, fornendo una spinta propulsiva.

Quando, nel corso del ciclo del cammino, il piede si eleva sulle punte, col tallone sollevato dal suolo, la fascia plantare si distende: è facile intuire come continui movimenti che creino eccessive sollecitazioni a questo livello possano determinare una infiammazione della fascia. Nel mondo sportivo questa patologia è particolarmente frequente nel running, calcio, basket, rugby, danza, atletica leggera, ovvero in quegli sport che comportano spinte e salti che vanno a determinare un sovraccarico funzionale della fascia plantare.

L’infiammazione e dolore possono localizzarsi a livello del calcagno, e in questo caso la patologia prende il nome di fascite plantare prossimale, oppure, più anteriormente, a livello del mediopiede, e in questo caso si parla di fascite plantare distale. In genere il dolore insorge a livello del calcagno e, in assenza di trattamento, può estendersi prossimalmente migrando lungo l’avampiede fino a interessare tutta la pianta del piede, col risparmio delle sole falangi distali (le punta delle dita).

Richiamo Anatomico

La fascia plantare (o aponeurosi plantare) è una fascia fibrosa localizzata sulla superficie plantare del piede subito, abbastanza superficiale, subito al di sotto del piano sottocutaneo. Essa ricopre i muscoli e le strutture neuro-vascolari della pianta del piede. Si compone di 3 porzioni: parte intermedia, parte laterale e parte mediale. Sul versante calcaneare essa si ancora alla tuberosità mediale del calcagno (alcune fibre si fissano anche sul processo laterale) e si estende fino alle falangi prossimali delle dita; dalla porzione intermedia partono inoltre, i fasci mediale e laterale che vanno a costituire i setti mediale e laterale. La porzione intermedia è molto spessa e resistente, quella laterale è più spessa posteriormente che anteriormente, mentre quella mediale è più spessa anteriormente che posteriormente.

La volta plantare è sostenuta anche da una serie di legamenti e muscoli:

  • legamenti: legamenti cuneo-metatarsali, calcafeno-scafoideo, astragalo-calcaneale e scafo-cuneiformi.
  • muscoli: flessori brevi delle dita, flessore breve dell’alluce, abduttori dell’alluce, abduttori del 5° dito, flessori lunghi delle dita, flessore lungo dell’alluce, muscoli peronieri breve e lungo.

I legamenti sono in genere funzionalmente deputati a sostenere un sovraccarico anche piuttosto intenso, ma di breve durata. I muscoli, invece, sono in grado di opporsi a uno stress di minore entità ma più prolungato nel tempo.

Funzione

L’aponeurosi plantare strutturalmente contribuisce al sostenimento dell’arco mediale-longitudinale e, dal punto di vista funzionale, trasmette le forze dalla zona calcaneare prossimale a quella distale delle dita. Svolge un’importante ruolo durante il cammino: grazie alle sue caratteristiche visco-elastiche intrinseche, assume una fondamentale importanza, durante il ciclo del cammino, nella trasmissione delle forze del tricipite surale (il muscolo del polpaccio) alle dita, contribuendo a fornire la spinta propulsiva per l’esecuzione dei passi e dei salti. Si allunga durante la fase di contatto con il suolo e ritorna alla sua forma originaria nella fase aerea.

La fascia plantare è connessa col tessuto muscolare e con le altre fasce, ne riceve e ne trasmette le tensioni fornendo una continuità nella distribuzione delle forze che serve a ottenere un equilibrio nell’esecuzione dei movimenti. Distribuisce sia le forze statiche, derivanti dal mantenimento della posizione eretta, sia le forze dinamiche che si generato durante il cammino, la corsa e il salto. La fascia plantare svolge un’importante funzione di trasmissione delle forze muscolari e alla dissipazione di eventuali concentrazioni di tensioni sulle entesi (punti in cui i tendini si connettono all’osso): questo serve a ridurre l’usura delle strutture e ridurre il rischio di rotture.

Cause

Molteplici fattori in genere contribuiscono all’insorgenza della fasciosi plantare.

  • particolari conformazioni anatomiche del piede: piede piatto o piede cavo. Avere un piede piatto o cavo altera l’equilibrio delle forze fisiologiche che agiscono durante il cammino. Questo può accentuare le sollecitazioni sull’aponeurosi plantare;
  • calzature inadeguate: indossare scarpe troppo larghe o troppo strette; eccessivamente morbide o rigide;
  • sovrappeso e obesità: statisticamente le persone in sovrappeso o obese sono più soggette perché il piede deve sostenere l’intero corpo e questo aumenta le sollecitazioni sulla fascia plantare. Ad aumentare ancora di più i rischi è l’aumento di peso in breve tempo. Anche le donne in gravidanza sono soggette a questa patologia.
  • sesso: statisticamente essere donna comporta un rischio maggiore; durante la gravidanza è più frequente sperimentare episodi di dolore acuto;
  • attività fisica troppo intensa, sproporzionata o eccessiva rispetto al carico di allenamento abituale: una categoria a rischio sono gli sportivi che percorrono lunghe distanze di corsa o svolgono movimenti che sollecitano molto la fascia plantare come salti o scatti. Anche chi svolge lavori molto attivi o che prevedono di rimanere a lungo in piedi possono essere colpiti da questo disturbo.
  • ipostenia (debolezza) dei muscoli della gamba: se i muscoli lavorano poco e male, il legamento arcuato sarà maggiormente sollecitato!

La fascia si allunga tutte le volte che ci solleviamo sulle punte e questo stiramento è tanto maggiore quanto il movimento è vigoroso. Più velocemente avviene lo stiramento e più è probabile che avvengano lesioni rappresentate dalla rottura di alcune fibre che formano la fascia. Queste lesioni solitamente sono impercettibili e per nulla gravi ma necessitano di tempi piuttosto lunghi per essere riparate ma a lungo andare la ripetizione delle sollecitazioni porterà alla degenerazione del legamento e all’infiammazione.

La situazione che si verifica invece durante il riposo è l’opposta, i piedi sono rilassati e quindi il legamento arcuato si accorcia. Nel momento in cui si prova a camminare, il tessuto fibroso tende a rimanere contratto e per questo si prova dolore. Con il passare del tempo il movimento ne stimola l’allungamento favorendo così la regressione del dolore.

Sintomi

Il sintomo principale è il dolore alla pianta del piede, principalmente localizzato nella parte interna del tallone ma che può estendersi alla parte centrale del piede e all’avampiede fino a interessare l’intera pianta del piede a esclusione delle falangi distali.

Spesso il dolore si presenta in modo più severo al mattino, appena scesi dal letto oppure dopo lunghe pause in cui si resta immobili e tende a ridursi o persino scomparire a una dolce e progressiva mobilizzazione per poi ricomparire dopo uno sforzo, che può essere rappresentato da una corsa, lunghe passeggiate o semplicemente al termine della giornata.

Può manifestarsi come una “fitta”, molto intensa e di breve durata, oppure di più lieve entità ma più prolungata nel tempo.

Bisogna sottolineare che questo dolore, se trascurato, tenderà a trascinarsi nel tempo. E’ , dunque, importante diagnosticare e trattare tempestivamente questa patologia.

Se nel corso della fascite la fascia plantare continua ad essere stressata, questa può arrivare addirittura a rompersi. Tipici segni e sintomi della rottura della fascia plantare includono un clic o un rumore di schiocco, un significativo gonfiore e un dolore acuto localizzato alla pianta del piede.

Diagnosi – come viene diagnosticata una fascite

La fascite plantare può essere agevolmente diagnosticata dal medico. Gli specialisti cui rivolgersi sono in primis il Fisiatra e l’Ortopedico. Nella maggior parte dei casi sono sufficienti una adeguata raccolta anamnestica e un attento esame clinico. Il medico dovrà escludere tutte le altre cause di dolore al tallone e, nei casi dubbi, potrà richiedere l’esecuzione di esami strumentali quali una Radiografia del piede, una TC o una Risonanza Magnetica.

Il medico valuterà:

  • eventuale presenza di edema, eritema, tumefazione
  • articolarità
  • tono, trofismo e forza muscolare
  • riflessi osteotendinei
  • sensibilità tattile

Terapia

La maggior parte dei casi di fascite è responsiva al trattamento conservativo. I principali rimedi a nostra disposizione sono:

  • riposo: evitare per qualche settimana le lunghe camminate, il rimanere a lungo in piedi e gli allenamenti intensi. Questo ridurrà l’infiammazione locale.
  • applicazione di ghiaccio locale: utile durante i periodi di riacutizzazione. Va applicato 3 o 4 volte al giorno per 10 minuti.
  • farmaci anti-infiammatori e anti-dolorifici: sia da assumere per via orale che da applicare localmente. Agiscono sulla causa, l’infiammazione!
  • ciclo di onde d’urto: questa terapia fisica è particolarmente indicata ed efficace in questa patologia. Sono necessarie in genere 3 sedute e l’effetto è apprezzabile al termine del ciclo. Il meccanismo d’azione è legato allo stimolo trofico sulla formazione di nuovi capillari sanguigni, in grado di eliminare le scorie nocive responsabili del processo infiammatorio.
  • altre terapie fisiche: sono efficaci anche ultrasuoni, ionoforesi, fonoforesi e massaggi.
  • esecuzione di esercizi di stretching: questo aiuta a distendere i tessuti adiacenti la regione infiammata.
  • indossare calzature adeguate ed eventualmente plantari (approfondimento: solette e plantari per fascite plantare) che consentano di non sollecitare ulteriormente i punti dolenti.

Complicanze

Se si ignora la patologia, il dolore può diventare cronico. Questo può determinare modificazioni nel modo di camminare e ripercussioni funzionali a livello di:

  • gambe
  • ginocchia
  • anche
  • colonna vertebrale

L’infiammazione della fascia plantare può determinare, inoltre la formazione della spina calcaneare o sperone calcaneare: essa è una patologia a carattere degenerativo dovuta all’artrosi o alla cronicizzazione della fascite plantare. E’ una esostosi che si forma in genere a livello dell’inserzione della fascia sul tallone ed è dal deposito di sali di calcio che viene sostenuto dal processo

Questo articolo è stato scritto dalla Dr.ssa Giovanna Russo in collaborazione con MedicinaFisica.It

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