Cronaca slide — 22 ottobre 2012

Sulle colline senesi, nel silenzio di borghi medievali, i due vini s’incontrano

Le crete senesi baciate dal sole mediterraneo hanno lasciato il segno, come i profondi solchi impressi sull’intero tracciato bianco di gran parte di queste colline toscane. La corsa tra i boschi e le vigne del Chianti sono più di un evento sportivo. E per il sesto anno Castelnuovo Berardenga, dove nasce e si sviluppa l’ecomaratona, fa passi in avanti. Tra borghi e paesi medievali, 1300 trailers hanno appuntato i pettorali ufficiali sulle canotte, un altro migliaio hanno invece arricchito lo scenario verde dei campi con la non competitiva o passeggiando per le cantine, un modo per onorare, senza strafare, muscoli e palato.
Un territorio in movimento, dunque, cercando di catturare ogni visuale di questa magica domenica.
Provare per credere. Nasce così l’idea di raggiungere le crete con un gruppo di amici in questo scorcio di caldo autunno. Il tempo è bello e la mezza manica è di rigore. Ne approfittiamo per vestirci di azzurro, maratoneti-collegiali e turisti non per caso, in giro per i vicoletti.  In piazza c’è Gelindo Bordin. Lo scenario della festa è pronto 24 ore prima e la torre dell’orologio comincia a scandire le ore: benvenuti a Castelnuovo: ““E’ qui che date i numeri?” Il centro maratona non è il bancolotto, ma le ambate sorgono spontanee. Facciamo rifornimento dei pettorali e la maglia rossa della Diadora fa l’occhiolino a quella azzurra: “Che facciamo sto gemellaggio, Napoli-Chianti?” Perché no.
L’avrà pensato anche Adelaide De Maio quando prima della partenza da Villa a Sesto ha ricordato a microfono che l’unione con i Campi Flegrei si può fare: “Il panorama, il vino, le terme, la storia, l’ospitalità. Vuoi vedere che siamo fatti l’un per l’altro? Che magarila Falanghinaè un po’ Chianti?” Si parte per la 18 km. con gli inglesi caricati al massimo, la truppa più numerosa è quella d’oltre Manica. La caccia è aperta, ma lo starter preferisce la propria voce per dare il via.  Primi chilometri molto trafficati e lunghe code tra i vigneti in curva. Si ripassa sotto l’arco, ma non c’è il tutor; qualcuno scandisce la provenienza, mentre le prime (ed ultime) casette ci salutano. Il bosco s’avvicina e la prima asperità anche. Lo stretto sentiero permette di correre poco, mentre la folta vegetazione non consente al sole di asciugare il fondo scivoloso. Rallentamenti e nuove code. La fila si riapre più avanti e molti corrono verso la rocca di Sestaccia, ormai in rovina e la vetta di Campi. Dietro alcune casematte c’è l’Amiata che guarda da lontano, ma gli occhi, qui, devono fissare il terreno, perché ora si scende in velocità e la ghiaia bianca è insidiosa. Saltelli per anticipare buche e massi, mentre di lato c’è chi mette la freccia e passa.
Si sale e si scende e in un ripido tratto, che ti porta veloce a valle, i cartelli avvertono che è meglio tirare un po’ il freno a mano. Si corre verso S. Cusmè, il piccolo borgo raccolto tra le mura medievali, nei pressi della sorgente dell’Ombrone, prima di attraversare i vitigni delle tenuta Arceno. Da qui sono partiti per la non competitiva e molti altri passeggiatori camminano ancora sul percorso, quando li superiamo.  Dopo i filari c’è un’ improvvisa salita e cominciano ad apparire i primi cipressi, anche se solo più avanti c’è il caratteristico chilometro alberato. “Quei cipressi alti e schietti in duplice filar…”, attendono che la carovana di podisti li passi in rassegna. Alla fine del viale alberato c’è un ricco ristoro tra le bandiere issate a festa.
Ormai siamo agli sgoccioli, pochi chilometri al termine. Ma c’è l’ultima insidiosa salita, dopo lo scavalcamento di un rivolo d’acqua. L’ombra della vegetazione rende ancora il terreno sdrucciolevole, prima e dopo alcuni scalini disegnati nell’argilla. L’irta boscaglia porta a scollinare, dopo l’ultimo ristoro. Quindi si plana verso il traguardo con un chilometro di strada asfaltata, fino alla piazza di Castelnuovo. E’ finita con l’applauso degli amici. Il tempo di una doccia, prima di mettersi in fila soldatesca per il pasta party, arricchito dai salumi della zona e da un buon bicchiere di vino. I cantuccini non sono mancati a tavola, come la pazienza di tutti i volontari.
Nel pomeriggio si riparte, mentre molti maratoneti devono ancora terminare la loro lunga fatica. Un buon risultato tecnico lo incassa Letizia Martignetti (Stufe di Nerone) seconda di categoria, in 1h 39’.

Autore: Giovanni Mauriello

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