Atletica News — 31 luglio 2010

Bella serata azzurra allo stadio Olimpico di Barcellona. Non arrivano medaglie, ma una serie di buoni risultati. Cinque i finalisti dell’intera giornata, con Libania Grenot che sfiora il bronzo nei 400 metri correndo in un eccellente 50.43, e finendo alle spalle delle russe che fanno tripletta. Settimo posto, nella stessa gara, per Marta Milani, capace di limare quattro decimi al personale, correndo in 51.87. Settimo posto anche per Silvia Salis nel lancio del martello (68,85) e per Christian Obrist nei 1500 metri (a meno di mezzo secondo dall’argento, in un finale al calor bianco dopo tre quarti di gara corsa su ritmi tattici). Il quinto finalista è Marco De Luca, sesto nei 50km di marcia della mattinata. In grande spolvero anche Andrew Howe, 8,15 nelle qualificazioni del salto in lungo, superate utilizzando uno solo dei tre salti a disposizione.


La cronaca del pomeriggio 


1500 uomini – E’ Spagna nei 1500 metri che chiudono la serata europea numero quattro. Arturo Casado è il più bravo a leggere l’evoluzione di una corsa dal ritmo praticamente azzerato per almeno 900 metri, e può brindare sul podio con il connazionale Olmedo, terzo alle spalle del tedesco Schlangen. Ci sono cinque atleti in mezzo secondo, dall’argento del tedesco fino al settimo posto di uno sfortunato Christian Obrist, tra i più veloci nell’ultima retta, ma partito davvero da troppo lontano (e troppo dall’interno) per riuscire a liberare tutti cavalli del suo motore. L’altoatesino è bravo ad interpretare la corsa nella parte finale, ma gli avversari erano ormai già fuori dalla portata quando si aprono gli spazi necessari per piazzare lo sprint. Estevez finisce ai piedi del podio, quarto, il francese Kowal è quinto, Baddeley sesto, con soli 4 centesimi di margine sull’azzurro. Obrist è il quinto finalista di giornata per l’Italia, che ora nella classifica per piazzamenti è sesta, con 44 punti.


Martello donne РSilvia Salis ̬ settima, ed ̬ la quarta finalista (piazzata tra le otto) italiana della giornata, dopo De Luca, Grenot e Milani. La ligure ̬ sicuramente meno brillante che in qualificazione, ma riesce comunque ad aggrapparsi con le unghie e con i denti alla finale, con il 68,85 del secondo turno (serie completa: 66,98; 68,85; N; N; 68,35; 67,51). Vince Betty Heidler, la tedesca, con un sontuoso 76,38 al quinto lancio, dopo essersi portata in testa dal secondo, 75,92. La russa Tatyana Lisenko ̬ battuta, ma comunque in grado di far volare il suo martello a 75,65, ed ̬ battuta anche la primatista del mondo, la polacca Wlodarczyck, terza con 73,56.


400 metri – Mancano solo un paio di metri, a Libania Grenot, per conquistare una medaglia. L’italo-cubana è quarta sul giro di pista in 50.43, a 33 centesimi dal 50.10 della russa Krivoshapka, approdata al bronzo; le russe fanno tripletta, con l’oro della Firova (49.89) e l’argento della Ustaolva (49.92), a certificare una superiorità molto più che netta. La gara vede protagonista assoluta l’azzurra, che guida per almeno 250 metri, ed imbocca il rettilineo quasi sulla stessa linea delle altre. Nel finale però le russe tengono meglio dell’italiana, a parte la Krivoshapka, che perde terreno rispetto alla Grenot. Il 50.43 è il secondo tempo mai realizzato dall’azzurra, inferiore solo al 50.30 del primato italiano, realizzato lo scorso anno a Pescara. Elogi anche per marta Milani, che non smette di stupire. E’ settima, ma demolisce il suo primato personale scendendo a 51.87 (aveva 52.27), e siglando così la sesta prestazione italiana di sempre. La prima corsia in questo caso non è un peso, perché la bergamasca punta tutte le avversarie, e alla fine supera anche la francese Hurtis (52.05), finendo vicina alla ucraina Yefremova (51.67). E’ la conferma che nella staffetta 4×400, il cui titolo potrebbe essere già assegnato alla Russia, le azzurre sono potenzialmente in grado di fare un’ottima figura.


Salto in lungo – Andrew Howe è in condizione, e la dimostrazione arriva subito. Basta un salto all’azzurro per archiviare la pratica qualificazione, e tornare a concentrarsi in vista della finale di domenica: 8,15 è la cifra della prova di Howe (vento -0.3), misura che conferma sostanzialmente quanto di buono visto già in occasione degli Assoluti di Grosseto. Il reatino è da lodare, perché per una volta sembra molto più un lunghista, che un velocista che salta in lungo. La rincorsa è tutt’altro che frenetica, anzi, ma veloce quanto basta, e la pedana finalmente è centrata senza ansie (l’analisi video dice 3.4 cm dal nullo). Bella fase di volo, con il corpo in pieno equilibrio, e buona chiusura finale. Risultato, promozione diretta e immediato ritorno in albergo, per preparare una finale nella quale, almeno a quanto si è visto oggi, anche l’azzurro potrà recitare la sua parte da protagonista. Meglio di lui fanno solo il tedesco Reif (8,27), lo spagnolo Caceres (8,27), il britannico Chris Tomlinson (8,20), e il greco Tsatoumas (8,17, con vento oltre il limite, +2,3). Bravi ma sfortunati gli altri due italiani in gara. Emanuele Formichetti sfiora la qualificazione con un salto a 7,91 (serie: nullo; 7,91; 7,80), ma si ferma a 7 centimetri dal dodicesimo posto buono per il ripescaggio, ed è sedicesimo. Poca gloria per Stefano Tremigliozzi, che si difende molto bene saltando 7,80 (+1.0), ma chiude al 21esimo posto (serie: 7,41; 7,80; nullo).


200 donne – In mattinata Giulia Arcioni era stata bravissima, correndo in 23.63 contro un vero e proprio muro di vento (-3.5). Purtroppo, in semifinale, la romana è costretta nella impossibile prima corsia, e si ritrova ancora l’aria a farle lo sgambetto (-1.7): malgrado tutto questo, la Arcioni corre ancora in 23.77, risultato da non disprezzare affatto, malgrado l’ottavo posto finale. Migliore del turno di semifinale, la russa Fedoriva, con 22.63 (-0.2).  


LE ALTRE FINALI – Cristophe Lemaitre fa doppietta nei 200 metri, ma non è la passeggiata attesa da molti. Il francese ha la meglio sul britannico Malcolm per appena un centesimo di secondo, in tuffo al termine di una grande rimonta, 20.37 contro 20.38 (-0.7), a dimostrazione che i turni pesano per tutti. Francia al bis di medaglie con il bronzo del puntuale Martial Mbandjock (20.42). I 110hs parlano inglese, grazie al successo di Andy Turner (13.28), ma c’è da dire che una parte del merito va attribuita allo slovacco Svoboda, in testa per sette barriere ma poi finito fuori ritmo (e fuori dal podio) dopo aver colpito un ostacolo. Lo stadio ribolle per i 3000 siepi donne, aspettando il successo della Dominguez, e la relativa 100esima medaglia spagnola nella storia degli Europei. L’impresa riesce a metà, perché la Dominguez fa sua una medaglia, ma d’argento, alle spalle della Zarudneva, battistrada (con la spagnola incollata alle calcagna) dal primo all’ultimo metro di corsa, fino al 9:17.57 conclusivo.


La lunga gara dell’asta donne premia l’unica stella in gara, la russa Svetlana Feofanova, salita a 4,75; dietro di lei, podio tutto tedesco, con Spigelburg e Ryzih, entrambe a 4,65 (come altre due avversarie). I 400 metri sono bellissimi, con cinque atleti in 7 centesimi, anche se il tempo finale non brilla come quelli, spaventosi, delle semifinali. Vince Kevin Borlée, il meno pronosticato dei gemelli belgi, con 45.08, grazie ad una poderosa rimonta nella retta finale; argento e bronzo ai britannici, con Bingham (45.23) all’argento e Rooney (45.23) che finisce terzo malgrado la terribile prima corsia. Nel giro con barriere al femminile vince la favorita assoluta, la russa Natalya Antyukh, con la miglior prestazione europea 2010 (e record dei campionati), uno stratosferico 52.93. Stambolova firma il record bulgaro con 53.82, ed è seconda, mentre il bronzo va alla britannica Shakes-Drayton, 54.18. La finale degli 800 metri è entusiasmante. La britannica Meadows, come d’abitudine, va in testa, e comanda (passaggio ai 400 in 59.06) fino all’ingresso nell’ultimo rettilineo. A beneficiare del treno regolare è soprattutto la russa Savinova, brava anche nell’attendere all’esterno, per tutta l’ultima curva, prima di effettuare il sorpasso decisivo. Bravissima anche l’olandese Hak, argento con il personale di 1:58.85, mentre per la Meadows arriva la consolazione del bronzo, 1:59.39.

Autore: Ufficio stampa Fidal

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