Atletica News — 02 agosto 2010

Ancora una medaglia per l’Italia nella giornata conclusiva dei Campionati Europei di Barcellona. E’ la sesta, e la porta la 4×100 maschile (Donati, Collio, Di Gregorio, Checcucci), che è seconda con il record italiano abbassato a 38.17. L’oro va ai francesi, con 38.11, al termine di un duello fantastico sul filo dei centesimi. Record italiano anche per la 4×400 donne (Bazzoni, Milani, Spacca e Grenot), che sono quarte con 3:25.71. Quinto posto per Andrew Howe nel salto in lungo, con 8,12, in una gara dominata dal tedesco Reif, capace del mondiale stagionale a 8,47. Sesta Elena Romagnolo nei 5000 metri, e ottava la 4×400 maschile (Vistalli, Galletti, Licciardello e Barberi). Gli azzurri chiudono all’ottavo posto nella classifica a punti, con 24 finalisti e 92 punti, trenta in più dei 62 collezionati a Goteborg quattro anni fa.


4×100 uomini – Argento europeo e record italiano, 27 anni dopo lo storico quartetto (Tilli, Simionato, Pavoni e Mennea, 38.37 il 10 agosto del 1983) che fu argento mondiale a Helsinki, nella prima edizione della rassegna iridata. La prova continentale di Barcellona manda in orbita Roberto Donati, Simone Collio, Emanuele Di Gregorio e Maurizio Checcucci, con il secondo posto ed il primato nazionale portato a 38.17, tempo fantastico, che vale la seconda piazza europea 2010, e la quarta mondiale. Vince la Francia del marziano Cristophe Lemaitre (il primo a riuscire nella tripletta nella storia dei campionati: oro nei 100, 200 e nella staffetta 4×100), ma l’Italia è lì, a soli 6 centesimi dall’oro (38.11 contro 38.17). Si chiude il cerchio di un anno fantastico, quello della maturazione dei ragazzi dello sprint italiano, quattro ex individualisti che hanno capito, dopo la finale mondiale di Berlino 2009, di poter fare finalmente qualcosa d’importante, ma solo se uniti dal vincolo di squadra. Aiutati in questo dal responsabile della velocità azzurra azzurro Filippo Di Mulo, e dal tecnico Roberto Piscitelli, che hanno letteralmente costruito in questi mesi una staffetta di valore mondiale. Il bronzo va alla Germania (38.44), a completare una gara di elevato contenuto tecnico. Il film della corsa dice che tutto è andato alla grande. Il cambio tra Donati e Collio è un flash, troppo rapido anche per essere visto, e nulla può Lemaitre contro la voglia di spaccare il mondo dei ragazzi italiani, contro la loro superiore tecnica di cambio. Simone vola, e cambia ancora in flash con Emanuele Di Gregorio, uno che disegna curve come Giotto. L’Italia è prima, l’Italia è davanti, cambia per l’ultima volta con circa un metro di vantaggio sui francesi, e l’attacco al rettilineo di Maurizio Checcucci è commovente: il fiorentino macina metri, ed il francese Martial Mbandjock, uno da 10.08, fatica a recuperare. Alla fine però ci riesce, sulle righe, come si dice in gergo, e l’Italia è sempre lì. Si chiude in tuffo, e la Francia dei fenomeni (Vicaut, Lemaitre, Pessonneaux, Mbandjock) deve tuffarsi per battere quest’Italia fantastica, che fa gridare e commuovere chi ama l’atletica. E’ la sesta medaglia italiana, in un Europeo che sorride al tricolore.


4×400  uomini – Succede praticamente di tutto, ed il tempo finale della Russa, un normale (per un oro europeo) 3:02.14, ne è chiara dimostrazione. L’Italia (Marco Vistalli, Andrea Galletti, Claudio Licciardello, Andrea Barberi) è ottava al traguardo, in 3:04.20, compiendo il miracolo – all’inverso – di passare a metà, e anche oltre, al comando. Vistalli lancia il quartetto nel migliore dei modi, e Luca Galletti ci mette del suo, in positivo, entrando alla corda da secondo, posizione mantenuta, con una frazione strepitosa, fino al cambio con Licciardello. Il siciliano fa una magia e passa al comando, accendendo le speranze. Il siciliano corrre i primi duecento metri a velocità supersonica, per tenere il belga Van Branteghem al largo, operazione che riesce, ma che prosciuga le energie. Sul rettilineo Licciardello è ingoiato dagli avversari, ed il cambio avvia Barberi in posizione abbastanza arretrata, seppure ancora a contatto con tutti. La gara è un continuo cambiare posizione in classifica, in testa e in coda. Il laziale non modifica la storia e chiude all’ottavo posto, superato nei metri conclusivi dall’olandese per la settima piazza. Vince la Russia, davanti alla Gran Bretagna (3:02.25) e al Belgio (3:02.60).


4×400 donne – L’Italia delle donne è quarta, e sorride grazie al record italiano, fissato a 3:25.71 (precedente: 3:26.69, di Perpoli, Spuri, Carbone, De Angeli, Parigi, 20-6-1999) con una gara straordinaria. Chiara Bazzoni, Marta Milani, Maria Enrica Spacca e Libania Grenot finiscono ai piedi del podio, battute da avversarie più forti ma non irragiungibili come un tempo. Vince la Russia, confermando il pronostico più facile di tutto il campionato, in 3:21.06 (mondiale stagionale), segue per le medaglie il quartetto della Germania (3:24.07) e quello della Gran Bretagna (3:24.32). In prima frazione Chiara Bazzoni soffre ma non perde più del dovuto nel cambio con la Milani; la bergamasca compie un prodigio, l’ennesimo dei campionati, risalendo dal settimo al quinto posto, sulle tracce di tutte le altre. Anche la Spacca mette in mostra dei numeri, resistendo sul primo rettilineo all’avversaria francese, tenuta all’esterno fino alla curva, e poi tenendo abbastanza bene malgrado il forzato passaggio suicida. Infine, Libania Grenot, che vola sulla pista blu di Barcellona, alla quarta gara in cinque giorni, avvicinando, senza raggiungerle, le medaglie. Standing ovation per la staffetta azzurra del miglio, che porta a casa il secondo record nazionale dei Campionati, completando la bella stagione delle ragzze del giro di pista, tutte sensibilmente migliorate nel 2010.


Lungo uomini – Non c’è happy end nella bella avventura europea di Andrew Howe. Il quinto posto finale (in verità tutt’altro che da disprezzare), lascia un pizzico d’amaro in bocca per quanto si era visto nella fase di qualificazione. Vince il tedesco Reif, che centra il salto della vita con un clamoroso 8,47 (+1.6; miglior prestazione mondiale 2010, e record dei campionati), con le medaglie che vanno a Gomis (Francia, 8,24) e Tomlinson (Gran Bretagna, 8,23). La serie di salti si apre subito con misure di rilievo. Sdiri vola a 8,20, imitato da Tomlinson, 8,18. Il primo salto di Howe è simile a quello della qualificazione, fa la differenza il fatto che Andrew, questa volta, stacca molto da lontano rispetto all’asse di battuta (il dato di rilevamento: +19cm), e quindi la misurazione è inferiore agli otto metri, 7,96. Non c’è vento alle spalle, l’azzurro fa segno che sposterà in avanti la partenza della rincorsa. Nel secondo salto Howe progredisce, infrangendo il muretto degli otto metri: 8,12 (-0.1). Accelera leggermente negli ultimi appoggi, salendo di velocità ma trovandosi nuovamente lontano allo stacco (+14cm). Il risultato è comunque buono per il terzo posto, e va letto come una iniezione di fiducia per il reatino. Il terzo di Howe se ne va a 8,00, ma il turno si chiude col botto: il tedesco Reif vola a 8,47 (+1.6), a siglare la miglior prestazione mondiale dell’anno, e l’ovvio record dei campionati. Howe è scavalcato e scende dal podio, piazzandosi al quarto posto. Per certi versi, la gara dell’italiano finisce qui (seguono 7,74; 8,08; 7,97). Cambiano solo le cose per le medaglie oltre l’oro: il francese Gomis fa suo l’argento con un’ultima prova a 8,24, superando, per un solo centimetro, il britannico Chris Tomlinson, che nel frattempo era salito a 8,23. Sdiri, come Howe, scende dunque dal podio.


5000 donne – I 5000 metri, sotto la spinta del match tra turche e portoghesi, finiscono col diventare una gara bellissima. La Turchia fa doppietta, con Alemitu Bekele (14:53.20) che supera allo sprint Elvan Abeylegesse (14:54.44). Sara Moreira precede Jessica Augusto nel derby lusitano, ma tutte e quattro vanno sotto i 15 minuti. E’ il frutto di una prova velocissima, troppo veloce per Elena Romagnolo, che si difende bene (in quella che può essere definita una gara nella gara) e ottiene un ottimo sesto posto, con lo stagionale di 15:14.40.


LE ALTRE FINALI – La gara di alto donne è di meravigliosa intensità. Vince la superstar croata Blanka Vlasic, con 2,03, ma l’elemento nuovo è il secondo posto della svedese Emma Green, salita al personale di 2,01; la stessa misura della tedesca Friedrich, battuta per il numero di errori. Il disco maschile impressiona per la qualità dei risultati: l’oro del polacco Malachowski misura 68,87, ma è l’argento del tedesco Harting, che strabilia, visto che si trova a soli 40 centimetri (68,47). Bronzo all’ungherese Fazekas, 66,43. I 3000 siepi parlano francese, con tanto di doppietta e record dei campionati: lo fissa Mekhissi Benabbad, con 8:07.87, al termine di un duetto con il connazionale Tahri, secondo in 8:09.28. Bronzo allo spagnolo Blanco, 8:19.15. Non poteva esserci giornata conclusiva senza l’oro dei padroni di casa: lo porta Nuria Fernandez, prima nei 1500 metri in 4:00.20; la Spagna fa doppietta con il bronzo della Rodriguez, 4:01.30; argento alla francese Dehiba, con 4:01.17.


m.s.

Autore: Ufficio stampa Fidal

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