Atletica News slide — 02 marzo 2013

Veronica BorsiGiornata inaugurale di straordinario livello per l’Italia dell’atletica ai Campionati Europei indoor di Goteborg. La squadra azzurra chiude il conto con due medaglie, centrate tra le sole quattro finali oggi in programma. Paolo Dal Molin è argento nei 60 metri ostacoli, portando il record italiano a 7.51, sei centesimi meglio di quanto fatto da Emanuele Abate poco più di un anno fa (7.57, Magglingen, 4-2-2012). Oro al russo Shubenkov, 7.49, e bronzo al francese Lagarde, 7.53. L’altro alloro azzurro va a Veronica Borsi, capace di terminare al terzo posto la finale sulle barriere al femminile, cogliendo anche lei, come Dal Molin, il primato italiano: 7.94 (oro alla turca Yanit, 7.89, argento alla bielorussa Talay, 7.94 come l’azzurra). La Borsi aveva già stabilito il limite nazionale in semifinale, correndo in 7.96 (un centesimo meglio di Carla Tuzzi, 7.97 il 12 marzo 1994), migliorandosi poi nel turno conclusivo di altri due centesimi. La giornata ha visto anche le ottime prove, tra le altre, di Michael Tumi nei 60 metri (batteria vinta in 6.59, secondo crono del round, semifinale e ipotetica finale domani), Gianmarco Tamberi (qualificazione alla finale dell’alto con percorso netto fino a 2,23; domani la finale), Simona La Mantia (ottimo passaggio del turno con 14,24, finale domenica), Giulia Viola (promossa alla finale dei 1500 metri di domani con la migliore prestazione italiana Promesse, la settima di sempre a livello assoluto, 4:13.80). Domani fa il suo esordio nell’Europeo anche Alessia Trost: diciotto gli azzurri pista e sulle pedane, tra turni di qualificazione e finali. Oggi, intanto, assegnati anche i titoli del getto peso maschile vinto dal serbo Asmir Kolasinac con 20,62 e del pentathlon che ha incoronato campionessa la francese Ida Antoinetta Nana Djimou a quota 4666 punti.

LA CRONACA DELLE GARE

60hs donne – finale – VERONICA BORSI TERZA IN 7.94, RECORD ITALIANO E MEDAGLIA DI BRONZO!
Quanto pesano quelle ore passate nelle sale d’attesa di medici e fisioterapisti, nella testa di un’atleta che acciuffa  finalmente il suo sogno? La risposta è in quelle lacrime che Veronica Borsi, romana ed estroversa, trattiene a forza quando arriva la domanda. La carriera da giovane destinata al top, quinto posto ai mondiali Under 18 nel 2003, poi il tendine che fa crac, nel 2008, ed i sogni che si spezzano. La voglia di smettere, di mollare tutto, una società (le Fiamme Gialle) che continua a crederci, nonostante l’evidenza, un tecnico – Vincenzo De Luca – che la raccoglie e la riporta dove avrebbe dovuto stare dall’inizio. La premessa è d’obbligo, e spiega quelle lacrime trattenute che si fondono nel sorriso di questa ostacolista italiana, oggi capace di migliorare due volte un record nazionale che resisteva da quasi 19 anni (il 7.97 di Carla Tuzzi, Parigi, 13 marzo 1994), fino al 7,94 che le assegna il bronzo, stesso crono della bielorussa Talay, a cinque centesimi dall’imprendibile turca Nevin Yanit. La gara prende il via e Veronica, finalmente, “pizzica” una discreta partenza (0.176). Ma è un’arma a doppio taglio. Al primo ostacolo, come accaduto per Dal Molin, la romana si presenta troppo sotto, finendo per rallentare. In quel preciso momento, però, scatta la molla della determinazione: la Borsi mangia terreno a tutte, e risale fino al bronzo, sfiorando addirittura l’argento. Micol Cattaneo, l’altra finalista italiana, completa la festa con il settimo posto, 8.11. “E adesso però non mi fate piangere – dice ai cronisti in zona mista – perché ne avrei di lacrime da fare…no, devo solo dire grazie alle Fiamme Gialle, che hanno sempre creduto in me, al comandante Di Paolo, a Vincenzo De Luca. E’ merito anche loro, voglio dirlo. In gara non mi sono arresa mai, volevo una serata da ricordare, ma non avevo neanche sognato tutto questo: due record italiani, una medaglia europea. E’ meraviglioso. Dopo il via e dopo quel primo sotacolo ho cercato di non scompormi, ma di ragionare e correre forte, sempre più forte”. L’abbraccio con Dal Molin è il simbolo della nuova-vecchia Italia che risorge dalle sue ceneri. Segno, forse, che il raccolto a Goteborg, due medaglie nella prima giornata, sarà ricco.

60hs uomini – finale – PAOLO DAL MOLIN SECONDO IN 7.51, RECORD ITALIANO E MEDAGLIA D’ARGENTO!
Lo si era capito dalla mattina, che Paolo Dal Molin avrebbe vinto una medaglia. Lo si era capito per l’incredibile facilità dimostrata nel conludere la batteria in 7.59, alle dieci e mezza del mattino. La conferma era arrivata nel pomeriggio, quando il francese Lagarde, in semifinale, si era dovito arrendere all’azzurro, capace del personale a 7.58, nonostante qualche errore sulle barriere. In finale, questo ragazzo di padre camerunense e madre bellunese ha sfoderato una forza, anche di volontà, davvero esemplare. Il crono che vale il secondo gradino del podio, 7.51, dice record italiano, migliorato di addirittura sei centesimi (sbriciolato il 7.57 di Emanuele Abate, Magglingen, 4 febbraio 2012). Un avvio stratosferico, anche nella reazione (0.138) e la muta di avversari subito ad inseguire, malgrado Dal Molin, in forza dell’eccezionale start, praticamente si incolli sulla prima barriera.

In mezzo agli ostacoli, però, non ce n’è per nessuno. L’italiano avanza come un panzer, lui che si allena in Germania, a Saarbrucken (a un’ora di macchina da Mannheim, dove vive la madre), e non sembra temere nessuno. Alla fine, Shubenkov, l’uomo di maggior classe, lo acciuffa, e lo supera, ma per gli altri non c’è niente da fare. Il russo (13.09 di personale all’aperto sui 110hs) vince in 7.49, Dal Molin resiste a Lagarde (7.53) e vola nell’infinito. “Ho sbagliato il primo ostacolo – le parole dell’azzurro, avvolto nel tricolore – ma dentro di me ho pensato: eh no, non ce la faranno a superarmi, resisterò fino alla fine. E così è stato”. Il fatto di avere corso in 7.51 malgrado qualche particolare da sistemare, accresce la soddisfazione del ragazzo: “La dedico alla mia famiglia, per intero, visto che è molto grande…alla mia società, l’Athletic Club AE di Bolzano, al mio tecnico. Mi sono stati vicini. Lui, il mio allenatore ha detto: dobbiamo puntare sulle tue qualità. Sei forte, veloce, è lì che dobbiamo insistere, inutile pensare ad altro. Ha avuto ragione, questo argento è anche merito suo”. Poi, l’abbraccio con Veronica Borsi, la cui gara il vice campione d’Europa segue sul monitor, in zona mista, chiedendo spazio a gran voce. Ma questa è un’altra storia. Altrettanto bella.

Alto uomini – Gruppo B – Ancora un finalista italiano nel lunghissimo pomeriggio di Goteborg. E’ Gianmarco Tamberi, quarto nel suo gruppo di qualificazione con 2,23 (alla prima prova 2,13, 2,18, 2,23, e poi un errore a 2,28, prima della sospensione della qualificazione per raggiunto numero di finalisti). La stessa misura di Silvano Chesani nel gruppo A, il cui errore però a 2,13, risulta alla fine decisivo per l’eliminazione. Tamberi in, sesto pari merito con altri tre, e Chesani out, decimo, me di fatto primo degli esclusi. Marco Fassinotti si batte bene, sale anche lui a 2,23, ma alla terza, ed è tredicesimo.

Asta donne – La qualificazione dell’asta femminile è, come sempre in occasioni come questa, qualcosa di simile ad un girone dantesco. Ore e ore in pedana, con 20 ragazze (gruppo unico) alla ricerca della misura di ammissione alla finale. Le azzurre Giorgia Benecchi e Roberta Bruni finiscono per perdersi, senza riuscire a trovare mai – o quasi – il lampo giusto. Benecchi è ventesima, con 4,16 (alla seconda, dopo un esordio a 3,96, e tre errori finali a 4,36). La Bruni spende meglio la sua classe, concedendo un errore “emozionale” a 4,16, ed uno di valutazione a 4,36 (superati alla seconda prova). A 4,46 la romana si comporta bene, salendo, in almeno una occasione (la terza), oltre l’asticella, ma fallendo in ricaduta. Per lei dodicesimo posto finale, con la stessa misura della decima. In ogni caso, un’esperienza importante per una ragazza poco più che 18enne, attesa ad un futuro quasi certamente brillante nella specialità.

1500m donne – La “prima” di Giulia Viola in maglia azzurra è da ricordare. La ragazza di Montebelluna (22 anni da compiere) segue il treno delle migliori, sul ritmo imposto dalla russa Soboleva, e quando scatta la bagarre, lei è ancora lì, non distante dalla testa. Alla fine è quarta, con il primato personale portato a 4:13.80. Ma è solo la prima delle gioie, perché, al termine del round, si ritrova in finale, con l’ultimo dei tempi di ripescaggio. La Viola, grazie a questo crono, sale al settimo posto nelle liste italiane assolute di sempre e, inoltre, stabilisce anche la migliore prestazione nazionale Promesse finora detenuta da Valentina Tauceri che il 10 febbraio del 1988 a Torino aveva corso in 4:15.16. Margherita Magnani, invece, condizionata dalla febbre accusata nella notte, si ritrova senza energie quando la superfavorita, la svedese d’Etiopia Abeba Aregawi, aumenta il numero dei giri. Per l’azzurra (quinta) il crono è di 4:15.85, con la svedese che chiude in 4:11.38, miglior tempo di ammissione alla finale di domani.

800m uomini – Brutta giornata per Giordano Benedetti. Il trentino chiude mestamente al quinto posto la sua batteria degli Euroindoor, terminando i quattro giri in un improbabile 1:53.44 (passaggio ai 400 metri dell’ucraino Bybyk, 56.43). La gara è tattica, d’accordo. Ma quando gli avversari danno fuoco alle polveri, l’azzurro si spegne. La sua batteria è vinta dal bilorusso Ananenka in 1:50.49, guida il gruppo dei qualificati polacco Kszczot, 1:48.69.

Triplo donne – Una campionessa vende sempre cara la pelle. Deve aver fatto un ragionamento del genere, Simona La Mantia, oro continentale due anni fa a Parigi, che imita il compagno di specialità Daniele Greco, spendendo un solo salto per accedere alla finale di domenica. Il responso dei misuratori assegna alla palermitana 14,24, misura che vale anche il limite stagionale, e che domani, nella finale, potrebbe anche segnare l’avvio di una storia importante. Percorso netto 8qualificazione alla prima prova) anche per la favorita numero uno, l’ucraina Olha Saladuha, capace di 14,47. Ma Simona c’è.

60hs donne – Nell’occasione più importante, cade il record italiano.

 

Veronica Borsi, robotica nello sguardo ultra determinato della presentazione, è straordinaria nella seconda semifinale, chiudendo al secondo posto in 7.96, due centesimi di ritardo dalla bulgara Yanit, ma un centesimo meglio di quanto era riuscita a fare Carla Tuzzi il 13 marzo del 1994. Primato italiano, secondo posto della semifinale, secondo tempo delle qualificate alla finale, e candidatura, serissima, per una medaglia. E la reazione allo sparo, ancora una volta, è superiore ai 200 millesimi di secondo (0.206), a testimoniare il valore della prestazione dell’azzurra. Ma non è finita, in Casa Italia. Perché la regolarità premia, con l’accesso alla finale, Micol Cattaneo, terza nella prima corsa grazie ad un eccellente start (0.133) e la razione di grinta che è il suo marchio di fabbrica. Vince la russa Kondakova (8.00), davanti alla bielorussa Talay (8.02); dietro di loro, nella bagarre del tuffo sul traguardo, emerge la potenza della Cattaneo, allo stagionale di 8.08. Marzia Caravelli corre bene, ma stavolta la rimonta prodigiosa del mattino non le riesce: 8.12, per il sesto posto.

60hs uomini – Paolo Dal Molin conferma lo stato di grazia nel quale versa, candidandosi seriamente per una medaglia nella finale di questa sera. L’azzurro vince anche la semifinale, fissando il primato personale (7.58, seconda prestazione italiana di sempre) pur pasticciando, come purtroppo gli succede abbastanza di frequente, sulle barriere. Il fatto è che il ragazzo di Yaoundé corre nettamente più veloce degli altri (0.144, e un’accelerazione da urlo): il francese Lagarde è superato (7.61), così come il russo Shabanov (7.63) e il greco Douvalidis (7.64). La potenza di Dal Molin, in avvio e tra le barriere, appare davvero incontenibile. Nell’altra semifinale, il russo Sergey Shubenkov, specialista di livello mondiale (13.09 nei 110hs) ripete il crono super della mattina, 7.52, segnando nuovamente il passo in testa alla lista dei contendenti per le medaglie, nella quale vanno iscritti di diritto anche il tedesco Balnuweit (7.59) e l’ungherese Baji (7.59). Gara equilibratissima: Shubenkov a parte, arriverà davanti chi sbaglierà di meno. Tra quelle maglie, ce ne sarà anche una azzurra. 

Alto uomini – Gruppo A – Silvano Chesani non va oltre i 2,23 nella qualificazione dell’alto, ma, soprattutto, si pone in una situazione di difficoltà fin dall’avvio, sbagliando il primo tentativo a 2,13, misura d’ingresso. L’errore, a conti fatti, gli costa una posizione (dal terzo al quarto posto), riducendo di un bel po’ le sperazne di passaggio alla finale. Dopo l’errore, salti validi a 2,13, 2,18 e 2,23, prima dei tre errori a 2,28. Bisongerà attendere a questo punto il gruppo B (con Tamberi e Fassinotti) per capire come andrà a finire.

800m donne – Il quadruplo giro di Marta Milani non è fortunato. La bergamasca è squalificata per invasione di corsia, dopo aver chiuso la sua batteria, la seconda, al quarto posto, in 2:05.06. Il tempo non sarebbe bastato per i ripescaggi, ma avrebbe comunque rappresentato il primato personale al coperto per l’azzurra, in questa sua seconda vista atletica da ottocentista. Peccato. La più veloce del turno è la russa Kotulskaya, 2:02.35.

60m uomini – I fuochi d’artificio cominciano dalle batterie. Il francese Jimmy Vicaut piazza subito un significativo 6.55, come a voler affermare fin dal via la propria candidatura al titolo europeo. Simone Collio è bravo a chiudere terzo, in scia al francese (6.72) e al norvegese Saidy Ndure (6.65), agguantando la promozione diretta alla semifinale. Chambers, irriconoscibile, è quarto in 6.78, eliminato. Quando va in pista Michael Tumi, i giochi sono praticamente fatti: in sei ai blocchi, con quattro canddiati al passaggio del turno. Il vicentino è accanto al britannico Dasaolu, ma non sembra affatto intimorito. Il via è convincente (0.158), ma come sempre è la fase di accelerazione che scava il solco decisivo. Tumi fa girare le gambe, e sul traguardo si concede anche la torsione completa del capo verso l’inglese che sbraccia per agguantarlo. Il crono dice 6.59, secondo miglior tempo delle batterie dietro Vicaut, ma con un’altra sicurezza e un altro impegno. Domani pomeriggio si corre per le medaglie. L’azzurro, per quel che si è visto, sembra essere in grado di lottare per il bottino pieno. “Ho fatto la mia accelerazione come sempre – le parole di Tumi nel dopo gara – e poi, negli ultimi dieci metri, quando ho capito di aver vinto, mi sono girato per vedere dove fosse l’inglese. Sì, sono molto contento, correre in 6.59 in questo modo mi conforta per domani. E’ una conferma del mio stato di forma, e io penso soprattutto a me, a come mi muovo in pista. Vicaut ha corso forte? Non credo sia una novità, lui è uno dei favoriti. Bene, sono sereno”.

Iniziata la sessione pomeridiano-serale della prima giornata dei Campionati Europei indoor, a Goteborg (Svezia). Ben 16 gli italiani che andranno in pista e sulle pedane: tra loro, Paolo Dal Molin, Veronica Borsi, Marzia Caravelli e Micol Cattaneo, al via delle semifinali dei 60hs, cercano l’accesso alla finale di questa sera. Tra gli altri protagonisti del pomeriggio azzurro, Silvano Chesani (qualificazioni dell’alto), Roberta Bruni (qualificazioni dell’asta) Michael Tumi (batterie dei 60 metri)

Ufficio Stampa FIDAL

nella foto Veronica Borsi (foto Colombo/FIDAL)

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Peluso

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