slide TuttoCampania — 01 febbraio 2016

k42Il memorial De Maio di Nocera Inferiore, solita splendida gara da 10 km ottimamente organizzata, è stata l’occasione per la disputa della prima gara da parte del mio fratello minore Raffaele Loffredo, detto Lello. Lo stesso è stato avviato da pochi mesi al podismo dal duro lavoro ai fianchi e l’incrollabile passione del mitico trascinatore colonnello comandante Gabriele De Feo. Con soli 500 (circa) WhatsApp è stato più o meno concordato l’appuntamento di questa mattina al parco Pinocchio ad un’ora ai limiti della comprensione umana. Con poche telefonate (dove siete? Qui! Ma qui dove? ecc. ecc.) i tre gruppi di auto, dribblando camion dell’immondizia in piena attività, si sono riuniti. Partiti. Alle 7,45 eravamo alla linea di partenza assieme ai primi membri dell’organizzazione. Dall’assalto alla bancarella degli indumenti è emerso un nostro conoscente con una maglia termica da donna spacciata per unisex. E l’ha pure indossata! Dopo le presentazioni del fratellone al resto dei 42k e qualche scambio di battute, sono stato felice di notare che è rimasto imperturbabile alle stranezze da runner. Bene. A questo punto sono passato in modalità tutor e ho cominciato a dargli tutte le informazioni necessarie. Vedi quello abbronzato con l’allenatore? Si perché? Perché se non siamo abbastanza veloci ci doppia al primo giro. Aaaaahh, capito! Vestizione, chip, pettorale, canotta, foto di gruppo, riscaldamento, pronti, via. La partenza è sempre un’emozione. Gruppi di colore che si sgranano, persone di ogni età sui cui volti leggi il divertimento ed il piacere di essere lì. Certo c’è anche qualche fissatone che vive l’evento con ansia ed aspettative, ma noi, e quelli come noi in fondo griglia, assolutamente no.  Ce la fai? Sì. Stai bene? Sì. Sicuro? Sì. Ma lo dici per dire? No. OK. Al primo passaggio sul cavalcavia ho scoperto che era pieno di allenatori che davano consigli. Accorcia il passo!  Allunga il passo! Usa le braccia! Non ti scomporre!  Al km 2,4 un cash vendeva acqua Fabia a 0,99 a fardello, abbiamo mentalmente annotato il posto. Al km 4 circa salita con ristoro. Anziché le solite bottigliette distribuivano bicchieri tenuti dall’interno con due dita (speriamo pulite). Occhio che si scivola sul bagnato. Siamo quasi alla fine del primo giro, Vai che ora è discesa. Sì. Ce la fai? Sì. Stai bene? Sì. Sicuro? Sì. Ma lo dici per dire? No. Primo giro. Hai visto che non ci hanno doppiato! Seguiamo quel gruppo di Cicciano in maglia rossa che hanno il nostro passo. Cavalcavia.  Al km 7, dopo aver chiesto per la settantesima volta come stai ecc. abbiamo cominciato ad incrementare l’andatura. Abbiamo così superato una certa quantità di Signore e diversamente giovani. Anche un sorridente atleta di Nola con gobbetta da orgoglioso portatore di gigli. Salita con ristoro sempre più bagnata e le solite dita nel bicchiere. Vai che è fatta!  Ce la fai? Sì. Stai bene? Sì. Sicuro? Sì. Ma lo dici per dire? No. Ultima curva e poi i gonfiabili dell’arrivo. Difficilmente dimenticherò la trasformazione del suo viso. Ma quello è il traguardo? Certo, ce l’hai fatta! Ed è scattato negli ultimi 150 metri. Che soddisfazione, mi ha detto, non sono nemmeno tanto stanco! Potevo fare ancora meglio! Niente da fare, anche lui è, ormai, incurabilmente contagiato.

Sergio Loffredo – 42Kappa Running Team Salerno

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