Cronaca — 17 agosto 2010

Dopo qualche giorno di pioggia che ha imperversato su tutto il nord Italia nel periodo fino alla vigilia di ferragosto, mi reco verso Morfasso, località in provincia di Piacenza, consapevole di non trovare un “terreno” molto favorevole per una ecomaratona ma sicuro di poter effettuare un buon allenamento comunque..  Sono le cinque del mattino,è molto presto, però già si vedono dei nuvoloni neri che non promettono niente di buono e qualche goccia di pioggia fa la sua comparsa sul parabrezza della macchina.Comincio allora a chiedermi se avessi fatto la cosa giusta nel prendere parte ad una gara della quale, colpevolmente, conoscevo abbastanza poco se non solo l’altimetria e corsa solo per allenarmi.Ormai ci sono… Vado!!! Piu’ mi avvicino alla cittadina emiliana incastonata nell’alta Val D’Arda e piu’ il sole si alza ravvivando i colori che circondano questa parte d’Italia;pareti rocciose, vallate e piccoli borghi si susseguono…lungo la strada sono da solo,anzi no,c’è un autovelox(abbastanza nascosto).Finalmente verso le sei e quaranta arrivo a destinazione, il paese ancora dorme avvolto nella sua quieteche da li a qualche minutosarà interrotta piacevolmente dalle voci e dai passi di circa centocinquanta atleti.In una palestra di una scuola,che durante la notte è servita anche d’alloggio per gli atleti giunti da piu’ lontano,c’è il ritiro dei pettorali e dei pacchi gara.Tutto si svolge in modo molto veloce…ci credo,sono il primo!!!La piazza ,cuore di questo paesino,inizia a pulsare piu’ rapidamente e a ridestarsi dal suo torpore notturno.. .inizia a vivere un  nuovo giorno insieme a tutti noi. Una capatina al bar per un caffè,una lettura veloce dei quotidiani,quattro chiacchiere con gli amici ed un po’  di riscaldamento ingannano l’attesa che ci porta alla partenza.La campana della chiesa con i suoi otto rintocchi ci ricorda ormai che manca mezz’ora allo start. Lo speaker invita tutti alla punzonatura e a portarsi dietro al gonfiabile della partenza.Si ride,si scherza,però ad un certo punto la voce dall’altoparlante ci chiede la nostra attenzione per una comunicazione importante relativa al percorso mettendoci in guardia dalla presenza di molto fango, specialmente nella seconda parte del tracciato,in modo da farci essere piu’ prudenti.Ore otto e trente,si parte.Un giro del centro abitato su superfice asfaltata e poi inizia lo sterrato,si guada un ruscelletto e s’inizia a salire. Lo scenario cambia in continuazione, sentieri di bosco lasciano il passo a viottoli rocciosi, ancora asfalto, pietre, erba… tutto così a coprire l’intera distanza.E’ tutto così meravigliosamente affascinante. Fotografi sparsi lungo l’itinerario della corsa immortalano le nostre gesta,i nostri visi così impegnati in alcuni tratti ma anche spensierati quando la strada lo permette.Arrivo ad un certo punto dove anche camminare è diventato difficile vista la pendenza molto accentuata,quasi m’arrampico. Mi volto un attimo per vedere se vi fossequalcuno piu’ veloce in modo da “dargli strada” e mi accorgo  che sono su una parete fatta di roccia e erba sospeso ,quasi, nell’aria e tutta in basso la vallata… Uno spettacolo da mozzare il fiato e piu’ mi guardo intorno e piu’ resto estasiato.Io che non sono abituato a questi scenari ,per me che quando mi alleno i miei occhi mettono a fuoco solo una lingua d’asfalto e una riga biancache delimita la strada è una “boccata di paradiso”.A metà parete non posso che prendere la macchina fotografica e fissare quegli attimi. Aspetto che arrivi un altro atleta e gli chiedo, cortesemente,se puo’ scattarmi una foto, facendomi diventare per sempre presenza in quel quadro stupendo.Arrivo al punto piu’ alto e trovo una croce,anch’essa non sfugge al mio obiettivo fotografico.In tutto questo susseguirsi di scatti perdo qualche minuto.:”Ma cosa vuoi che sia rispetto allimmensita’”, mi dico. Da qui parte una stradina di sola roccia, molto ripida,scivolosa e strettache mi fa capireche s’inizia a scandere dalla”cima Coppi”(usando un termine ciclistico)dell’ecomaratona.Ok,inizia la discesa,ma questo non vuol dire che siano finite le salite.Adesso lo scenario che mi si para davan ti è fatto di sola roccia,una sola distrazione potrebbe essere fatale ma è troppo bello.Si corre un centinaio di metri lungo il crinale del monte e poi ancora rocce.In mio aiuto,però,qua mi vengono delle corde fissate nella roccia da chiodi da scalata,scendo tenendomi al cavo… che avventura.Dalla roccia si ripassa ad un sentiero boschivoe vado giu’ che è un piacere,ad un certo punto però devo fermarmi perchè tra me ed il percorso c’è una staccionata con del fil di ferro.:”Non posso mica scavalcarla”, mi chiedo e così prendo una stradina parallela che pero’ ad un certo punto finisce di essere tale e devia,mi accorgo di essere fuori strada. Intelligentemente torno dietro ed aspetto.:”Passerà qualcuno,spero!!! “E’ il mio pensiero.Qualche minuto dopo arrivano degl’altri amici-atleti che mi dicono di scavalcare,:”Perchè è così” ripetono in coro.Detto, fatto. Mi butto giu’lungo il sentiero,i piedi e le gambe già pieni di fango con l’aumentare della mota s’impasticciano sempre di piu’ e porto con me una zavorra di qualche chilo. I piedi bagnati dall’inizio portano con loro ancora un altro problema e cioè quando l’appoggio a terra è piu’ lungo c’è l’insorgere di crampi che pero’ riprendendo subito riesco a far in modo che la situazione si normalizzi. Bene, avanti così!!!Ci sono,lungo il tragitto,solo delle piccole lingue di terra che emergono da quelle piccole paludi,sulle quali è possibile passare,oppure quando non ci sono neppure queste devo stare sul bordo, aiutandomi con gli alberi,praticamente aggrappandomi. Riprendo velocità, ed in velocità le decisioni vanno prese in un attimo specialmente dove è difficile se non impossibile frenare lo slancio.Arrivo in un punto dove decido,in una frazione di secondo,di saltare per evitare d’impantanarmi, mai errore fu piu’ fatale.Il punto di atterraggio che poi mi sarebbe servito automaticamente per staccare ancora,cede.Vado dentro fino a metà gamba,solo la mia prontezza di riflessi,il mio allenamento e la mia agilità m’aiutano a restare in equilibrio ed a fare in modo che la gamba non si spezzi.Superata indenne anche questa insidia continuo nel mio incedere.Poco dopo,colpa di una frustata di un ramo mi accorgo di avere un dolore ad  un tendine d’achille ,mi punge ed è fastidioso.Solo alla fine,dopo la doccia scoprirò d’avere un livido di circa tre,quattro centimetri ed una spina conficcata.Vado ,corro comunque felice in compagnia del mio i-pod (lo so che non si puo’…),la mia testa è leggera così come lo sono diventate anche le gambe.Arrivo al ristoro,sempre ben fornito come tutti d’altronde,ed i ragazzi mi dicono che sono al trentaduesimo chilometro.Mi fermo un pò,bevo,scherzo  con i ragazzi ,scattiamo qualche foto con la bandiera dell’Inter ed intanto arriva la prima donna con altri tre atleti,tutti molto simpatici.Si riparte tutt’insieme,si chiacchiera un pò perchè, il percorso,che adesso è una distesa d’erba regolare,lo permette.Siamo in un “mare verde” e non vediamo però una pietra che c’indica il tracciato,così percorriamo una quarantina di metri prima di accorgerci d’aver sbagliato, ritorniamo sui nostri passi e prima di rimarciare nella giusta direzione fischiamo per richiamare l’attenzione di un altro atleta che non si è accorto dell’errore. Ormai mancano solo dieci chilometri,quelli che sono piu’ avvezzi di me a questo tipo di corse vanno avanti, giustamente. Arrivo così agli ultimi quattro chilometri e l’alternarsi tra asfalto,dove vado giu’ a scheggia e riprendo quelli che  prima erano andati via e lo sterrato scivoloso,dove devo frenare la corsa,diventa piu’ regolare.E’ proprio questo susseguirsi di superfici,questo cambio repentino di stile di corsa che mi crea qualche problema ai muscoli posteriori delle cosce.Ad un chilometro e mezzo dalla fine arrivano i crampi ad entrambe le gambe che pero’ con intelligenza,fortuna ed esperienza riesco a gestire, rallentando un pò e rilassandomi fisicamente e anche mentalmente. Ultimi cinquecento metri di strada ,supero un altro paio d’atleti, curva di novanta gradi a destra,cinquanta metri di salita ancora, tiro fuori il mio vessillo bianco nerazzurro e taglio il traguardo felice in ventiquattresima posizione in 2h49’10”. Medaglia,foto ricordo e tante risate.Arriva la prima donna che avendo anche Lei la mia stessa  fede calcistica mi chiama per farsi scattare delle foto insieme con la bandiera.Bell’atmosfera, tutti contenti.Mi tolgo le scarpe e le butto via,ripromettendomi però di comprarne delle apposite per questo tipo gare e non d’usare piu’ quelle d’allenamento consumate e vecchie per non provare quella sensazione di guidare l’auto sul ghiaccio senza catene. Ritiro borsone veloce,doccia e pasta party. Qui ancora una piacevole sorpresa.Ditemi voi cosa ne pensate,si poteva scegliere tra pennette e risotto,tra polenta ai funghi e polenta con gorgonzola,frittura di calamari, carne, a seguire patate fritte finendo con gelato o mousse alla fragola,acqua o vino per chi lo desiderava.Il pomeriggio trascorre aspettando le premiazioni e chiacchierando con gli amici Santo, Federica ed Amedeo.Quelle nuvole nere che erano state la mia prima visione e fonte di preoccupazione della prima mattinata fanno capolino a Casali di Morfasso. Decido così che è arrivato il momento di riprendere il pullmino e ritornare giu’ a Morfasso.Ancora il tempo di un caffè con un amico conosciuto prima della partenza  e poi in macchina verso casa.Cosa mi resta di questa giornata?Sicuramente il ricordo di una bella esperienza, la visione di scenari stupendi,la certezza di aver fatto un buon allenamento e la contentezza di essere stato in compagnia di tanti amici che giorno dopo giorno aumentano sempre di piu’. Spero che questo mio entusiasmo traspaia dalla lettura  del mio racconto e che possa arrivare a quelle persone che colpevolmente snobbano questa gara solo perchè  è corsa a ferragosto,preferendole lunghe code in autostrada e stress da ombrellone. L’ultimo pensiero come sempre lo rivolgo agli organizzatori.Li ringrazio ,prima di tutto e gli dico di continuare così che la strada intrapresa è quella giusta.Devono migliorare secondo me solo in tre cose per diventare perfetti:
1) In un paio di punti,nonstante il percorso fosse segnalato bene,alcuni atleti si sono sbagliati.MIGLIORARE LA SEGNALAZIONE NEI PUNTI CRITICI(che si conoscono);
2)Perchè non segnare i chilometri magari ogni cinque? Aiuterebbe noi atleti che non possiamo regolarci con i ristori che giustamente vista la particolarità non possono essere precisissimi;
3)Perchè far pagare cinque euro per il servizio navetta? Trovate qualche sponsor,non credo ci sia bisogno di una grossa cifra.


P.s.  A questi tre punti, devo essere onesto, l’organizzatore ha risposto in modo esauriente nella mail che mi ha mandato dopo aver ricevuto la mia con i ringraziamenti ad appunto queste annotazioni.Posso gia’ dire che dall’anno prossimo saranno ancora migliori.

Autore: Ciro Di Palma

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