Maratone e altro slide — 19 marzo 2013

Tokyo apre, e Roma risponde. Infatti queste due maratone, che sono fra le più importanti del mondo, hanno avviato da tempo una proficua collaborazione, tesa a valorizzare ancora di più i due eventi, anche col macelato intento di rimontare rispetto alle big del settore.
Tokyo si avvantaggia, sul piano della quantità, dell’enorme popolarità della corsa nel Paese, mentre Roma cerca di sfruttare al meglio il suo appeal turistico per richiamare quanti più corridori possibile. Anfati, basandosi solo sugli italiani, anche su tutti coloro che in un anno fanno una maratona si iscrivessero a Roma, ancora non sarebbero sufficienti per scalare le graduatorie di partecipazione.
Per la verità la partecipazione alla maratona capitolina quest’anno è stata in netto calo rispetto all’anno precedente, ma questo si spiega con il turbinio di avvenimenti molto rilevanti che hanno coinvolto la capitale in questi giorni e che hanno distratto l’attenzione dalla sua maratona.
Anche le voci di spostamenti (sia di data che di orario) che si sono inseguite negli ultimi giorni hanno avuto la loro parte nel causare il calo.
Invece sorprende, e molto negativamente, la partecipazione italiana: nessuno, dicasi nessuno, dei top-runner nostrani si è infatti presentato a Roma, impoverendo a  tal punto la qualità della nostra partecipazione che i migliori corridori nostrani si sono dovuti accontentare, rispettivamente, del 18^ posto (Andrea Zambelli 2:34.34) e del 13^ (Federica Liberati 2:59.44).
Ciò detto, veniamo alla gara vera e propria. Qui il gruppone degli africani ha fatto corsa a parte, lievemente intaccato nella prima metà dalla presenza dell’unico estraneo, il portoghese Ferreira, che alla fine sarà 13^ in 2:14.53.
Ripetuti allunghi dopo la mezza hanno assottigliato il gruppo, finchè non si è giunti all’azione decisiva, prodotta negli ultimi chilometri dall’etiope Terfa Negari, che è andato a vincere in 2:07.56, un crono buono non eccezionale. come previsto. Una gara tutto sommato molto simile ad altre dove le rivalità fra etiopi e keniani sono attenuate dalle “scuderie” e non disturbate da presenze estranee. Semmai l’unica notazione da fare riguarda la nazionalità dei vincitori. Infatti di solito il Kenya realizza una leggera superiorità in campo maschile, mentre l’Etiopia risponde in campo femminile. A Roma è avvenuto l’esatto contrario, poichè la prima donna è risultata essere l’esperta Helena Kirop, che ha vinto in 2:24.40.
Buone prestazioni cronometriche, dunque, anche a livello più profondo, ma non tali da destare meraviglia.

Nagoya Women’s
image002Altra importante maratona internazionale dedicata alle sole fanciulle, che si disputa naturalmente in Giappone.
In questo tipo di gare, contrariamente a quando avviene in molte altre zone del mondo, le donne non sono aiutate dagli uomini, neppure in veste di consuete lepri, ed è normale che in simili condizioni la corsa ritorni alla sua natura originaria, ovvero ad una competizione vis-a-vis dove assumono un grande valore anche le capacità tattiche delle concorrenti. Ne sa qualcosa la giovane nipponica Ryoko Kizaki (2:23.34), che ha alla fine dominato la gara, sorprendentemente, davanti all’etiope Berhane Dibaba (2:23.51), la giapponese Mizuki Noguchi (2:24.05) e la lettone Jelena Prokcuka (2:25.46), tutte atlete ben più blasonate di lei.
La Kizaki aveva già partecipato alle Olimpiadi di Londra, classificandosi 18^ e in questa gara di Nagoya ha siglato il suo personale.
Ancora una volta restiamo stupiti per la profondità del risultato di massa, concentrato in queste cifre: 28 atlete sotto le 2:50, delle quali ben 23 sono giapponesi!

Moshi
image004La Tanzania è stata negli anni ’80 la capofila della presa del potere di maratona da parte dell’Africa, insieme al piccolo stato di Djibuti, prima di venire tutti spazzati via dall’impetuoso avvento dei keniani. Ma ancora oggi questo Stato dagli scenari immensi si difende, anche in campo organizzativo con la splendida gara del Monte Kilimanjaro, il più alto del continente nero.
L’edizione di quest’anno si è risolta con un dominio keniano, manco a dirlo, con Kipkemoi Kipsang (2:14.58) che ha messo in fila i connazionali Julius Kilimo (2:15.45), Dominic Kangor (2:16.27) Onesmus Maithya (2:16.38) ed il primo dei corridori locali Lioshiye Moikan (2:17.52).
La prima donna è stata Edna Joseph (2:39.06), davanti a Eunice Muchiri (2:41.02) e Fridah Too (2:44.09)
Merita ricordare che tutti questi tempi risentono sensibilmente dell’altura di questa gara, che si disputa veramente alle pendici del grande vulcano spento.

Brescia

Non basta ingaggiare qualche africano per creare una grande gara! Questa lapalissiana verità è stata ancora una volta ribadita dalla maratona di Brescia, che ha portato al traguardo solo 401 concorrenti. fra i quali i migliori “non ingaggiati” sono stati i bravi Alessandro Rambaldini (2:32.37) e Ilaria Bergaglio (2:59.35). Davanti a loro, naturalmente, i cacciatori di premi: Daniel Songok (2:11.46) e Doreen Kitaka (2:30.30) che, come si vede, si sono ben guadagnati il pattuito, senza neppure sudare troppo.

Paphos, Vientiane

L’isola di Cipro, complice la sua posizione geografica, colloca le sue gare in un periodo molto prematuro della stagione, riuscendo così a cogliere una discreta partecipazione. E così è, da diversi anni, per la maratona di Paphos, dedicata alla dea Afrodite, che da queste parti è nata, pare generata dalla spuma del mare…
Gara quasi amatoriale, con discreta partecipazione internazionale grazie soprattutto alla locale base aero-navale della Gran Bretagna, una delle maggiori del Mediterraneo, con vittoria per  Raphael Igisianou (2:44.50) e Victoria White (3:20.53).
Altra maratona esotica è quella che ha visto la luce per la sua prima edizione in Vientiane, capitale del Laos, piccolo stato nel cuore dell’Indocina. Il percorso era molto spettacolare e faceva il giro dei principali monumenti della città, che è comunque molto affascinante. Lo scopo promozionale della manifestazione è dunque pienamente riuscito, ed anche sul piano tecnico la gara può dirsi un successo, Davanti a 187 arrivati hanno vinto l’etiope Mohamed Tamam Husein (2:30.02) e la keniana Margaret Njuguna (2:52.27) mentre il laotiano Sysavath Thammayongchit ha siglato il nuovo record nazionale in 2:43.35

Om Die Dam
image006Come noto il Sud Africa è, al momento, la terra d’elezione dell’ultra-maratona, in particolare per quanto riguarda le corse sulla distanza dei 50km. Non è un caso, infatti, che i primati mondiali della distanza, sia al maschile che al femminile, siano appannaggio di atleti sudafricani.
Ma le gare-principe del ricco calendario australe sono l’imminente Two Oceans, su 56 chilometri, e la regina Comrades, che si correrà ai primi di giugno sui classici 89 chilometri.
Quest’anno i dirigenti Iau, solitamente abbastanza distratti, hanno approfittato della disponibilità di alcuni organizzatori per collocare in Sud Africa il mondiale dei 100km, ma che è sttao piazzato in autunno, stagione in cui nel Paese ospitante non si corrono più nemmeno le maratone… staremo a vedere.
Intanto però il ricco calendario australe, come dicevamo, dispiega i suoi appuntamenti, ed uno dei più importanti è la corsa “Intorno alla Diga”, Om die Dam in boero, gara sui 50km che svolge la funzione di ultima rifinitura in vista dell’ormai prossima Two Oceans.
E’ una gara importante, che anche quest’annno ha sfiorato i 3000 arrivati (2938 per l’esattezza) ed ha fornito buoni risultati tecnici, nonostante il clima troppo secco che in questi giorni affligge la zona.
Ha vinto John Chebii, debuttante nella gara, nel buon crono di 2:50.12. Il vincitore ha prodotto lo sforzo decisivo poco dopo il km. 35 e se ne è andato a cogliere la vittoria con un netto margine di vantaggio sul secondo.
I piazzati sono stati il keniano Leonard Koki (2:53.58) e Mabule Raphotle (2:57.46) la prima donna è stata un’atleta proveniente dallo Zimbabwe, Muchaneta Gwata, che ha impiegato 3:33.24 per battere Chiyedza Chokore (2:37.18) e Carlen Visser (2:40.31)
Come detto, gli arrivati sono stati quasi 3000: una partecipazione considerata buona ma non straordinaria… Tanto per avere un’idea si ponga mente al fatto che la migliore delle nostre gare sulla distanza (50km di Romagna) viaggia sui 600 arrivati e che la migliore ultra europea, Il Passatore, quando ci riesce supera di poco i 1000 arrivati!

Le maratone del periodo nel Mondo

 

Autore: Franco Anichini

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Peluso

  • Marco Cascone

    Ciao Franco. Certo che lascia l’amaro in bocca non avere al via della maratona di roma nessun atleta italiano almeno capace di entrare nei primi 10. Capisco il gioco degli ingaggi, ma non vedere nessuno capace di fare gara nella maratona più bella al mondo, nella Maratona della nostra capitale, nella città eterna…beh, la cosa lascia come minimo un retrogusto non piacevole…

  • silvio scotto pagliara

    speriamo che alla prossima ci sia un atleta di nome Francesco ..alla partenza !!
    Ciao Franco , come sempre una bella panoramica sulle maratone e la tua saggia descrizione !
    ad maiora
    silvio

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