Cronaca — 13 dicembre 2009

Bentornata a casa, o la maledizione portoghese. Fosse un film, la gara assoluta femminile di questi Europei di cross potrebbe intitolarsi così, a scelta, a seconda che la si guardi in positivo o in negativo. Trionfa la 35enne britannica Hayley Yelling, campionessa europea già nel 2004, ma da considerarsi in questo caso una sorpresa a tutti gli effetti, perché alle spalle ha solo cinque settimane di vero allenamento. Sorprende tutte con un avvio più che garibaldino, andando via in solitaria tra lo stupore generale. Dietro sono sorprese tutte, portoghesi in testa, capaci di un piccolo miracolo sportivo: piazzare quattro atlete tra le prime dieci (inevitabile oro a squadre, davanti a Gran Bretagna e Spagna) senza però riuscire a prendere una medaglia individuale. Sul podio salgono la spagnola Moratò, seconda (e unica che abbia provato sul serio a ricucire lo strappo con la Yelling), e l’inattesa olandese Herzog, che non fa rimpiangere più di tanto l’assenza delle naturalizzate Kiplagat e Kibet. Battuta anche l’attesa Mary Cullen, la padrona di casa, dodicesima allo striscione d’arrivo. L’Italia ha di che sorridere in questa gara: Elena Romagnolo è buona tredicesima, al termine di una corsa giudiziosa, alla quale però sono mancati probabilmente gli ultimi 1500 metri. A seguire, nelle venti anche Federica Dal Ri, diciannovesima e felice, mentre Fatna Maraoui agguanta il 27esimo posto. Completa il punteggio di squadra Emma Quaglia, 44esima nonostante i postumi dell’influenza, e Martina Facciani, l’esordiente assoluta, 47esima. L’Italia è quinta, e guadagna un posto rispetto a Bruxelles 2008. “Speravo in qualcosa di meglio – racconta la Romagnolo – ma sono comunque soddisfatta. Credo di aver interpretato bene la gara, perlomeno in linea con quelle che sono le mie potenzialità. All’attacco dell’ultimo giro ero vicina al gruppetto del decimo posto, è vero, ma non avevo più energie, quindi era difficile pensare di riuscire a guadagnare qualche posizione. Va bene così”.

Autore: Ufficio Stampa Fidal Marco Sicari

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