Medicina slide — 30 marzo 2016

dopingConfesso che non mi ha stupito affatto la notizia della positività al controllo antidoping del settantanovenne Giorgio Maria Bortolozzi, tre titoli mondiali master tra salto lungo e triplo.

Solo chi non bazzica il mondo degli amatori può non immaginare il giro di sostanze dopanti che circola nello sport. E soprattutto quanti “insospettabili” per via della loro veneranda età, ma non solo per l’età, ne fanno uso semplicemente per arrivare al traguardo prima del compagno di squadra.

Già da prima che iniziassi a gareggiare a livello agonistico indossando la maglia di un team podistico, ossia quando correvo solo per il gusto di fare attività sportiva al fine di tenermi in forma, seppure di sfuggita, mi giungevano all’orecchio voci dell’esistenza di un giro di doping nell’ambiente dei runners da far rabbrividire; di farmacie, pare anche note, che fornivano abusivamente a costi stratosferici a chiunque vi rivolgesse sostanze proibite e, soprattutto, pericolose per la salute, le quali, una volte assunte, erano in grado di aumentare in maniera esponenziale le prestazioni di una atleta a qualsiasi età.

Fino a quando a mia volta non mi sono trovato a far parte dell’ambiente, per me quelle voci restavano tali. Anzi, ogni volta che me ne giungeva qualcuna all’orecchio, forte cresceva in me il dubbio che essa non fosse altro che una diceria divulgata da qualche perdente per infangare un proprio coetaneo o addirittura chi, pur essendo più anziano, in gara gli arrivava abbondantemente avanti al traguardo.

Il sospetto che nell’ambiente qualcosa non funzionasse mi colse quando, partecipando a una delle mie prime gare, mi vidi superato senza alcun affanno da gente che, se non aveva addirittura il doppio dei miei anni, era molto più anziana di me di un bel po’ d’anni.

Tuttavia, poiché all’epoca ero convinto che nessuno sarebbe stato tanto folle da mettere a rischio la propria salute assumendo sostanze proibite solo per arrivare di qualche posizione al traguardo prima degli altri, mi dicevo che quella invidiabile condizione fisica a scapito dell’età era conseguenza di duri allenamenti e di una vita sana che curava in maniera certosina l’alimentazione.

E seppure gli organi di informazione periodicamente riportassero notizie inerenti un consistente giro di doping tra quanti praticavano a livello amatoriale il culturismo e il ciclismo, riflettendo in quel modo in maniera speculare quanto avveniva a livello professionistico in quelle stesse discipline, nella mia ingenuità da neofita pensavo che il mondo del podismo, almeno a livello amatoriale, fosse immune da certe nefandezze. Un’oasi di purezza!

Sbagliavo. Se per un attimo avessi avuto il buon senso di considerare i diversi casi di doping che da sempre si registravano nell’atletica – non solo riguardanti gli atleti dell’est europeo sottoposti a bombardamenti ormonali dalle proprie federazioni per risultare vincenti in quanto, all’epoca della guerra fredda tra USA e URSS, nella potenza sportiva si rifletteva quelle politica di una nazione e di un’ideologia e attraverso i successi nello sporto si puntava a far presa sulle masse – avrei dovuto immaginare che anche a livello amatoriale l’atletica, in particolare il podismo, non poteva risultare esente da quella cattiva abitudine.

Ma che superata una certa fascia di età in cui all’agonismo dovrebbe anteporsi il gusto dello stare bene fisicamente e del divertimento, ci potessero essere persone, anche molto in là con gli anni, disposte a doparsi pur di primeggiare a ogni costo sugli altri, francamente non lo avrei mai pensato.

Da quando ho iniziato a gareggiare, e dunque a conoscere meglio l’ambiente dei runners, il piacere di correre spesso è sopraffatto dal disgusto alimentato dall’apprendere di persone che si doperebbero solo per arrivare davanti ai propri compagni di squadra. Gente di una certa età, alcune poco meno che coetanee di Bortolozzi, che non avrebbero alcun problema a assumere sostanze proibite per sentirsi a loro modo dei campioni.

Sia chiaro, non faccio assolutamente di tutta l’erba un fascio. Ci sono molti amatori i quali, a scapito della veneranda età, vanno forte come dei ventenni o poco più in quanto si sottopongono a estenuanti allenamenti e seguono un rigoroso regime alimentare. Gente da ammirare al cui cospetto bisogna inchinarsi.

Ma non possiamo negare che nell’ambiente dei runners vi è anche chi non si fa scrupoli a doparsi solo per sentirsi superiore agli altri.

In tal caso, anziché rivolgersi al farmacista, meglio sarebbe rivolgersi a uno psicologo per capire l’origine delle proprie frustrazioni esistenziali!

Un nonno dovrebbe fungere da guida per i propri nipoti. Che esempio può dare se si dopa per primeggiare in una gara? Che favola può raccontare loro se non quella del rospo che si gonfia d’aria fino a scoppiare pur assomigliare a un toro?

Vincenzo Giarritiello

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