Curiosita — 08 marzo 2008

Sin dal 1912, anno nel quale, purtroppo, perirono a causa di un incendio 140 operaie in prevalenza italiane ed ebree, questa giornata assume per l’universo femminile un significato particolare. Con continui, altalenanti significati da attribuire a questo momento, vissuto talora come fermento di emancipazione o visto da talune, addirittura, come riduttivo del ruolo femminile non relegabile di sicuro alla centralità di un giorno. Sicuramente lascio a qualche gentile donzella il compito di trattare dei significati o delle aspettative che in genere le ragazze attribuiscono o ripongono in questa festa. Rimando ad altri momenti la trattazione di ideologie politiche o di stili di vita e culturali. Quello a cui possiamo fare accenno, sempre nella mia più totale ignoranza, è l’aspetto sportivo della presenza femminile. Ancor oggi è uno sforzo notevole di immaginazione, il provare a pensare una donna vittoriosa su un bel nugolo di maschietti nella maratona olimpica. Questo nonostante i notevolissimi progressi di donne tipo Paula Radcliffe, che col suo primato sulla distanza, 2 ore e 15 minuti, mette in riga tantissimi esponenti del sesso forte. Uno studio del 1992 pubblicato sulla rivista Nature, indicava vicino il pareggio di risultati fra i sessi ed addirittura un prossimo superamento da parte femminile. Questo studio aveva il difetto di basarsi sulla progressione statistica dei risultati femminili negli anni, progresso realizzatosi anche grazie all’emancipazione nel frattempo conquistata. Perché è difficile per una donna realizzare questa parità? La risposta va ricercata a livello fisiologico, la differenza sta nel motore, meno potente per le donne, nel senso che vi sono meccanismi di produzione energetica meno sviluppati, come meno sviluppate sono le masse muscolari, aspetto questo legato alla presenza negli uomini di ormoni androgeni, tipo testosterone. A questo andiamo ad aggiungere nelle femminucce una minore capacità di trasporto d’ossigeno, data la più bassa concentrazione di emoglobina, proteina che veicola l’O2, nel sangue, di conseguenza vi è un minore rifornimento dell’elemento fondamentale per il funzionamento di tutti i meccanismi aerobici nelle cellule. Aggiungiamo, e sembra strano, le donne hanno, in percentuale per ogni kg di peso corporeo, una maggiore quantità di grasso e di tessuto scheletrico. Sembrerebbe essere tutto pregiudizievole, vi sono,però, dei fattori che intervengono a favore del gentil sesso. Le donne hanno di sicuro una possibilità maggiore di muoversi nell’acqua, la loro spesa energetica in relazione alla superficie corporea è minore. Vi è senza dubbio una superiore flessibilità, in altre parole una possibilità di escursione angolare di un segmento articolare su un altro, maggiore. Superiore elasticità muscolare, migliore mobilizzazione degli acidi grassi, miglior costo unitario della corsa, espresso per chilocalorie per kg di peso corporeo e per km percorsi. Sommiamo al tutto, il particolare che un muscolo è tanto più forte quanto più grande è il suo diametro, che è la somma dei diametri delle fibre muscolari che lo costituiscono, ma che, in alcuni sport quali il podismo, questa forza espressa dal diametro, quindi dalla quantità di muscolo esistente, ha una valenza limitata. Al podista non viene richiesta una muscolatura ipertrofica, quindi più dispendiosa, quanto una elasticità che consenta all’atleta di contrarre facilmente i muscoli partendo da una situazione di grande stiramento, con un elevato reclutamento neuromuscolare, tutti aspetti questi che depongono a favore delle ragazze, più elastiche e più predisposte all’introspezione ed alla conoscenza di se stesse. Sarà uno dei motivi che qualche annetto addietro ha portato le donne a primeggiare nella maggior parte delle ultramaratone disputatesi negli Usa, risultato ancor più interessante se si pensa che comunque il loro numero è sempre inferiore a quello dei maschietti. Personalmente, per esperienza ritengo le donne, sia per doti fisiche, sia per qualità psicologiche, molto prossime alle qualità maschili. Diversi modi di approccio, ma un simile risultato. Attendo con impazienza il momento in cui una percentuale superiore di donne correrà, vorrò vedere quante arriveranno prima di me e non solo, credo tante. Nello stesso tempo, occupiamoci di quella che è l’altra metà del cielo, non solo un giorno in un anno, cercando di esserne all’altezza.

Autore: Antonio Bruno

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