Curiosita slide — 10 giugno 2015

100È vero ci sono viaggi e viaggi e… gare e gare…
La 100km di quest’anno è stata un itinerario interiore straordinario che per  scelta (o testardaggine) ho corso senza gregari con il fine perpetuo di capire fino a che a punto possa arrivare il mio grado di resistenza fisica e mentale. Per la prima volta ho cercato (timidamente) di sfidare il cronometro. Una mera competizione con me stesso – nient’altro – cercando di limitare al meglio gli errori e l’inesperienza  dell’anno precedente. Ci sono riuscito. Il miglioramento c’è stato, ma quanta fatica.
Tre mesi per la preparazione della gara, oltre 600km in allenamento nei momenti più disparati del giorno e della notte; ore ed ore ad analizzare il percorso e il modo in cui affrontarlo alla ricerca della migliore strategia sia alimentare che tattica.
Con i miei 83kg ho cercato di gestire al meglio sia la salita di Fiesole che quella del Passo della Colla, la discesa con questo peso viene da sé.
Quest’anno ho conosciuto una nuova tipologia di crisi che non è né alimentare, né fisica, forse mentale. Al 60esimo km, prima di Marradi, ho rivissuto una delle scene più famose del film Forrest Gump quando il protagonista dopo mesi e mesi di corsa si ferma perché si sente “un po’ stanchino”.
Mi sentivo un po’ stanchino.
Come in tutte le crisi ti accorgi di esserci stato dentro solo quando ne sei fuori. Ne sono uscito nell’unico modo possibile: correndo. Solo al 75esimo ho capito quello che mi stava accadendo: il mio corpo, la mia mente non ne potevano più o almeno davanti all’idea di correre altri 40km cercavano una via di fuga.
Solitamente le crisi passano e anche quest’anno sono riuscito ad arrivare a Faenza bene, senza crampi e visioni mistiche, ma con un solo pensiero: questa è l’ultima volta che vi prendo parte… vedremo (faccina che forse ci ripensa).
Ho avuto grandi compagni di viaggio. La conferma delle conferme:  Vincenzo Trepiccione che con la naturalezza dei grandi e l’esperienza del veterano ha affrontato nel miglior modo possibile il suo quinto Passatore. E poi la rivelazione della Valle Caudina: Michele Iossa, ultramaratoneta per natura, che assistito da Franco Rivetti, piazza senza sforzo al primo tentativo un secco 9h e 50’. Beh, questo è talento. Un saluto a Fioravante Pisa, una garanzia. Un elogio ad Alessia Tommasini per la sua prima volta alla Firenze-Faenza e per il suo stratosferico tempo.
E poi c’è il Re. Uno straordinario esempio di Umiltà e Forza. L’unico uomo capace di vincere per 10 volte di seguito la gara più bella del mondo. L’unico incitato nei momenti più difficili dai propri diretti avversari. Lui è Giorgio Calcaterra. Ad maiora.
Ciaooo belliii.

Ludovico Carozza

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