Curiosita — 26 novembre 2010

Le maratone, come ogni specialità dell’atletica leggera, forniscono grandi quantità di cifre agli appassionati di statistiche. Sono poi particolarmente interessanti i raffronti tra le varie edizioni delle singole manifestazioni, quando, ovviamente, lo statistico ha in mano i dati di tutti gli anni, fin dalla nascita della specifica maratona.


Quella di Torino, svoltasi lo scorso 14 novembre, è giunta alla sua ventesima edizione, essendo nata il 29 settembre 1991. Negli anni precedenti, e precisamente dal 1987 al 1990, il ‘presidentissimo’ di questa manifestazione aveva già organizzato la ‘Susavigliana’, anch’essa gara di 42,195 chilometri, che si disputava in Valsusa, situata a ovest del capoluogo piemontese, dalla cittadina di Susa a quella di Avigliana. Ecco il motivo del numero 24 (4 + 20, dunque) che quest’anno accompagnava la Turin Marathon.


Sempre agli anni novanta, e precisamente al 1996, risale il record assoluto di arrivati al traguardo di questa maratona, che furono 2.163, contro i 2.087 della scorsa domenica 14 novembre. Il record d’iscritti fu invece stabilito nel 2003: 2.578, contro i 2.501 di quest’anno. Più recente è il primato femminile della gara, stabilito nel 2009 dalla keniana Agnes Kiprop, con 2:26:22. Quello maschile risale al 2001: un ottimo 2:07:45, dell’etiope Simeretu Alemahyu, che per ben otto anni rimase il miglior tempo mai ottenuto in una maratona italiana.


Nessuna maratona italiana può invece vantare una peculiarità che quella di Torino condivide, a livello mondiale, con appena altre cinque gare sui 42,195: un tempo del vincitore sempre inferiore alle 2 ore e 12 minuti in tutte le edizioni svoltesi dal 1992 a oggi. Il 1992, infatti, fu il primo anno in cui la Turin Marathon fu misurata da un incaricato dell’AIMS, e dunque ebbe un percorso perfettamente valido e degno di entrare nelle classifiche ufficiali. Le altre cinque maratone del mondo che dal 1992 sono state sempre vinte in meno di 2 ore 12 sono: Berlino (Germania), Londra (Gran Bretagna), Rotterdam (Paesi Bassi), Fukuoka (Giappone) e New York (Stati Uniti). Fino al 2006 un’altra importante e notissima maratona statunitense faceva parte di questa ‘élite’, cioè quella di Boston, che però nel 2007 fu caratterizzata da sfavorevolissime condizioni meteorologiche (un acquazzone nella parte centrale, raffiche di vento fino a 80 km/h) e fu vinta dal keniano Robert K. Cheruiyot col modestissimo tempo di 2:14:13.


Sarà interessante vedere, ora, quale sarà la prossima maratona a perdere questa prestigiosa particolarità, e ovviamente si spera che tale sorte non tocchi all’unica gara italiana di questo ristretto gruppo, quella di Torino, appunto.

Autore: Giulio Angelino

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Peluso

  • Franco Petenzi

    Come sempre preciso e competente complimenti

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