Cronaca — 05 aprile 2011

‘E la medaglia..??’ E’ stata questa la frase che più volte mi è stata posta dai tantissimi maratoneti giunti al traguardo della Maratona di Treviso, mentre io, cercando di mantenermi rassicurante, energica e allegra (il che non è stato assolutamente difficile..) cercavo di togliere i vari microchip dai loro pettorali (munita di guanti sicuramente e facendo estrema attenzione a non rovinare il loro ‘sudatissimo’-in tutti i sensi- numero di pettorale). La medaglia è per loro ciò che simbolizza ‘l’avercela fatta’, l’aver terminato la maratona, ciò per cui ci si è allenati tanto, sacrificando tantissimo. Durante la Maratona di Treviso del 27 marzo 2011 io ero in veste di volontaria. Era questa la mia prima esperienza di questo tipo, una cosa che vorrò senz’altro ripetere in futuro, e come prima volta ho voluto proprio partecipare ad una maratona; io stessa appartengo al mondo dell’Atletica Leggera, come mezzofondista, e quindi questo lo sento il mio mondo. Non avendo mai fatto un’esperienza simile, non potevo neanche sapere che cosa avrei vissuto in quella giornata, né chi avrei incontrato o conosciuto, e tantomeno che cosa avrei provato, sicuramente è stata una giornata intensa che ha contribuito a solidificare la mia persona e a farla crescere e maturare un altro po’. Appena arrivata a Treviso mi sono trovata, senza quasi realizzare, circondata da sacchi e pacchi, ognuno dei quali con un proprio numero attaccato, da riordinare e ridistribuire su dei camion, ordinati in base ai numeri dei pacchi; questi erano i vari borsoni degli atleti, i quali poi a fine gara sarebbero dovuti venire a recuperare. Alla fine di tutto ciò, un gruppetto di noi si è poi diretto all’arrivo, dove vi era la nostra postazione di addetti al ritiro chip! Da qua e fino alla fine della Maratona, è stato tutto un susseguirsi di emozioni, frasi, risate che quasi non riuscivo a comprendere come queste persone dopo aver corso più di 42km potessero essere in grado di fare simili battute..! Il tutto è stato anche abbastanza movimentato, soprattutto quando è iniziato l’arrivo in massa dei maratoneti che chiamiamo ‘podisti’, ossia tutti coloro che rappresentano e danno realmente anima all’intera competizione. Le vere emozioni sono giunte qui: dopo un po’ che ritiravo i chip sono stata coinvolta nel flusso degli arrivi, mi sembrava di essere quasi sofferente insieme a loro, era come se non vedessi più nient’altro attorno a me, a parte numeri di pettorali, chip e tutte le frasi, i sospiri e i fiatoni, ritrovare le facce conosciute quasi per caso nel parco di fronte a casa, ritrovarle qui che ti chiamano perché ti conoscono e vogliono farsi togliere il chip proprio da te ! Le battute di questi maratoneti, la gioia e la fatica. La voglia di fare e di rimettersi in gioco di nuovo subito ( certo un riposino per loro magari sì !)..di resistere, di autoconvincersi e automotivarsi Tutto ciò per me è stato fondamentale. Come ho già scritto all’inizio dell’articolo, io stessa pratico Atletica Leggera, e purtroppo mi sono trovata a dovermi scontrare con un periodo non proprio positivo, dovuto ad infortuni, un po’ le motivazioni che traballavano, ed altre cose, che mi ha portato ad una piccola pausa..ora in fase di recupero finalmente! Ma penso che a tanti atleti capiti di avere dei periodi non proprio positivi, ti svegli e vorresti mollare tutto, cambiare, dare una svolta o semplicemente prenderti una pausa, ciò dovuto sia a cause personali, ma molto spesso anche da cause esterne; quello che poi avviene da qua in poi è altamente soggettivo, ma in coloro che hanno lo sport dentro si può verificare una continua altalena tra il fare e il non fare, una continua attrazione come se in fin dei conti si volesse ammettere che in realtà ‘io non ne posso proprio fare a meno di correre la corsa è dentro di me ‘. E’ questo ciò che penso, e che mi ha fatto realizzare questa esperienza che ho fatto Certo, io lo sapevo già, ma ogni tanto le batoste si prendono ed è giusto prenderle! Nell’assistere ad una maratona ci si può chiedere quale sia il fattore che possa spingere così tante persone a correre per così tanto tempo, una distanza così lunga in un colpo solo, e ad allenarsi costantemente per calibrare al meglio le capacità fisiche tali da per poter affrontare la maratona nel migliore dei modi; sicuramente le motivazioni sono tante e individuali, ma come già molti ricercatori americani e israeliani hanno affermato, vi è nell’atleta il ‘Fattore Ulisse’, ossia il mito assetato di conoscenza, di sfida, l’amore per il viaggio, per la scoperta e per tutto ciò che non è conosciuto, anche al prezzo di sacrificare la propria vita. Correre, così come le attività sportive estreme, ti porta a giungere a sensazioni che non avresti mai nella monotonia della quotidianità, ti porta ad entrare in contatto con la realtà del mondo, e al tempo stesso con la solitudine di questo contatto. Ovviamente poi non tutti si rispecchiano in queste motivazioni, però è bello pensare che c’è chi corre per il piacere di farlo, per rivivere di nuovo queste sensazioni uniche. Per concludere vorrei soffermarmi sull’organizzazione della maratona: sinceramente ho notato come all’arrivo non vi fosse molta organizzazione per quanto riguarda gli spazi, sia per i top runners che per tutti gli altri non vi erano spazi dove sedersi, dove appoggiare le proprie cose, ma tutti erano costretti a sedersi per terra, sotto i tendoni dei volontari, sopra le bottigliette d’acqua, o suoi piedistalli dei pali delle transenne, il che poteva essere organizzato un po’ meglio, soprattutto perché si tratta sempre di un maratona internazionale.

Autore: Elena Camali

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Peluso

  • lello santarpia antoniana ermes runner (s.antonio

    complimenti davvero!!!anche se non ci conosciamo sei stata bravissima nel raccontare perfettamente tutte le emozioni che noi podisti proviamo quando facciamo una maratona o qualsiasi altra gara e te anche se non hai gareggiato ti sei immedesimata in ogni atleta che correva complimenti di nuovo per la favola che hai scritto e in bocca al lupo per la tua ripresa agonistica

  • Elena Camali

    Grazie mille! E’ stato veramente un piacere e una cosa spontanea…essendo nell’ambiente! Spero di aver la possibilità anche in futuro di scrivere ancora!

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