Maratone e altro — 26 aprile 2011

La sempre maggiore diffusione delle corse su strada in tutto il mondo impose, a suo tempo, di regolamentare il settore, anche allo scopo di permettere la registrazione dei diversi tipi di record (qui chiamati “migliori prestazioni”) e di conseguenza la compilazione di liste annuali e all-time.
Ma come noto non basta fare delle regole, anche semplici, perchè tutti le rispettino! Per faciloneria, superficialità, talvolta per malafede, accade ancora oggi infatti che le regole vengano “dribblate” credendo così di poter fare l’interesse della gara, ma ottenendo invece spesso l’effetto contrario.
La recente maratona di Boston, con i suoi risultati palesemente falsati, ha riproposto clamorosamente la necessità di richiamare quanto meno i concetti fondamentali che disciplinano il settore, anche prescindendo dall’episodio singolo.
Dunque, le regole principali sono tre: misurazione, partenza e arrivo, pendenza. Occorre anche aggiungere qualche parola sulla faccenda delle lepri, su cui si assiste sempre più spesso a notevoli forzature.


Misurazione. Il problema di assicurare l’esatta misurazione di un percorso stradale è più complesso di quanto sembri. L’idea di prendere una fettuccia metrica e mettersi pazientemente a misurare tutto il percorso è stata presto abbandonata a causa della sua scarsa praticità (occorrono giorni!) ma soprattutto a causa della sua poca accuratezza. Viene calcolato che il margine di errore può arrivare anche al 5%, cioè un errore enorme! Infatti, anche nelle corse su strada, come in tutte le gare di atletica, sulla distanza non si sgarra: 100 metri devono essere lunghi 100 metri esatti al minimo, neanche un centimetro di meno, così come una maratona deve essere 42km e 195 metri (oppure 26,2 miglia). Non esiste alcun margine di comporto. Anche recentemente abbiamo letto commenti, firmati da noti organizzatori, che proclamavano del tutto erroneamente l’esistenza di un qualche margine di comporto.
NON C’E’, questo è!
Aggiungiamo che il percorso deve essere misurato lungo la direttrice di marcia più favorevole ai corridori, ovvero tagliando le curve sulla sinistra quando questo sia il caso.
Ma torniamo allo strumento di misurazione. Scartata l’idea della fettuccia metrica, per qualche tempo si è usata una ruota calibrata, condotta a mano o trascinata da un qualche mezzo. Anche tale strumento si è rivelato inadatto, in quanto soggetto a numerosi zig-zag. Inoltre, la ruota di gomma rigida tende a saltare in presenza di piccoli dislivelli nell’asfalto, e questo produce un errore che può risultare alla fine anche molto rilevante. Allora, il francese Lejeune inventò una bici calibrata (a tre ruote per evitare sbandamenti), collegata ad un piccolo computer che misurava e conteggiava ogni giro di ruota. Questo sistema era molto migliore di tutti i precedenti, e venne pertanto adottato, finchè non ci si accorse che permaneva un certo margine d’errore. Si arrivò così al metodo Clain-Jones, che è quello attualmente in uso. Si riprende l’idea di Lejeune, ma il computer misura il movimento di ogni singolo raggio della ruota, in modo da rilevare anche il minimo errore. La bici deve essere tuttavia calibrata ogni volta che la si usa, entro le 24 ore, su di una base di lunghezza certa (di solito la pista di atletica), le ruote devono essere gonfiate ad una pressione stabilita ed inoltre il giudice misuratore deve essere lo stesso che esegue la calibratura (il suo peso corporeo potrebbe influenzare il risultato). Da qualche anno la IAAF ha convenzionato un’associazione di misuratori, delegando il complesso compito di eseguire tali controlli: la AIMS, il cui misuratore principe è proprio Hugh Jones l’inventore del sistema sopra descritto. Le gare non omologate AIMS, su qualsiasi distanza stradale, non sono valide ai fini dei records, degli standards di qualificazione e di conseguenza delle liste statistiche.

Partenza e arrivo. E’ l’origine del guaio di Boston. La regola prescrive che le località di arrivo e di partenza  non possono essere separate più del 50% della lunghezza della gara, in linea d’aria. Per esempio, nel caso di una maratona, 21 chilometri, nel caso di una 10 km, 5 km.
Nella sua semplicità, la “ratio” della regola è da ricercare nella necessità di limitare, quanto meno, l’influenza di un eventuale vento a favore. Provate infatti a disegnare su di un foglio un qualsiasi percorso che rispetti questa regola, e vi accorgerete che sempre, per forza, ci sarà un tratto contro vento, o laterale, il che, in qualche modo, compenserebbe il vento a favore in altre zone.
Infatti, per le corse su strada, a differenza di quelle in pista, non è previsto l’uso di un anemometro che pertanto, anche ove ci fosse, sarebbe ininfluente ai fini della regolarità della corsa in esame. Molte gare, però, ignorano tale regola, a partire da Boston, e vengono perciò definite “point-to-point” ed evidenziate nelle liste con una “p” oppure una “a”
Nel caso di Boston, inoltre, le cronache riferiscono di un vento di 20-25 km/ora, che è una velocità enorme, specie se paragonata a quella utile per la omologazione dei record su pista, che è di 2,0 m/sec, ovvero 7,2 km/ora!
In ogni caso, quali che siano le condizioni atmosferiche, le gare point-to-point non sono MAI valide per la omologazione di qualsiasi record. Ne consegue che a Boston i record non sono omologabili in nessun caso, anche in assenza di vento.


Pendenza. La regola anche in questo caso è molto semplice: si accerta la quota s.l.m. delle località di partenza e di arrivo. Nel caso in cui l’andamento presenti una pendenza favorevole, si fa la differenza: se tale differenza supera la quota di 1 metro per ogni chilometro di corsa, i tempi non sono validi. Solitamente essi vengono elencati nelle statistiche serie in calce alle liste, specificando i metri di pendenza favorevole. In Italia per accertare le quote, fatto fondamentale, si ricorre di solito alle mappe dell’Istituto Geografico Militare, che sono quanto di più preciso esista. Tale regola vale anche se le due località sono dentro al precente 50% di distanza: basta che siano diverse, anche di pochi metri, come era, ad esempio, nel caso di Firenze prima che gli intelligenti organizzatori provvedessero a rimediare.
Anche questa regola viene spesso bellamente ignorata dagli organizzatori. Addirittura, in qualche caso, la pendenza favorevole è stata pubblicizzata allo scopo di attirare più iscritti. “Venite da noi, abbiamo un percorso velocissimo!” Molti ci cascano, salvo poi protestare con parole di fuoco quando si vedono declassare i tempi ottenuti. Colpa loro: siete stati ingordi? tenetevi il mal di pancia!
Esistono poi altre regole di minore rilevanza, ma comunque importanti, che riguardano i rifornimenti, l’assistenza in gara, l’aiuto lecito o no fra concorrenti, le gare miste maschi e femmine e così via. Quando se ne presenterà l’occasione interverremo anche su queste.
In questa sede preme richiamare solo un’altra regoletta spesso negletta: quella che vieta a concorrenti di gare diverse di correre assieme. Per gare diverse si intendono competizioni premiate a parte, che si svolgono su distanze differenti (ad esempio: una maratona ed una mezza, oppure una sei ore e una maratona…). Questa regola trae origine dalla necessità che un concorrente non si avvantaggi con lepri sparse ad arte lungo il percorso, sotto le mentite spoglie di partecipanti ad altra distanza. Una cosa del genere sarebbe accaduta per una mezza maratona recentemente organizzata a Vienna. Per fortuna non ha prodotto alcun record, sennò ci sarebbe stato da discutere anche su questo!


 

Autore: Franco Anichini

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Peluso

  • sandro pagano – iss nola

    Bell’articolo , non si finisce mai di imparare… Per il passato si è assistito a un pò di tutto : percorsi misurati con le pietre miliari delle strade statali, o col contachilometri delle auto, soprattutto nelle gare di secondo piano. Oggi va di moda il GPS , ma Google earth ha numerosi vantaggi : consente di misurare (comodamente seduti…) in pochi minuti qualunque percorso, con errore minimo. La prova la si ha misurando una qualsiasi pista di atletica di un qualunque stadio. La corsia interna sarà sempre di 400 mt. , precisi. Per la cronaca : ho così misurato le mezze di Napoli e Agropoli. Precisa la prima , un pò più corta la seconda…

  • Marco Cascone

    Finalmente un punto fermo!!! Complimenti e Grazie Franco. Le idee chiare sono straordinariamente importanti…per gli atleti e, ancor di più (si spera), per gli organizzatori. p.s. quando mi ritrovo ad iniziare la programmazione ad un nuovo atleta chiedo sempre i personali sulle varie distanze, quale parametro per le mie indicazioni tecniche future. Molto spesso mi viene presentato il best sulla 21 in una determinata gara, palesemente non nelle regole. Ci rimangono male ma gli chiedo subito di non considerare tale prestazione e di darmi la migliore prestazione su stessa distanza, ma altro percorso. Illudersi non solo non serve, ma…è deleterio per l’atleta

  • Francesco Pezzella – Napoli Sport Events

    Ottimo articolo che spiega molte cose e ci fa capire come molte gare siano incredibilmente irregolari, soprattutto quelle che prevedono mezza maratona e maratona insieme. L’unica cosa che non condivido è l'”attacco” alle lepri… Forse sbaglio ma penso che per quanto possano essere d’aiuto, e sicuramente lo sono, alla fine l’atleta deve sempre correre con le proprie gambe e se lo fa vuol dire che ha le capacità e la condizione per farlo.

  • Franco anichini

    Non ho nulla contro le lepri, sia chiaro! Quando ci sono delle lepri che lavorano PER TUTTI gli atleti del gruppo di testa, la cosa mi va benissimo. Ho invece molti dubbi sul valore tecnico di prestazioni ottenute con lepri “personali” che lavorano per un solo atleta, a danno degli altri, specie quando si ricorre ad artifici, come è quello di trovare lepri fresche lungo la strada.

  • silvio scotto pagliara

    sono d’accordo, con franco,le lepri sono una trovata per migliorare la prestazione della gara ? allora signifuca che un certo £senso” o valore aggiunto cè ! ”
    Ciao Francesco, ti è mai capitato di trovarti in difficoltà durante una gara ? e se non era per quell’amico ecc. …che ti aiutava ( non sulle spalle ) ma ti portava a quel ritmo giusto ( il tuo ) e con la presenza affianco o davanti , hai trovato beneficio ?
    Poi , che dici tu , se non hai le gambe non fai nulla , allora ? perchè non corri con le tue gaambe e i tuoi ritmi , e sbagliare anche ……………….?
    ad maiora .
    le lepri , sono buone da mangiare ..e a firenze le fanno bene ..al ristorante !!
    saluti a Franco e la mezza di agropoli è giusta !!!

  • LUCIO BAZZANA ASS. PROSANPIETRO – SANREMO

    MISURAZIONI.
    CON MEZZI ASSOLUTAMENTE ARTIGIANALI, EPPURE A PROVA DI RIGHELLO, ASSECONDO MANIACALMENTE LA PROPENSIONE ALLA PRECISIONE. RILEVATA CON BINDELLA DI 5 METRI UNA DISTANZA RETTILINEA DI 1000 METRI SENZA DEBORDARE DALLA LINEA LATERALE – PERFETTAMEN TE SEGNATA – PERCORRO, IN ANDATA E RITORNO CON CURA E POLSO FERMO, IL TRACCIATO MUNITO DI ROTELLA METRICA. LO STRUMENTO, COSI’ TARATO E’ PRONTO ALLA MISURAZIONE DEL PERCORSO DI ALLENAMENTO O GARA. PER SICUREZZA AGGIUNGO UN METRO PER CIASCUN CHILOMETRO MISURATO. IMPEDENDO AGLI ATLETI OGNI POSSIBILITA’ DI TAGLIO (MARCIAPIEDI, GIARDINETTI, PARCHEGGI, COME PURTROPPO AVVIENE SPESSO) E’ UN SISTEMA INOPPUGNABILE, MEGLIO DEL GPS.
    UN DILEMMA: TROPPO SEMPLICE O TROPPO ECONOMICO
    PER ESSERE PRESO IN CONSIDERAZIONE ?
    PERCORSO.
    A FRONTE DI GARE SU DISTANZE CONSISTENTI (INTENDO DAI 42K IN SU’) RITENGO ININFLUENTI SUL RISULTATO I FATTORI DEQUALIFICANTI ELENCATI ANCHE PERCHE’ ALTRIMENTI ANDREBBERO CONTEMPLATI COEFFICIENTI COMPENSATIVI QUALI ALTIMETRIA TOTALE, CONDIZIONI METEOROLOGICHE, FONDO STRADALE, QUALITA’ DELL’OR-GANIZZAZIONE, ECC.
    LEPRI.
    NON VEDO QUALE INFLUENZA PROBANTE SULLA PRESTAZIO NE POSSA DERIVARE DALL’ANDATURA DI UN DETERMINATO ATLETA NE’, EVENTUALMENTE, A QUALE TITOLO SI POSSA IMPEDIRE CHE CIO’ AVVENGA. BENINTESO CHE SI TRATTI DI PARTENTI, ANCHE PER DISTANZE DIVERSE, E NON DI SUBENTRANTI. REALISTICAMENTE NEPPURE CI SI PUO’ APPELLARE A PRESUNTI VANTAGGI DERIVANTI DAL COSIDDETTO TAGLIO DELL’ARIA QUANDO SI VIAGGIA SOTTO I 20 KM/H. INSOMMA REPRIMERE IL FENOMENO NON APPARE NE’ GIUSTIFICATO NE’ SAGGIO.

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