Curiosita — 28 dicembre 2010

Presentando, oramai da anni,  eventi di atletica (e di corsa su strada in particolare) da sempre ho avuto il piacere e l’opportunità di conoscere atleti e atleti. Personalità diverse, diversi modi di intendere la corsa, di vivere gli eventi, di partecipare, di esserci, di godere di quanto di bello la corsa ci fa vivere e, soprattutto, degli splendidi momenti di vita collegati ad essa. Da sempre mi è anche capitato, ma ne parlo solo ora perché negli ultimi tempi sto registrando un aumento dei casi, di imbattermi in atleti che non corrono per sé stessi, ma per gli altri e a volte solo per gli altri.


Mi spiego.


Che senso ha ostentare la partecipazione a gare ultra, mega maratone, l’aver fatto decine di maratone, magari segnalando la cosa anche sulla t-schirt in gara. Che senso ha far di tutto per farsi intervistare in gara per poter dire, e dire solo: ‘ ho corso per 24 ore’ oppure ‘ho fatto la traversata del deserto di corsa’, o anche correre  a piedi scalzi, ostentando la cosa,  o altre particolarità. No, ci mancherebbe, non ho nulla contro una libera scelta di godere della corsa nel modo che più piace ma se fosse davvero un piacere. Il piacere non si ostenta, si vive! Ostentare lo leggo solo come un modo per fare vedere agli altri di cosa si è capaci, di cercare a tutti  i costi di mettersi in mostra. Ben vengano le ultra, le maratone speciali, le gare estreme, i metodi estremi per correrle, correre  e quant’altro ma che sia fatto per il piacere di farlo e di vivere nel piacere intimo, vero, di ciò che si va a fare.


Auguri a tutti per un 2011 fatto di corse vissute nel modo migliore: nella semplicità e meraviglioso piacere collegato ad essa.


2011 di corsa: non per gli altri, ma per sé stessi.


 

Autore: Marco Cascone

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Peluso

  • vincenzo torelli ASD cava-picentini-costa d’amalfi

    Caro Marco, per una pubalgia sono stato fermo per circa 18 mesi, ma davo il mio contributo all’organizzazione delle gare del mio gruppo e accompagnavo mio figlio che sporadicamente pertecipava alle gare, ebbene tutto quello che dici lo avevo già constatato e anche qualcosa di peggio e ingiustificabile in sportivi sani di mente e attenti alla propria salute. Adesso partecipo a poche gare, quasi sempre senza cronometro, e le corse in montagna, quelle della Costiera Amalfitana, le faccio per il mio piacere, talvolta rientrando con la luna piena. La gioia di portare la propria testa a spasso per il mondo è un piacere intimo che illumina il resto della propria vita al di fuori della corsa. Se invece sottomettiamo anche questo piacere allo stress della competizione, della prestazione esibizionista, non ne trarremo beneficio ma ulteriore frustazione. Un cordiale buon anno 2011.

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