Curiosita — 10 marzo 2008

Un atleta giunge scalzo al traguardo tra lo stupore del pubblico assiepato sul percorso. E’ il 28 ottobre 2007, quando Francesco Arone taglia il traguardo di Riva Sette Martiri in 3:53’43” percorrendo i 42.195 metri di Venicemarathon completamente a piedi scalzi, incitato dai compagni di corsa.


 


Francesco si iscrive alla 22ª Venicemarathon, dopo diverse esperienze sulle brevi distanze. La preparazione per la maratona richiede, per lui che ha deciso di correre senza l’ausilio delle scarpe allenamenti molto intensivi per preparare i suoi piedi per reggere alle sollecitazioni che i 42 km portano. Venezia con i suoi 13 ponti negli ultimi 3 km rappresenta un ostacolo, soprattutto psicologico, di un certo rilievo. Ma al traguardo la stanchezza lascia spazio alla gioia di aver portato a termine una delle maratone più belle e suggestive al mondo: ‘Un’emozione forte tagliare il traguardo veneziano proprio sul filo dell’acqua, peccato non aver trovato una di quelle giornate con l’acqua alta, per provare l’emozione di correre proprio sull’acqua‘.


 


L’appuntamento con Venicemarathon si rinnova per il prossimo 26 ottobre 2008, quando Francesco prenderà il via dalla starting line di Stra, per migliorare il crono del 2007, sempre a piedi scalzi e forse correndo proprio sull’acqua della laguna.


 


L’atleta di Carignano, provincia di Torino, classe 1976, arriva dal triathlon, dove ha esordito nel 1999 conseguendo discreti risultati e provando per la prima volta l’ebbrezza della competizione. ‘In seguito ho deciso di sviluppare il mio corpo senza lasciare nulla al caso, quindi smisi il ciclismo per dedicarmi con più decisione al nuoto ed alla corsa. Le mie prestazioni migliorarono nettamente e ottenni risultati sempre più positivi che mi spingevano a prove sempre più difficili‘. Da qui l’idea di cambiare il suo modo di correre, spostando sempre più in là i propri limiti sia fisici che psicologici, e nasce quindi l’idea di correre a piedi scalzi, come i grandi del passato, su tutti quell’Abebe Bikila che nel lontano 1960 stupì il mondo vincendo la sua prima olimpiade sulle strade romane.


 


La prima corsa a piedi nudi nel 2000, una 10 km nella sua città, ‘Finii abbastanza soddisfatto, perché ero onorato di correre nella mia città e riuscii a terminare la gara nei tempi stabiliti, per preparare la corsa mi sono però scontrato con le prime difficoltà‘. La corsa a piedi scalzi infatti sulle strade delle nostre città comporta non pochi disagi:Si corre prestando sempre attenzione al terreno per evitare i sassi, le buche ed i vetri‘, anche una piccola asperità, insignificante per un atleta che corra con le scarpe, per Francesco rappresenta un problema: una corsa può essere interrotta per un sasso  troppo acuminato, o per un piccolo vetro che si pianti sul piede, piccole ferite ma dolorosissime.


 


Inizia così per Francesco una nuova carriera da sportivo, visti i buoni risultati decide di dedicarsi a distanze più lunghe, inizia così a preparare alcune mezze maratone tra cui Milano, Torino, Piacenza, qui continua ad incorrere in alcuni problemi tecnici come percorsi su tratti di sterrato o di ghiaia, ai quali però riesce a fare fronte con l’aiuto degli amici.


 


Arriva il giorno in cui Francesco si sente pronto per il grande salto: correre una maratona. Si iscrive quindi a New York. Gli allenamenti diventano più intensivi ‘Sei mesi di allenamento più intenso per superare i vari ponti che costituiscono il problema principale della gara: le loro griglie, infatti, per chi corre come me scalzo, rappresentano una bella sfida‘. A New York conclude la sua prima maratona, tra gli incitamenti del pubblico.


 


Intanto Francesco sta preparando altre maratone, facciamo attenzione dunque, potremmo incontrarlo mentre corre sulle strade di casa nostra!


 

Autore: Venicemarathon

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Peluso

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