Alimentazione — 02 gennaio 2011

sono di nuovo qui, cari lettori, a distanza di circa due anni dal mio articolo ‘correre per mangiare o mangiare per correre’, e con il solito intento, un po’ provocatorio e un po’ di riflessione, di tutela della più grande ricchezza di cui disponiamo: ‘la salute del nostro organismo’; a tal proposito, penso spesso ad un esempio che ritengo al quanto pertinente: l’uomo e la natura, quest’ultima bellissima e affascinate, unica, ma troppo spesso vittima delle incurie e della distruzione, frutto di scelte fatte in nome del ‘progresso’ o della maleducazione delle essere umano, ovviamente, ogni allusione è puramente casuale beh, torniamo a noi, ricordate l’articolo di cui sopra? Esordiva con la scenetta del dopo corsa domenicale, durante il quale, spesso, sentivo la frase, simpaticissima: ‘ e mo’ ce putimm’ magna a’ lasagna’, da qui nacque la mia prima provocazione-riflessione, si mangia per correre o corriamo per mangiare?; ebbene, anche questa mia nuova discussione con voi nasce da un’ esperienza non più vecchia di qualche settimana fa; mi trovavo al solito punto di ritrovo , dove  incontro due compagni podisti, di cui, uno, si era rivolto a me, in precedenza, per dei consigli nutrizionali, e, nel vedermi, esordisce: ‘ caro, è un po’ che ho tralasciato le tue  indicazioni alimentari, sai sono stato due settimane fuori sede per lavoro, e poi, ora le feste i miei mi hanno fatto trovare tanti di quei dolci a casa ‘ ovviamente, rispettoso della libertà decisionale di ognuno, non replico e così iniziamo a correre, ma, ecco che, lo stesso, con una determinazione impressionante,  si rivolge al compagno dettando il programma che avrebbero dovuto effettuare quella mattina, frutto di una tabella di allenamento che stavano seguendo, in vista di un prossimo impegno agonistico: ‘..e allora, mi raccomando, facciamo 4 km di riscaldamento, non di più, quindi qualche centinaio di metri in allunghi, e poi partiamo per 12 km a 4’e30′, quindi 1 km di defaticamento ‘; dopo la fase di riscaldamento non li ho seguiti, ma, ovviamente, non è questa la cosa importante o meglio ciò che ha indotto in me la riflessione che vorrei condividere con voi mi ha colpito, piuttosto, come, spesso, noi amatori, ci infatuiamo di programmi di preparazione adatti alle vari distanze ( seguiti con religioso ossequio!), oltretutto, il più delle volte, non personalizzati, non supportati da uno studio fisiologico, su cui basare le prestazioni in allenamento e gara, senza un controllo seriato nel tempo, senza una preparazione fisica di base, e l’elenco potrebbe continuare a lungo ed è impressionante, come dicevo, con quale precisione maniacale portiamo avanti codesti programmi di sedute estenuanti, lasciandoci prendere da uno sconforto unico se non si riesce a uscire regolarmente, per la convinzione che ciò, magicamente, ci farà volare verso traguardi mitici, da sventolare in maniera diretta o indiretta nei vari incontri podistici posizione, questa, già di per se dannosa e viziosa, anche se concordo sulla necessità di un minimo di programmazione,  obbligatoriamente personalizzata e quindi rispettosa del proprio orologio biologico; ma, consentitemi, il massimo della approssimazione la si raggiunge quando, nella partita della salute, si  lascia in panchina il titolare, il giocatore più forte, e cioè l’attenzione a programmare una alimentazione adeguata ed equilibrata rispetto alle nostre personali esigenze; certo, mi si dirà, che tramite siti o rubriche o interviste, si fanno già propri, i principi di una ‘sana’ alimentazione (vedi la scelta di cibi integrale, biologici, integratori, no fritti, no grassi, no pasta e pane, pochi zuccheri raffinati ecc ) ma, a parte gli errori, spesso, intriseci a queste scelte pseudo salutiste fai da te, penso che ciò non sia sufficiente in quanto resta fondamentale e determinante programmare in maniera adeguata l’alimentazione, in base al proprio assetto (età, sesso, peso, attività fisica, patologie, dismetabolismi, etc..) e con una giusta distribuzione nell’arco della giornata delle stesse scelte, per un periodo più o meno lungo, in modo da garantire uno stimolo biochimico uniforme e adeguato al nostro organismo,  fondamentale per uno stato di benessere ed equilibrio, vero baluardo difensivo per il nostro corpo e per la nostra mente, e che, una volta stabilizzato, va seguito nel tempo sulla base di parametri oggettivi e soggettivi ma allora, concludendo, vi sembra giusto stressarsi per una, due, e, a volte, tre ore di attività fisica, con piglio maniacale,  non preoccupandosi, con lo stesso piglio,  di godere di un assetto alimentare che sia il più adeguato alle esigenze del proprio organismo? Tra l’altro, utile, sia nei periodi di impegno fisico, sia in quelli, nei quali, gli impegni sono correlati e dettati per lo più da una vita cadenzata dai ritmi del lavoro, dalle esigenze della famiglia e da quant’altro, quest’ultimi, sicuramente, per chi non fa l’atleta a 360 °, più frequenti della pratica sportiva, che, oltretutto, al di la delle ossessioni, resta amatoriale e dovrebbe essere finalizzata, esclusivamente, a supportare  l’ulteriore miglioramento del nostro benessere psico-fisico; come spesso mi piace sostenere, bisogna guardare l’organismo come ad una tela su cui bisogna dipingere al meglio il soggetto, l’alimentazione, e quindi scegliere la cornice più adatta, l’attività fisica,  in modo da esaltare al massimo il  dipinto stesso ed ora, a voi la risposta


Vi lascio, doverosamente, con l’augurio di magnifico 2011, a cui accompagno il ricordo del significativo titolo di uno scritto del 1862 di Ludwig Feuerbach: il mistero del sacrificio o l’uomo è ciò che mangia; cioè esiste un’unità inscindibile fra psiche e corpo, per pensare meglio dobbiamo alimentarci meglio questo alla fine del 1800, e noi, nel 2011, cosa rispondiamo?

Autore: Dr. Giuseppe Tomasino

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Peluso

  • antonello lommito,c.s.camici del ciclo,sez.podisti

    Condivido questa volta senza ulteriori commenti alla copiatura quanto giusto trovare nella corsa un supportoa al miglioramento del benessere psico-fisicoche trovo riduttivo limitare all’alimentazione , ben altri sono le variabili da considerare specialmente il sacrificio inteso come rinuncia a particolari alimenti al fine di esaltare la prestazione atletica per la quale si predilige il tasso glicemico a quello ossido – riduttivo dei grassi che non vanno esclusi dalla dieta anche se ridimensionati!

  • Giuseppe Tomasino

    …mi spiace, ma credo che non rinunciando in maniera cieca e unilaterale ad alcuni alimenti si esalta la prestazione, l’organismo è una struttura tendente al perfetto, con meccanismi biochimici sopraffini, pertanto solo un giusto equilibrio, ben distribuito e studiato sulla persona può apportare quel beneficio ottimale anche per l’attività fisica, soprattutto per gli noi amatori che, ripeto non siamo atleti in senso stretto.

  • pasquale coppola ASD La Solidarietà

    Giusto dott. io ne so qualcosa visto i molteplici consigli che lei mi da tutti i giorni concordo pienamente ed affermo che giustamente l’organismo ha bisogno di tutti gli alimenti senza privazioni o eiminazione ma bisigna assumere in misura adeguata.

  • Giuseppe Tomasino

    Grazie Pasquale, sei sempre estremanmente gentile, e poi, detto da uno con le tue prestazioni, non può che essere un motivo di orgoglio.

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