Curiosita — 17 ottobre 2009

Ho trovato riduttivo lasciare le intense e sentite parole scritte dall’amico Antonello Satta, in forma di commento all’articolo di Giovanni Schiavo, e le ho trascritte per dargli il meritato risalto. Parole che partono dal cuore quelle di Antonello, da parte di chi negli ultimi due anni ha vissuto, almeno atleticamente, vicino al nostro compianto amico Mikel Shurdhaqui. Prima di lasciarvi a quanto scritto da Satta, risalto ancora la bontà dell’uomo Mikel Shurdhaqui, anche alla luce di tutti gli attestati di stima e di cordoglio che gli avete dimostrato in questi giorni. Ciao Michele, non ti dimenticheremo mai!


“Caro Michele, ho avuto l’onore e la gioia di conoscerti ed esserti compagno di corse in questi ultimi due anni qua nel veneto, da quando sei entrato nei Runners Padova, dopo i tanti anni in Campania. Ti ho conosciuto il 9 marzo del 2008, quando il nostro presidente chiese se ci fosse qualcuno disponibile ad accompagnare un podista albanese alla Maratona di Ferrara. Mi candidai io e, per uno strano destino, quello che doveva essere un occasionale passaggio in auto, uno dei tanti che ognuno di noi ha dato o ricevuto nella propria storia sportiva, si è rivelato un evento che ha lentamente cambiato la mia vita. Michele, eri semplice, buono, genuino e discreto, non chiedevi più di quello che ti si dava e davi sempre più di quello che ti si chiedesse, fosse anche un solo sorriso o la disponibilità ad aiutare me ad altri in occasioni più impegnative. Per te il lavoro, la corsa e la famiglia erano tutto e questo era oggetto di riflessione per me sempre alla ricerca di “altro”. Andavamo sempre insieme alle corse in questo anno e mezzo, una settimana con la mia macchina, una settimana con la tua, mai un problema, e se un giorno io ero giù, tu con semplicità riuscivi a farmi dimenticare i ‘pensieri’ e farmi vivere pienamente la giornata di sport. Quanti discorsi nelle nostre giornate sportive! La tua moglie Silvana, la tua figlia Francesca, il tuo lavoro, la tua amata Albania, gli amici di Napoli. Mi hai parlato spesso dei tuoi amici campani, di tutti coloro che hanno scritto parole commoventi in questa pagine. Molto spesso! Loro erano spesso nei tuoi pensieri, per quel senso di gratitudine che avevi più di qualsiasi altro. E quando nella nostra zona c’era una corsa di respiro nazionale (Maratona di Ferrara, Maratona di Padova, ecc.) prima della partenza cercavi sempre di rivederli e in vari ne avesti l’occasione. Era prassi sentirci tra noi il venerdì per pianificare la corsa della domenica (o del sabato) e quando rispondeva mia moglie dicevi sempre: ‘Ciao Anna, sono Michè, c’è il campione?’ Chiamavi me ‘campione’, ma il campione era tu, sia in gara (eri ancora forte nonostante il tuo duro lavoro e i soli due allenamenti settimanali) e soprattutto nella vita, quando mi dimostravi una gioia che io, dopo una vita di studi e di ricerca di chissachè, ancora cercavo. Ma quel venerdì dell’incidente non mi chiamasti. Era una cosa strana, ma pensai che fossi tornato a casa tardi e che ti fossi fatto scrupolo a chiamarmi ad ora tarda, così ho chiamato io al sabato mattina e ho saputo al telefono dalla Silvana della tragedia. Per 5 giorni mi sono illuso e ho sperato. Io, laico, ho persino pregato e, che Dio mi perdoni, ho forse illuso Silvana che tu potessi ritornare con noi. Ho 52 anni e ne ho passate tante, come tutti, ma questa è stata la settimana più terribile della mia vita. Ora tutto è diverso, la vita andrà avanti, ma sarà un’altra vita, con un vuoto incolmabile con il quale dovrò fare i conti per sempre. Non ti ho mai detto che ti volevo un gran bene, ma sono certo che lo avevi capito. Michele mi mancherai, come mancherai terribilmente ai tuoi cari e tutti coloro che ti hanno conosciuto. Ora sarà dura per me e per tanti altri podisti sconvolti da questa tragedia riprendere a correre, ma dobbiamo farlo. Sarà un modo per portarti a correre con noi sia in allenamento sia in gara, in attesa che, prima o poi, quando verrà la nostra ora, e se meriteremo di raggiungerti, potremo correre di nuovo insieme, ovunque adesso tu sia, in paradiso per i credenti o, per i laici, in chissà quale altro luogo di bene ha previsto il creatore per coloro che, come te, sono stati in vita un esempio. Michele non ti dimenticherò mai! Il tuo amico fraterno Antonello “.

Autore: Nicola Severini

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Peluso

  • Giulio Bianco Napoli Nord Marathon

    Carissiomo Antonello, sono uno dei tanti podisti amatori che ha avuto il piacere e l’onore di aver conosciuto il compianto Michele, tra l’altro sentii il trasporto morale di scrivere anch’io non parole di circostanza ma verità sulla persona che era. Considerando che egli fece parte dalla fondazione fino alla partenza per Padova della nostra squadra della Napoli Nord Marathon. Come ho potuto leggere nella tua accorata ed inensa lettera i nostri giudizi (se possiamo permetterci di definirli tali) su Michele sono identici. A questo punto comincio una riflessione vuoi vedere che tra gli sportivi particolarmente tra coloro che praticano la corsa a livello amatoriale NON esistono barriere di confini geografici, ne barriere ideologiche come talvolta vogliono farci credere. Il nord, il centro, il sud sono divisioni di carte geografiche ma non di sentimenti UMANI.
    A questo punto vorrei fare una proposta se possibile organizzare due corse in onore di Michele, una da tenersi a Padova ove parteciperemmo anche noi da Napoli, ed un’altra a Napoli con la vostra gradita presenza, potrebbe essere un modo per onorare degnamente il grande Michele.

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