Maratone e altro — 21 maggio 2009

Uno degli aspetti più importanti nella vita sportiva di un corridore, sia pure di livello semplicemente amatoriale, è quello relativo alla dieta da seguire, che diviene parte integrante della sua preparazione.
Purtoppo questo è anche l’aspetto più esposto alle voglie di personaggi che vedono nell’attività sportiva un eccellente target per ampliare i propri interessi economici. Di conseguenza assistiamo ad un proliferare di “diete” più o meno accattivanti, di “test”  come si è visto fin troppo alternativi, con conseguenze che possono essere anche gravi.
Non dimentichiamo, infatti, che parallelamente al mondo degli “sportivi” esiste una vastissima platea di persone che sono disponibili a trarre spunto da notizie incontrollate scientificamente pur di arrivare ad un dimagrimento, magari ottenuto in breve tempo e con poca fatica. Sono queste le persone che corrono i maggiori rischi, fino anche ad intraprendere un cammino in fondo al quale si trovano malattie anche molto gravi, quali l’anoressia.
E’ dunque della massima importanza dare una informazione corretta, se non sulle diete, quanto meno sulle figure professionali che sono legalmente legittimate ad occuparsi di queste cose, nella presunzione che siano meno permeabili a “mode” deleterie.
Giunge quindi opportuno l’articolo che segue, firmato dal dott. Iacopo Bertini, segretario nazionale dell’Associazione dei Biologi Nutrizionisti (ABNI), che invitiamo a leggere con l’attenzione che merita. (af)



Chi può (legalmente) prescrivere diete?
di Iacopo Bertini


Segretario Nazionale dell’Associazione Biologi Nutrizionisti Italiani (www.abni.it)


Nel campo dietologico c’è una grande confusione su quali siano le figure professionali che possono, a norma di legge, prescrivere una dieta. Cerchiamo di fare chiarezza.
Allo stato attuale, le Leggi dello Stato italiano permettono solamente a due tipologie di professionisti di poter svolgere questo compito in totale autonomia: il Medico e il Biologo.
Vediamo con quali differenze.
Cominciamo col Medico. I laureati in Medicina e Chirurgia possono, con il titolo di studio (6 anni) conseguito, fare diagnosi di patologia, richiedere accertamenti clinici diagnostici e/o di laboratorio (esami del sangue, urine, ecc.) e prescrivere una dieta personalizzata o ad una comunità (scuola,mensa aziendale, ecc.).
Veniamo al Biologo. Anche il Biologo, con il titolo di studio ottenuto secondo il vecchio ordinamento (4 anni) oppure con una laurea specialistica ottenuta dopo quella di primo livello (3 + 2 anni, secondo il nuovo ordinamento degli studi universitari) può strutturare una dieta personalizzata e indicarla a chi vi si rivolge. Tutto questo secondo quanto previsto dalla Legge 396/67 istitutiva dell’Ordine Nazionale dei Biologi, al DM 362/93 e al DPR 328/2001, dove si stabiliscono le attività, con i relativi onorari, possibili ai Biologi; e, cioè, fra le altre: diete per collettività e diete individuali in accertate condizioni fisiopatologiche. Ciò che non spetta al Biologo è fare diagnosi di malattia e terapia. Per essere più chiari: la persona diabetica o con ipercolesterolemia avrà la sua condizione patologica diagnosticata dal Medico, ma il trattamento dietetico potrà essere prescritto sia dal Medico che dal Biologo.
Esiste poi un’altra figura professionale, il Dietista, che può prescrivere una dieta solamente su indicazione del Medico che ne stabilisce i “criteri” nutrizionali. In altre parole, il Dietista non può operare (a differenza del Biologo) autonomamente ma, per legge, deve essere “guidato” dal Medico nelle scelte dietetiche che prescrive ad un paziente. In questo caso, quindi, il paziente deve prima rivolgersi ad un Medico che, dopo averlo visitato, lo indirizzerà al Dietista con cui collabora professionalmente. Per ottenere il titolo di Dietista è necessario seguire un percorso di studi universitari di tre anni.
Nessun altro laureato in altre materie scientifiche (men che meno, ovviamente, in materie umanistiche) può, a norma di legge, prescrivere diete.
Esistono, poi, nel “variegato” mondo delle diete, titoli, termini e appellativi che è necessario chiarire:

1) Specialista in Scienza dell’Alimentazione: può essere un Medico o un Biologo, ma anche un Farmacista o un Chimico. In tutti i casi, questi professionisti hanno seguito una scuola di specializzazione universitaria post-laurea (4-5 anni), con differenti indirizzi (dietetico, nutrizionistico e tecnologico), conseguendo il titolo di “specialista in Scienza dell’Alimentazione”. In ogni caso, solamente il Medico e il Biologo possono prescrivere diete;


2) Laurea specialistica in Scienze della Nutrizione Umana: è un corso di laurea biennale che alcune università hanno istituito a cui si può accedere con una laurea di primo livello (3 anni) in una materia scientifica. Il conseguimento di questo titolo da parte di un biologo (e non di altri laureati) di primo livello dà la possibilità di sostenere l’esame di stato per Biologo e quindi la possibilità di prescrivere diete;


3) Dietologo: è il Medico che si “occupa” di dietologia, ma che, non necessariamente, ha seguito la scuola di specializzazione in Scienza dell’Alimentazione e conseguito il relativo diploma;


4) Nutrizionista: è un termine che, in origine, fu utilizzato dai Biologi che ottenevano il diploma universitario post-laurea di “specialista in Scienza dell’Alimentazione” con indirizzo nutrizionistico (e, quindi, per estensione del termine, “nutrizionista”).
Attualmente, il termine viene utilizzato, per prassi, solo per Biologi e Medici che occupandosi di alimentazione e nutrizione vengono indicati come Biologo-Nutrizionista e come Medico Nutrizionista o Nutrizionista clinico.


5) Alimentarista, Esperto di Alimentazione Naturale, Consulente nutrizionale, ecc.: sono termini autoreferenziali con cui si può definire chiunque (laureato e non) si occupi di alimentazione e nutrizione nelle più diverse branche. Questi termini, con cui si qualificano alcuni professionisti, non conferiscono, per legge, la possibilità di prescrivere diete sotto alcuna forma.
In conclusione, le Leggi dello Stato italiano conferiscono solamente al Medico e al Biologo la possibilità di prescrivere diete in totale autonomia.

Autore: Franco Anichini

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Peluso

  • Dott. Francesco Aversano

    Complimenti per l’articolo e per le corrette informazioni che costantemente divulghi. Grazie
    Dott. Francesco Aversano

  • dott. PASQUALE AULETTA

    SICURAMENTE LA NORMATIVA SARA’ QUELLA CITATA.HO ,PERO,’ DELLE PERPLESSITA’. DI FRONTE AD UN PAZIENTE CON PROBLEMI CLINICI,E CHE NON DEVE SOLO DIMAGRIRE, DAL DIABETE ALL’IPERCOLESTEROLEMIA,DALLA DIVERTICOLOSI ALLA DIVERTICOLITE, DALL’IPERTENSIONE ALLA COLITE ULCEROSA, DIAGNOSTICATI OVVIAMENTE DA UN MEDICO, IN QUALE ESAME, IN QUALE FASE DEI SUOI STUDI IL BIOLOGO STUDIA TALI PATOLOGIE E NE APPRENDE I MOMENTI FISIOPATOLOGICI SU CUI POTER INTERVENIRE CON L’APPROCCIO NUTRIZIONALE?

  • Marcella R.

    Salve,

    sono una studentessa di Chimica Analitica e Merceologica presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. In seguito alla laurea triennale, mi piacerebbe iscrivermi alla laurea specialistica in “Scienze dell’alimentazione e della nutrizione umana”, che si trova a Tor Vergata (Roma), ma anche a Perugia. Volevo sapere se, innanzitutto, con la mia laurea in Chimica io posso accedere ad una specialistica del genere; secondo, una volta laureata in Scienze dell’alimentazione e della nutrizione umana” io posso espletare, insieme alla collaborazione di un medico, la prescrizione di diete o comunque sempre in questo ambito. Grazie

  • dietista landi

    assolutamente non vero!
    la confusione c’e’ e rimane mi sa!
    il dieista puo’ prescrivere diete (decreto 744) in assoluta autonomia,assolutamente non legato al medico,il dietista poi ha un iter formativo,comprendente tirocinio negli ambulatori ,stage nei vari reparti(endocrinologia,gastroenterologia etc..) che il biologo non fa!
    il dietista (leggo testualmente dal decreto) PUO ,NON DEVE prescrivere diete del medico nel momento in cui si riscontri una patologia con il punto esclamativo sul fatto che ,prendendosi tuttta la responsabilita del caso,puo anche decidere di non tenere conto della dieta del medico o indicazioni che siano e fare di testa sua!! andatevi a leggere anche i nostri decreti,non tiriamo l’acqua solo al proprio mulino!!!

  • Marco Cacace

    Il dietista è un operatore sanitario che elabora le diete su indicazione o prescrizione medica. A differenza del medico e del biologo non può firmare il piano nutrizionale in piena autonomia.
    Riferimenti normativi: (art. 1 DM 744/1994).
    Il dietista no fà nessun esame di stato, quindi non può esercitare la professione !!! ma può solo lavorare con una equipe medica.

  • Ramon Paone

    Salve, io sono a conoscienza di Persone che prescrivono integratori(che poi loro vendono, di Herbalife) io vorrei sapere perché questi tipi, vendono con Prescrizione con Nome e Cognome con scritto gli integratori e le dosi che io credo solo i medici lo possano fare, non dei fantomatici “consulenti del Benessere”

  • patrizia f.

    salve sono una laureata in farmacia e mi chiedevo cosa ha un biologo più di un farmacista per poter svolgere la professione di nutrizionista. Una mia amica biologa, dopo aver frequentato un corso di appena un anno esercita questa professione. allora mi chiedo:il farmacista non ne sarebbe in grado alla stessa maniera? e poi credo che “DI FRONTE AD UN PAZIENTE CON PROBLEMI CLINICI,E CHE NON DEVE SOLO DIMAGRIRE, DAL DIABETE ALL’IPERCOLESTEROLEMIA,DALLA DIVERTICOLOSI ALLA DIVERTICOLITE, DALL’IPERTENSIONE ALLA COLITE ULCEROSA, DIAGNOSTICATI OVVIAMENTE DA UN MEDICO” credo ke il farmacista ne sappia molto di più, avendo approfondito di gran lunga queste problematiche in numerosi esami presenti nel piano di studi così come posseggono una conoscenza molto vasta delle interzioni farmaci- alimenti di cui il biologo non ha idea per niente…..Credo sia un ingiustizia!!!!!!

  • Antonella

    Rispondo a Patrizia:
    il biologo in più al farmacista ha una legge che gli permette di svolgere la professione di nutrizionista. Se il farmacista non rispetta la legge e svolge attività al di fuori di quelle indicate dalle normative che hanno istituito la sua professione non è un farmacista ma è un delinquente poichè viola la Leggi.
    Prenditela con l’ordine professionale se non puoi fare il nutrizionista oppure cambia le leggi.

    E’ anche un’ingiustizia fare master post-laurea in fitoterapia ai biologi e non permettere loro di consigliare un prodotto fitoterapico. Sono tante le ingiustizie e non per questo puoi violare la legge per aver sostenuto certi esami (non abilitanti) all’università.

    E giacchè ti trovi leggiti la cirocolare FOFI… http://www.ordinefarmacistifoggia.it/files/file/Nutrizioniste.pdf

  • patrizia f.

    rispondo ad antonella: credo di vivere in un paese libero e democratico e pertanto ritengo sia un mio diritto esprimere, come in questo caso, un giudizio relativo ad una argomentazione che nasconde quello che a mio parere reputo una delle tante contraddizioni di fondo del sistema italiano come ad esempio “farmacista no nutrizionista” ma “farmacista insegnante di scienze della alimentazione ” ; ed in virtù del fatto che il mio giudizio possa essere positivo o negativo in merito a questa questione, non credo che tu possa accusare persone che neppure conosci di essere “delinquenti” e quant’altro solo perchè non la pensano come te. Il mondo è bello perchè è vario e fortunatamente non tutti la pensiamo allo stesso modo!!!!
    tra l’altro credo di essere dotata di un elevato senso civico e pertanto violare la legge non fa parte della mia natura… io non ho mai parlato di violare le leggi ma il mio commento era volto semplicemente a sottolineare che anche il farmacista possiede determinate caratteristiche professionali ke compensate con un adeguato approfondimento nell’ambito della nutrizione potrebbero portarlo a svolgere questa attività…
    se fossi un deliquente a quest’ora starei nel mio studio abusivo a dare consigli nutrizionali piuttosto ke stare qui a fare polemica contro un sistema ke nn funziona.. tu ke ne dici?

  • Gianluca

    LEGGE 24 MAGGIO 1967, n. 396
    ORDINAMENTO DELLA PROFESSIONE DI BIOLOGO.
    (PUBBLICATA NELLA GAZZETTA UFFICIALE N. 149 DEL 16 GIUGNO 1967)

    ART. 3. OGGETTO DELLA PROFESSIONE
    Formano oggetto della professione di biologo:
    a) classificazione e biologia degli animali e delle piante;
    b) valutazione dei bisogni nutritivi ed energetici dell’uomo, degli animali e delle piante;
    c) problemi di genetica dell’uomo, degli animali e delle piante;
    d) identificazione di agenti patogeni (infettanti ed infestanti) dell’uomo, degli animali e
    delle piante; identificazione degli organismi dannosi alle derrate alimentari, alla carta, al
    legno, al patrimonio artistico; mezzi di lotta;
    e) controllo e studi di attività, sterilità, innocuità di insetticidi, anticrittogamici, antibiotici,
    vitamine,ormoni, enzimi, sieri, vaccini, medicamenti in genere, radioisotopi;
    f) identificazioni e controlli di merci di origine biologica;
    g) analisi biologiche (urine, essudati, escrementi, sangue; sierologiche, immunologiche,
    istologiche, di gravidanza, metaboliche);
    h) analisi e controlli dal punto di vista biologico delle acque potabili e minerali;
    i) funzioni di perito e di arbitratore in ordine a tutte le attribuzioni sopramenzionate.

    questo è quello che recita la Legge 396/67 non leggo da nessuna parte ” il trattamento dietetico potrà essere prescritto dal Biologo”

  • Dott. Rolando Fiori

    Non conosco nello specifico le normative che regolamentano l’attività delle varie professioni tranne che la mia (medico); tuttavia pongo un quesito: se è vero che il biologo può prescrivere diete anche nel paziente patologico in piena autonomia, il punto, secondo me, è questo: come può un biologo, in piena autonomia, stabilire che un paziente è sano o affetto solo dalle patologie che questi riferisce? un paziente potrebbe per esempio non riferire alcune condizioni patologiche importanti (per esempio un iperteso che magari è anche diabetico o affetto da insufficienza renale lieve o da altre patologie di cui in quel momento non ne è a conoscenza); um medico ha la possibilità (ed il dovere) di approffondire ciò, il biologo non mi risulta che possa legalmente farlo (oltre magari a non possedere tutte le conoscenze necessatie).
    Inoltre, nel follow up che necessariamente segue la prima prescrizione della dieta, sia nel paziente sicuramente sano ed a maggior ragione nel paziente con patologia, può (sia in termini legali che di conoscenza) il biologo prescrivere gli esami necessari (nel follow up non basta valutare calo ponderale e composizione corporea), effettuare la visita sul paziente (auscultazione cardiaca, rilevazione pressoria, etc.) e successivamente valutare il tutto e decidere come proseguire il trattamento dietetico in piena autonomia? Non credo; reputo infatti si configurerebbe abuso di professione medica oltre (più importante) far correre al paziente seri rischi per la propria salute.
    Un cordiale saluto a tutti.

  • Dott.ssa Monica Casagrande

    Gentile dott. Fiori
    Sono biologo nutrizionista laurea specialistica in scienze della nutrizione umana. Nella legge 24 MAGGIO 1967, n. 396 ORDINAMENTO DELLA PROFESSIONE DI BIOLOGO. (PUBBLICATA NELLA GAZZETTA UFFICIALE N. 149 DEL 16 GIUGNO 1967) ART. 3, lettera b è scritto:
    valutazione dei fabbisogni nutritivi ed energetici dell’uomo…
    Tale dicitura di legge consente al biologo di effettuare dietoterapia, sia in soggetti fisiologici che patologici.
    E’ assolutamente chiaro che la diagnosi e la cura di tutte le patologie la effettua il medico.
    Nello specifico, la visita medica sul paziente la fa dapprima il medico di base, pagato dai cittadini italiani attraverso la mutua. Quindi è assolutamente giusto che il medico di base faccia come lei ha scritto “auscultazione cardiaca, rilevazione pressoria, etc” ed è sempre il medico di base che conosce la storia naturale dei suoi pazienti, a prescrivere tutte le diagnosi e le cure di patologia necessarie. E’ inoltre il medico di base a richiedere ulteriori visite mediche specialistiche. Quindi il follow up che precede la dieta di cui lei scrive lo deve fare il medico di base. Il biologo non deve prescrivere alcun esame del sangue o specialistico perchè questo è sacrosanto compito del medico di base.
    Poichè la dietoterapia non prevede farmacoterapia e SEGUE diagnosi e cure mediche, è legalmente consentito dallo stato italiano che il biologo effettui dietoterapia sia per persone sane che con patologia.
    Se dovesse giungere al biologo una persona con possibile patologia non diagnosticata significherebbe che il controllo medico sulla persona non è stato sufficientemente adeguato: l’iperteso che è magari anche diabetico o affetto da insufficienza renale o da altra patologia, come è possibile che un buon medico di base non lo identifichi?
    Essendo la dietoterapia sempre basata sull’educazione alimentare che porta sempre ad un miglioramento dello stile di vita, è giusto considerarla disciplina che può essere svolta con uguale dignità dal dietista, dal medico e dal biolgo nutrizionista.
    Recentemente un medico in televisione ha sostenuto che la dietoterapia è un atto medico, pur essendo prevenzione primaria che non prevede farmaci per dimagrire ( ad eccezione dei casi di grande obesità non gestibile ambulatorialmente ma che necessitano di ospedalizzazione). Tale medico è stato denunciato dall’ordine dei biologi ed ha successivamente ritrattato tale dichiarazione.
    La dietoterapia deve essere effettuata da personale sanitario specializzato. Le uniche figure abilitate a tale mansione sono: medico, dietista, biologo, con uguale dignità.

  • Dott. Rolando Fiori

    Gent.ssa Dott.ssa Casagrande, mi perdoni se solo adesso Le rispondo ma non essendomi più collegato a questo sito, solo oggi noto il suo intervento.
    Confesso di non conoscere nello specifico la legge da Lei citata ma non è questo il punto; evidentemente non mi sono spiegato al meglio e faccio ammenda per questo. Prescindendo da quanto prevede tale legge o anche altre (il cui contenuto può tuttavia essere oggetto di discussione) la questione che desideravo sottolineare è che chi non è medico non può, sia da un punto di vista giuridico che, se mi passa il termine, ” pratico”, essere certo di aver a disposizione una “valutazione” del paziente a 360 gradi. Cerco di spiegarmi meglio: rivolgendosi a Lei per una dieta, può essere sicura che un paziente L’abbia messa completamente a conoscenza di tutto ciò che concerne il proprio stato di salute? Capita spesso infatti che i pazienti, a volte involontariamente, altre volte volontariamente, omettano di riferire informazioni importanti, oppure minimizzano alcuni dati e ne amplificano altri. Una delle maggiori difficoltà della professione medica è proprio quella di tentare di discriminare queste situazioni che sono tutt’altro che rare. Tuttavia il medico, per mezzo della visita e della prescrizione di eventuali accertamenti, può (si spera!) avere un riscontro oggettivo, al di là delle carenze dell’anamnesi riferita. Sapesse quanti pazienti si rivolgono anche a medici specialisti omettendo di riferire importanti notizie della proprio storia clinica! Senza contare quelli che si rivolgono in prima battuta a professionisti non medici per il tal disturbo senza aver consultato il proprio medico di base nè altri medici; tuttavia è ben difficile che il professionista non medico in questione, prima di far qualsiasi altra cosa, reinvi il paziente all’attenzione di un medico. E’ questo il punto: il professionista non medico non può avere la certezza di conoscere tutto quanto concerne lo stato di salute dello specifico paziente, fatto salvo abbia a disposizione una cartella clinica recente. E quindi, non potendo procedere a visita e/o prescrizione di accertamenti in merito, non può esser certo che il paziente non abbia problemi che potrebbero essere rilevanti per la prescrizione di una dieta idonea. Tutto questo a prescindere da ciò che può prevedere la legge da Lei citata.
    Ad ogni buon conto, navigando in internet, mi sono imbattuto nella notizia che (riporto pari pari) ” il tribunale di Roma con la sentenza n. 3527 del 18 febbraio 2011, ha respinto l’istanza dell’Ordine Nazionale dei Biologi e affermato che ‘il biologo puo’ solo suggerire o consigliare profili nutrizionali finalizzati al miglioramento dello stato di salute e mai, in nessun caso, puo’ prescrivere una dieta come atto curativo, che rimane sempre un’attribuzione esclusiva del medico”.
    Onestamente non sò se vi sia stato o vi sarà un seguito a questa sentenza nè m’interessa particolarmente in quanto personalmente reputo che in ogni caso, qualunque cosa possa dire una normativa di legge, è più opportuno, per una maggior tutela del paziente, che questi sia valutato da un medico. Senza escludere naturalmente la possibilità di collaborazione con figure professionali diverse. E se dovesse presentarsi da un biologo una persona con possibile patologia potrebbe anche voler dire che questa persona abbia bypassato il proprio medico curante (come Le dicevo è cosa tutt’altro che rara!). In una tal situazione sono certo che la sensibilità che Lei dimostra, dovesse capitare ciò a Lei, La indurrebbe a rinviare correttamente il paziente in questione all’attenzione di un medico e/o a pretendere una valutazione medica recente. Voglio sperare che questa sensibilità sia patrimonio di qualsiasi professionista operante nel settore della salute.
    Cordialmente, Le auguro buona vita e buon lavoro.

  • Dott. V. D’Antonio

    Rispondo al Dott. Fiori: esimio, mi permetto di semplificarle la questione, poichè ciò che lei afferma è a mio parere, è erroneo sotto alcuni punti, ve ne cito alcuni: 1) tutto ciò di cui lei parla (esame obiettivo, anamnesi clinica, metodiche diagnostiche, esami medici specialistici, ecc.) non riguardano il biologo nutrizionista, ma sono di competenza del medico e quest’ultimo se ne assume le piene responsabilità.
    Il biologo nutrizionista ‘serio’ ogni qualvolta riceve un paziente (come nel mio caso) chiede sempre a quest ultimo di riportare un certificato medico riportante la diagnosi; se la diagnosi (che ha fatto il medico curante!) non è corretta e il trattamento dietetico è fallace è colpa di chi sta a monte, quindi del medico, per non aver effettuato una corretta diagnosi, non di certo del biologo nutrizionista. E’ altresì ovvio, che il B.N. qualora sussistano seri motivi per dubitare delle reali condizioni fisiopatologiche del paziente, INVITARE (nessuno può obbligare nessuno) il paziente a tornare del proprio medico curante per fare una rivisita delle sue reali condizioni.
    2) di certo un laureato specialista (al pari di un laureato esennale in medicina) in Scienze della Nutrizione Umana (quale io sono) possiede una conoscenza molto piu profonda di quella che ha un medico degli alimenti, delle loro proprietà nutrizionali, della nutrizione applicata, della sicurezza alimentare (nel senso igienico-microbiologico), e di tutto ciò che concerne a questa sfera. Sono anch io del parere che non basta una laurea quinquennale in biologia ad indirizzo generale per svolgere questa professione, in quando anche tale laurea, valutando i curriculum formativi di varie università italiane, mi sembrano carenti di nozioni necessarie al suo espletamento (sia di fisiopatologia che di nutrizione in sé), ma qui le opinioni personali contano poco, l’unica cosa che ‘ha forza’ è la legge.
    Da specialista in nutrizione, le posso garantire che la ‘nutrizione’ è un aiutare una persona a scegliere gli alimenti giusti nella sua alimentazione a discapito di quelli che possano influenzare negativamente il suo stato fisiologico, e nel testo di legge del biologo, la dicitura “fabbisogni nutritivi ed energetici dell’uomo…”, non è altro che lo stabilire l’apporto calorico ottimale per un soggetto ed indicargli attraverso la stesura di un piano nutrizionale (o dieta come la vogliamo chiamare, non ha importanza) degli alimenti in grado di ottemperare alle sue necessità energetiche, inserendo alimenti che da validati studi scientifici (magari anche riportati su riviste autorevoli quali Science o Nature) possano giovare sul suo stato di salute, sia mantenendolo che migliorandolo.
    Il follow-up “clinico” (esami, diagnosi successive, ecc) spettano sempre al medico, nessuno lo mette in discussione, il follow-up “nutrizionale” lo fa il nutrizionista, un esperto di alimenti e nutrizione, e neanche qui c’è da mettere in discussione qualcosa.
    Fosse per me imporrei a tutti (nessun professionista escluso, ne medico ne biologo) coloro che vogliono occuparsi di nutrizione, un periodo post-laurea di formazione clinica obbligatorio, evitando così disinformazione tra i professionisti e la genesi di ‘professionisti improvvisati’.
    In sintesi, il medico faccia il ‘buon medico’, il nutrizionista il ‘buon nutrizionista’, senza sottomissioni ne da parte dell’uno ne dell’altro, ognuno operi nei campi in cui è chiamato ad operare, collaborando con rispetto e stima, se tutti noi abbiamo veramente a cuore la salute delle persone (e non usando i pazienti come acqua da tirare al proprio mulino per garantirsi valore professionale).
    PS: “i biologi non possono prescrivere diete” era un insignificante sentenza di un giudice di primo grado, sentenza che di certo non abroga una legge, e del resto, la controversia aveva tutt altro oggetto, ovvero una risposta dell’ordine dei biologi verso presunte accuse del prof. Del Toma (medico) in merito alle competenze professionali dei biologi.
    Cordialità.

  • Gabriele Galvani

    Leggo ora i vostri scritti. Io sono farmacista e ritengo che permettere al laureto in farmacia di fare diete toglierebbe molti miei colleghi dalla farmacie private. Farmacie che guadagnano decine di migliaia di euro al mese e pagano 1.200-1500 il laureati che vi lavora dentro. Penso quindi, sicuramente sbagliando, che le competenze dei professionisti e la salute dei cittadini non siano i temi che guidano la politica nelle sue scelte. Le leggi vengono fatte sulla base delle pressioni o meno delle lobby. Un saluto.

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