Cronaca — 16 novembre 2009

Non eravamo tantissimi, ma tanti quanto basta per rendere una competizione sportiva un vero evento. A Castelfusano stamattina il sole riscaldava timidamente i preparativi della gara, nascosto com’era da nuvole innocue.
Quattro forse cinquecento i partecipanti di questa competizione,  alle ore 10,00 liberati da briglie e catene davamo assalto al percorso, disegnato appositamente per la manifestazione podistica. Ci troviamo in un posto bellissimo, caratterizzato esclusivamente da un’immensa macchia mediterranea, in cui colori e profumi si diffondono magicamente nell’aria.
Il nostro sentiero tutto su terra battuta, terra di campagna per intenderci, nasconde qualche insidia: come i pezzetti di legno che ti fanno girare la caviglia, o sassi e radici che si mimetizzano e li scopri solo all’ultimo momento, devi essere svelto a cambiar direzione sennò son dolori.
La nostra è una vera immersione nella macchia di Castelfusano, si sente il rumore e l’odore del mare, che sta li a pochi metri. Il verde è intenso e pieno di salute, le piante di mirto decorano con commovente maestria una terra già devastata in passato da un incendio, quello del 2000 che  divorò circa 400 ettari di questa pregiata sostanza.
Intanto la corsa tira per la sua strada, una strada sempre avvolta dalla sensualità dell’ambiente, in cui tutti ne traggono  benefici e piaceri. Siamo a metà percorso quando il fiato si fa invadente, non solo il tuo, ma quello di chi ti corre dietro. Soffri  e vai avanti, il fiato alle tue spalle si fa sempre più intenso, pensi alle bestie selvagge che ti inseguono, ti sono addosso all’improvviso, vorresti buttar la spugna arrenderti e dare il corpo a quel feroce animale che ti azzannerà la gola, lentamente  sentire l’estasi della morte, il riposo assoluto,  l’abbandono delle forze, l’inizio di un lungo viaggio in un fresco cielo azzurro, o chissà dove. Ma a questo punto scatta la molla, perché non puoi mollare, devi stringere i denti, riempirti di ossigeno, alzare lo sguardo, per tirarti fuori dalla trappola, arrivano le forze  un guizzo proprio mentre stai sentendo il graffio della bestia, ecco,  prendere  il ritmo che cercavi, sei fuori pericolo e nasce  dentro di te una nuova linfa, quella che ti porterà sano e salvo sino alla fine lontano dalle bestie feroci. Una sensazione questa che può sorprenderti quando la fatica morde veramente.
La gara con la sua storia e il suo sfondo, ci ha regalato delle vere emozioni, avvincente è affascinante per tutta la durata, con i nostri occhi abbiamo catturato paesaggi e visioni molto  suggestivi. L’atmosfera tipicamente mediterranea è stata la vera anima della manifestazione e della giornata. Abbiamo fatto una gara ottenendo buoni risultati, nessuno di noi è tornato a casa deluso, anzi, con la convinzione di aver trascorso una parte di una giornata straordinaria.


 


 

Autore: Salvo Sabatino

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Peluso

  • Francesco Prisco del Genzano Marathon

    Grazie per aver pubblicato il nostro articolo.
    Salvo Sabatino oltre ad essere un bravo runner è il poeta del nostro gruppo, riesce a descrivere le nostre sensazioni e il nostro stato d’animo.

    saluti dal Genzanomarathon

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