Cronaca — 13 ottobre 2011

Il fine settimana scorso ha visto correre, nella bella cittadina marchigiana di Fano, il campionato italiano Fidal della 24 ore. Un evento da me preparato scrupolosamente curando oltre che l’aspetto fisico e mentale, anche particolari come l’alimentazione, i ristori, i cambi vestiario e tutto quello che una gara del genere prevede. Tutto fatto con molta cura essendo, questa manifestazione, uno dei miei tre obiettivi stagionali, dopo la 100km di Seregno e la Nove colli running. A questa gara, però, tenevo particolarmente per vari motivi. Il primo è perché l’avevo voluta correre fortissimamente e da qui poi doveva nascere la stagione agonistica prossima, che prevedeva ‘l’attacco’ ad una convocazione nella nazionale della 24h, oppure ottenere come risultato minimo un chilometraggio tale da permettermi almeno la domanda di partecipazione alla Badwater ultramarathon (come da accordi presi con gli organizzatori americani). L’altro motivo era il non voler deludere il mio allenatore, la mia società, l’equipe che mi assiste e tutti gli amici che mi seguono con ricambiata simpatia e affetto. Ciò non è accaduto e di questo mi è dispiaciuto fortemente appena conclusa la corsa. Ho aspettato qualche giorno prima di scrivere questa cronaca perché a mente lucida si riesce sempre a ragionare meglio, valutando ciò che a caldo, altri fattori come la tristezza, lo sconforto e la stanchezza, non ti fanno vedere. Appena tagliato il traguardo agli amici ho detto che era stata una debacle clamorosa, una Caporetto in terra marchigiana, insomma una disfatta clamorosa. Tantissimi messaggi e telefonate di stima, insieme a qualche giorno di riposo, mi hanno aiutato a fare chiarezza su tutto. Ciò che però mi ha permesso di vedere il classico ‘bicchiere mezzo pieno’ – e per questo lo ringrazio -, è stata una lunga chiacchierata con Andrea Accorsi, uno dei pochi che veramente capisce il mio modo di vedere e di vivere le corse. Una persona ‘profonda’ che va oltre le apparenze, oltre la superficie delle cose, vede in me atleta quello che veramente sono e non quella immagine che purtroppo appare a tanti, cioè quella di un fanatico all’eccesso. Dopo aver parlato con lui sono molto più carico e pronto a ripartire con nuovi stimoli, proiettato già a progettare una 24h da correre in primavera sicuramente all’estero e poi, siccome il mondiale dovrebbe essere a settembre, I giorni che hanno preceduto il viaggio per Fano mi hanno visto molto attento a quelle che potevano essere le condizioni meteo durante la gara, in modo da non trovarmi impreparato di fronte a niente. Tutto sembrava ok, solo sabato mattina era prevista un po’ di pioggia e davano una bassissima percentuale di precipitazione durante la notte: non è stato propriamente così alla luce dei fatti. Una giornata fantastica alla partenza, ma durante la notte una tempesta di acqua e grandine si è abbattuta sul circuito Enzo Marconi di Fano facendo saltare i piani di tutti gli atleti, ma con questo non voglio dire che per lo specifico sia stato un risultato falsato, chi ha vinto lo ha fatto con merito, chi mi è arrivato avanti è stato più bravo di me e chi comunque ha visto la fine -ma anche chi si è fermato – è stato un grande e a tutti vanno i miei complimenti e la mia stretta di mano. Potrei aver da ridire su alcuni altri particolari, ma se i giudici non hanno visto oppure hanno ritenuto regolari certi comportamenti, non sarò certamente io a polemizzare ma sarà la coscienza degli stessi atleti che ogni tanto si farà sentire ed una ‘vocina’ ricorderà loro che certe cose non andavano fatte e ciò sarà molto più duro da mandare giù rispetto ad un giudice di gara che ti sanziona. Venerdì 07, vigilia della gara, un’ acquazzone si abbatte su Reggio Emilia facendo cambiare i piani per la partenza, non più in treno ma in macchina col mio amico Andrea, il quale aveva pure prenotato una camera doppia in albergo facendomi desistere dal mio intento di dormire sulle brande messe a disposizione dagli organizzatori. La pioggia ci accompagna per tutto il viaggio ed una volta arrivati, sistemati in albergo, andiamo a ritirare i pettorali. Ho subito una buona impressione di tutto, del circuito tutto chiuso, transennato ed asfaltato in un bel parco, dell’organizzazione e dell’accoglienza riservataci. I fratelli Aiudi, con il loro staff, si prodigano affinché tutto vada per il verso giusto mentre un’atmosfera familiare regna all’interno dell’area. Mi viene indicato dove sono posti i ristori lungo il percorso e quanti ne sono presenti; sono due nelle ore che portano all’imbrunire, mediamente ogni chilometro e cento metri circa, diventeranno uno quando calerà la sera e purtroppo non ce ne saranno quando il nubifragio si accanirà su Fano, fermo restando che si poteva utilizzare (l’ho saputo dopo) il ristoro posto vicino alla tenda dove si potevano fare i massaggi, al quale però si doveva giungere da un percorso obbligato e non da altre parti del circuito pena la squalifica. Mi indicano dove saranno ubicati i ristori personali, dove poter fare i massaggi, dove eventualmente riposare, i vari punti del percorso dove si può uscire e tante altri particolari. La sera, un bel pasta party anche abbondante, e la presenza di tanti amici con i quali si scherza e ci si diverte, faranno da viatico alla notte che precederà la gara. Il sabato mattina ha un cielo sereno ed una temperatura piacevole a dispetto delle previsioni. Arriviamo al parco dove tutta l’organizzazione si sta mettendo di nuovo in moto, i giudici controllano i loro dettagli e noi atleti prepariamo la nostra postazione personale nell’area lungo i cento metri che precedono il traguardo che ci servirà lungo le ventiquattro ore di gara. Dispongo così i miei ristori, i miei cambi e poi piazzo lì anche il bandierone dell’Inter in modo che da lontano io possa vedere subito a quale distanza sia il mio posto senza sbagliare. Siamo tutti all’opera e tutti ignari della sorpresa che Dio Pluvio ha in serbo per noi tra una dozzina d’ore. Il tempo trascorre, per quello che mi riguarda, come al solito nella più totale tranquillità, conscio delle mie possibilità di far bella figura e di raggiungere uno dei risultati che mi ero preposto alla vigilia che derivavano dal sapere il modo col quale mi ero allenato e dal modo d’approcciare alla gara. Mi tiene compagnia il mio i-pod con la megacuffia che mi isola da tutti. Mancano circa quindici minuti e i giudici iniziano a fare la spunta dei partecipanti. Ormai, ci siamo. Andiamo in una parte del percorso dove è prevista la partenza e che permetterà agli atleti che correranno la cento chilometri di avere il loro fine gara proprio al passaggio sul traguardo, si, perché oltre alla ventiquattrore si correrà la corsa testé citata, la sei ore e la dodici ore; io la definirei una festa dell’ultrarunning, ma si vede che Dio Pluvio non era tanto d’accordo, oppure non era stato messo al corrente. Ore 10.00: parte la kermesse. Lungo la pista si vede subito e chiaramente quale atleta partecipa ad una gara ben precisa. Le velocità sono diverse e diminuiscono man mano che la gara d’appartenenza s’allunga. Vedo due treni che mi doppiano ogni tanto e sono Marco Boffo e Francesca Marin, anche se poi lei nel finale avrà un piccolo rallentamento. Io e tanti altri facciamo corsa tranquilla visto il numero di ore che abbiamo da correre. Il mio ritmo al giro è abbastanza regolare, 12′ alti e 13′ bassi con giri di 14′ ogni ora quando mi fermo per prendere il gel ed il piccolo pezzo di pane con bresaola oppure con olio al ristoro personale, questo fino al quarantesimo giro (oltre 88km, circa 08h 45′). In queste ore mi sono divertito come un matto senza accusare la benché minima fatica. Correre con Angela Gargano, Giuliana, Paola, Adele, Marinella e tantissimi altri amici, era sempre uno spunto per una battuta, per un incitamento e per una risata, tutto fantastico così come il pomeriggio sotto un pallido sole con tutti gli accompagnatori che facevano il tifo e prendevano la tintarella. Corro il quarantunesimo giro un po’ più lentamente per dare un po’ di conforto ad un amico, prima che atleta, che era in difficoltà, sempre però come prevede il regolamento affiancandolo per qualche metro e poi tenendomi a debita distanza, e poi continuo così fino alla quarantacinquesima tornata (circa 100km in 10 ore). Un particolare, però, mi balza agli occhi, poi confermato anche da altri partecipanti, il Garmin segna 3 km in più…mah?! Seguono due giri mediamente intorno ai 15′ e decido di fermarmi per un massaggio. La sosta mi fa percorrere il quarantottesimo giro in 29′, però non ci sono problemi, continuo ad essere nel gruppo di testa di una gara che vede al comando il reggiano Stefano Verona. Proseguo tranquillamente a girare tra i 13′ alti e 15′ bassi, questo dovuto al fatto che mi fermo ad entrambi i ristori che intanto già avevano fornito pasta a chi ne voleva. Il cinquantasettesimo e il cinquantottesimo giro sono lenti perché mi distraggo a studiare le condizioni del cielo che, dall’esperienza che mi deriva dall’essere un ex navigante, mi sembra non promettere niente di buono. Anche col buio riesco chiaramente a vedere dei nuvoloni carichi di pioggia e così, come nei migliori gran premi di Formula Uno, dove anche la tattica e la strategia la si adegua a volte agli imprevisti e va studiata al momento, cerco d’anticipare tutti gli altri e mi preparo alla pioggia, consapevole che sul breve avrei perso qualcosa, ma che alla lunga questa scelta m’avrebbe premiato. Ancora qualche giro ed ecco giungere la pioggia che nel volgere di qualche decina di minuti si tramuta prima in un acquazzone poi in violenta grandinata. Non c’è più il ristoro, non ho la possibilità di bere qualcosa di caldo e a questo punto decido di fermarmi perché temo per la mia incolumità fisica. Pochi temerari restano fuori, qualcuno pagherà dazio dopo, altri invece vedranno premiata la loro caparbietà e si piazzeranno nelle prime posizioni in classifica finale. Anche chi era in testa alla gara, Stefano Verona, si ritira e da quel momento Tallarita prende la testa della gara, ma poi anche lui alzerà bandiera bianca dopo il temporale, rientrando in gara all’alba quando i giochi saranno ormai fatti ma comunque in tempo per vincere un bell’argento master. La mia sosta dura circa un’ora e dieci, ho il tempo d’asciugarmi, mettermi degli indumenti asciutti e di mangiare un po’ di pane con bresaola. Intanto, fuori un forte vento gelido spazza via tutto facendo tabula rasa. Riparto compiendo altri cinque giri, di cui due un po’ lenti, ma ormai la gara è compromessa, il freddo si è impossessato del mio corpo, il fisico cerca di combattere, la mente lucida invece mi consiglia di rientrare ancora cercando di riscaldarmi e di riprendermi. Altra sosta di un’ora steso sulla panca dei massaggi con una coperta addosso. Mi ridesto e parto ancora, compio un altro giro ma camminando ad passo lentissimo quasi 30′ per percorrere un po’ più di due chilometri. Sono una nave alla deriva, ho freddo. Angela Gargano, vedendomi, mi chiede se ho bisogno di una felpa, di guanti o di quant’altro, purtroppo le dico che ormai è andata così e che sto cercando un motivo per uscire da questa crisi e mi rifermo ancora. Sosta di un’ora e mezza questa volta senza stendermi e senza coperta, solo sotto la tenda seduto. Ad un certo punto, una voce mi dice: ‘Dai Ciro, forza proviamo!’. Questa non è la voce della coscienza, ma è Adele Di Lorenzo, un’altra atleta che fino al patatrac si stava giocando la vittoria della gara. Prendo un busta dell’immondizia e la metto sotto il k-way cercando di ‘sigillarmi’ sempre di più e vado convinto di camminare fino allo scadere della ventiquattresima ora. Questo mio camminare mi dà la conferma di un dato che già era in mio possesso e che aveva solo bisogno di essere avvalorato: purtroppo, quando cammino, sono molto più lento rispetto agli altri che fanno la mia stessa cosa. Questo aspetto sarà da migliorare nei prossimi mesi con allenamenti specifici. Ancora una volta fuori e, dopo questa ulteriore sosta, ancora un giro a camminare, poi all’improvviso s’accende la luce: forse il pensiero che qualche amico ha percorso un po’ di chilometri per venire a fare il tifo per me e che qualcun altro ancora mi ha promesso la sua presenza verso la fine della gara mi mette le ali ai piedi . Compio il settantatreesimo giro in 11’46”, molto veloce rispetto agli altri e rispetto al mio inizio gara. Ormai il treno è partito. Mi rifermo, però adesso per spogliarmi della roba che avevo addosso, mi metto a correre in canottiera e pantaloncino corto, credo di essere stato l’unico ad essere vestito così. La settantaquattresima tornata (ultima sosta) sarà l’ultima di 18′. Sono le sette e mezza del mattino mancano due ore e trenta alla fine ed i miei giri successivi saranno : 75 – 10’41” ; 76 – 11’08” ; 77 – 10’42” ; 78 – 10’16” ; 79 – 10’48” ; 80 – 10’42” ; 81 – 10’53”. Ormai senza cronometro, lasciato nel borsone e senza riferimento sui giri compiuti corro libero da ogni pensiero, sono leggero e felice. Vedo gli amici soffrire di una sofferenza che non m’appartiene più, stringono i denti ed i loro fisici sono molto provati. Guardo il cronometro solo al passaggio sul traguardo, il monitor che era li il giorno prima non era stato più in grado di funzionare dopo la bufera notturna. In questa mia folle corsa riesco a recuperare tre giri all’atleta che è in testa alla gara, recupero su tutti e alla grande, al punto che chi mi è davanti, quando lo passo mi chiede, forse temendomi, che giro io stia correndo. Una cosa che mi ha fatto piacere è stato vedere un atleta come Fatatis, fresco vincitore della 6 ore di Seregno, anche lui nuovo a questo tipo di gara e ritiratosi, fare il tifo per me e farmi i complimenti ogni volta che passavo vicino a lui. A questo punto un giudice di gara mi dice che sono sesto, non ho possibilità di prendere il quinto che è Vito Intini, anche lui corre ad un buon ritmo anche se più lento di me, perché alla ricerca del podio e che il settimo uomo è dietro di me di una dozzina di chilometri. Così gli ultimi tre giri saranno un po’ più lenti : 82 – 11’28”; 83 – 12’06”; 84 – 14’09”. Controllando le ultime due ore e mezza di gara credo di essere stato in assoluto il più veloce. Prima di concludere l’ultimo giro, mi fermo ancora alla tenda per prendere una maglietta che avevo preparato in onore di un mio amico, Efisio, anche lui giovane maratoneta, prematuramente scomparso poco tempo fa. Dopo la gara,una bella doccia e un ricco pasta party. Resto lì anche per le premiazioni in modo da onorare e dare il giusto e meritato tributo a chi è stato più bravo di me. A mente fredda mi resta dentro la felicità d’aver vissuto una fantastica esperienza, dopo di tutto era la mia prima prova in una 24 ore su un circuito, la consapevolezza d’aver dato spettacolo verso il finire della gara e di aver regalato delle emozioni a chi era li a guardare questo ometto che, dopo 23h30′ di corsa, correva come un ossesso. Domenica scorsa ho detto: ‘E’ tutto da buttare’. Dopo la telefonata con Accorsi dico: ‘Da qui si parte e sicuramente ne vedremo delle belle’. Adesso un po’ di vacanza a casa mia a Rio de Janeiro, poi si ricomincerà con la testa bassa a macinare dei chilometri, riprendendo la rotta verso quel sogno che sicuramente non è li per non essere raggiunto. Sono sicuro, ce la farò!

Autore: Cirinho Di Palma

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Peluso

  • marchi uberto gp del baianese

    caro frigura alla terza occasione e dopo essere andato vicino alla vittoria anche nelle altre manifestazioni, come non dimenticare quella di torino,questa volta ci sei riuscito.
    Che dire complimenti di cuore non e’ da tutti percorrere 211 km. in una giornata

  • SALVATORE ALBRIZIO NAPOLI NORD MARATHON

    grande vale complimenti di’ cuore per la’ tua vittoria.

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