Maratone e altro slide — 16 ottobre 2012

Nussuna grande maratona in giro per il mondo, salvo forse quella di Pechino, ma in compenso registriamo un notevole numero di corse di seconda fascia, che rendono corposo questo week-end.
Cominciamo con le gare americane, fra le quali ci occupiamo subito della “Women’s 26.2” di San Francisco, California. Questa gara, targata Nike, venne creata non molti anni orsono allo scopo di pubblicizzare una linea di prodotti specifici per lo sport femminile, che infatti ebbero un buon successo. A tale scopo venne creato un “titolo” apposito molto esplicito e la partecipazione venne riservata alle fanciulle. Curiosamente si assistette, all’inverso, a quanto era avvenuto negli anni settanta, quando furono le fanciulle a rivendicare i loro diritti. Stavolta la “protesta” anti-sessista ha avuto matrice maschile, e fin dalla prima edizione una ardimentosa pattuglia di giovanotti si fece beffe dei divieti e riuscì a partecipare alla gara. Ciò indusse, alla  fine, gli organizzatori a cedere ed oggi la gara ammette anche gli uomini, pur restando formalmente dedicata alla donne. Ma, in effetti, gli uomini che partecipano sono una minoranza: quest’anno solo 401 su un totale di 4452 finishers. Il titolo se lo è assicurato Verity Breen, che quest’anno aveva già vinto la maratona hawaiana di Maui, e che qui ha chiuso in 2:59.28 sul difficile tracciato ricco di saliscendi. Il migliore dei maschietti è stato un certo William Diaz, in 2:56.35
Rimanendo in zona, prendiamo nota del buon successo avuto dalla Scotiabank Waterfront Marathon di Toronto, Ontario che ha convogliato sul veloce percorso canadese 3242 arrivati, i migliori dei quali sono stati l’etiope Betona Wanga (2.10.35), Kenneth Kimutai (2:11.20) e John Kiprotich (2:11.29). In giugno Wanga era arrivato terzo nella maratona di Stoccolma.
La migliore nella corsa al femminile è stata la neo-zelandese Mary Davies in un rimarchevole 2:28.56
Infine, sconosciuta per noi, ma ben frequentata negli States, è stata la Under Armourdi Baltimore, il cui titolo di campione è stato conquistato da Stephen Muanga, un 31enne keniano che aveva vinto anche lo scorso anno, e che ha chiuso in 2:13.08, ovvero appena tre secondi prima di Tesfaye Alemayehu (2:13.11). Terzo Ernest Kemenei (2;13.50), già vincitore della maratona di Nairobi
All’America risponde l’Europa, con una manciata di buone corse, la migliore delle quali è stata senz’altro la gara di Eindhoven, in Olanda. In perfetto stile tulipano, questa gara si è avvalsa della solita pattuglia di africani, di un percorso piatto e di una squadra di lepri collaudate. Lo sforzo economico ha prodotto un eccellente risultato cronometrico, portando alla vittoria Dickson Chumba dopo appena 2:05.46 di corsa. Questo corridore era stato quest’anno secondo alla maratona di Xiamen, in Cina. Il piazzato d’onore è stato Franklin Chepkwony in 2:06.11, mentre il terzo arrivato è stato il 19enne (!) Erick Ndiema, capace qui di coprire la classica distanza in 2:06.17. Altri 18 corridori hanno chiuso in meno di 2:20, fra i quali notiamo che il primo europeo è stato il belga… Abdelhadi El Hachimi, 11^ in 2:11.53
Le prime donne, ben valide anch’esse, sono state Aberume Mekuria (2:27.20), lo scorso anno vincitrice della prestigiosa maratona di Colonia, l’anziana (atleticamente!) ma sempre validissima olandese Miranda Boonstra (2:28.18) e Dirknesh Mekasha (2:30.31).
In Germania e Paesi vicini c’è stata una bella spruzzata di maratone di seconda fascia (Koln, Munchen, Graz, Essen. Poznan) fra le quali spicca quella di Colonia, vinta alla grande da Alfred Kering (2:07.37) che ha preceduto di poco l’etiope Limenih Getachew (2:07.39) e Duncan Koech (2:07.53) e da Helena Kiprop in un eccellente 2:25.34 davanto a Shetaye Bedasa (2:27.29)
In questo panorama inseriamo anche le italiane maratona del Garda Lake, lodevolmente priva di africani, e vinta dal più modesto Pietro Colnaghi (2:33:45) e dalla rumena Daniela Cirlan (2:47.18). Una notarella curiosa che riguarda questa atleta: infatti la rumena aveva iniziato la carriera come marciatrice, anche di buon livello internazionale, ma poi ha preferito dirottare sulla corsa. Questione di soldi?
L’altra gara italiana era quella di Carpi, maratona d’Italia, che quest’anno è tornata ad avere un percorso regolare quanto alle pendenze. Infatti gli organizzatori hanno optato per partenza ed arrivo entrambi nella cittadina emiliana. Non nello stesso punto, ma vicini, e comunque ben al di sotto della massima distanza consentita dai regolamenti.
La gara l’ha vinta l’etiope Sisay Lemma Kasaye, che ha sigliato il record della corsa, senza impegnarsi neppure più di tanto. Il suo tempo è stato 2:11.58. Molto più indietro il bravo Migidio Bourifa, 43 anni, si è aggiudicato il titolo italiano, disertato dai più, col modesto tempo di 2:20.45. Anche questo è un segnale preciso della crisi sempre più profonda che attanaglia il settore e della quale non si vede la fine. La rientrante Ivana Iozzia si è aggiudicata il titolo femminile, dopo 2:35.08 di corsa.
Infine chiudiamo con la maratona di Melbourne, Australia, onorata da ben 6218 finishers, record del week-end, e vinta da Jonathan Kipchirchir Chesco in 2:12.35. Chesco aveva già vinto per due volte la maratona di Dublino. Seguono John Kirui (2_15,58) e l’australiano Scott Westcott (2:16.20). La prima donna è stata Lauren Shelley (2:36.29). Quest’annola Shelley vanta un quinto posto alla maratona giapponese di Nagano.

I risultati di tutte le maratone nel mondo

 

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Peluso

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