Cronaca — 15 dicembre 2009

Mercoledì 9 Dicembre 2009, Renato Bortot inizia a lavorare alla Santa Klaus Running il 9 dicembre: per lui è una missione di vita, non una gara. Lo trovi col banchetto a tutte le gare domenicali del Bellunese (e a volte anche fuori provincia).
      Ma un amico corridore di lungo corso(a) mi ha insegnato una regola base: «Mai credere ai maratoneti, tutti bugiardi». Nessuno si allena, e poi fanno tempi stratosferici, tutti alla partenza hanno dolori muscolari e poi in gara ti superano come Bip-Bip. Infatti, carpito con maestria da Bortot una parte del percorso, ho iniziato ad allenarmi come può allenarsi un podista dilettante in perenne lotta con l’adipe della sedentarietà. «Senti Renato, ma la salita a Col di Salce, non mi pare proprio una passeggiata?». «Tranquillo, se è per questo al diciannovesimo chilometro c’è una salita ribattezzata “taglia-gambe”, ma non ci sono problemi». Come? Taglia-gambe? Appunto, tutti bugiardi. Lunedì sera diluvia. Alle 22 Renato è ancora in piazza Duomo che scarica il furgone e prepara gazebo e wc chimici. «Piove, rischio di buttare via un anno di lavoro».
      «Non preoccuparti Renato – stavolta lo tranquillizzo io – sai che i podisti in fondo sono masochisti – più il tempo è brutto e più ci si diverte».
      Infatti: ieri mattina al via della mezza maratona su quasi 800 iscritti si presentano in 600 (ne arriveranno al traguardo solo 471). Poi ci sono quelli della 12 chilometri, la nordic walking, la corsa dei passeggini, piazza dei Martiri e piazza Duomo sono una macchia rossa.
      Ci siamo. L’assessore Colle spara il colpo del via. Smette di piovere. Il pon-pon del cappello di Babbo Natale dondola, non è proprio il massimo per correre, Santa Klaus filiformi (di panzoni ne ho visti ben pochi) guizzano a destra e sinistra. In ogni gara c’è un personaggio. In questa è un Babbo Natale con un corno che ogni tanto suona la carica correndo. Il pensiero fisso è sulla “salita taglia-gambe”. Via Mezzaterra, via Da Cusighe, via Feltre, parcheggio Dolomitibus, Col di Salce. Conosco tutto a memoria, ma la “taglia-gambe”? Arriva la salitona a Col di Salce (la so, la so), ma c’è un colpo di scena: dopo aver schivato le pozzanghere dello sterrato, anziché la salita, si devia per un campo inzuppato che par di stare sulle sabbie mobili. Da Salce a Giamosa i piedi ormai sono fradici ed entro nella zona sconosciuta, pensando alla “taglia-gambe” come Fantozzi alla Coppa Cobram. Altra salitona verso Sois, la gente inizia a camminare. Si sale ancora – stavolta dolcemente – verso Bes, si svolta per Col del vin, poi nuovo sterrato verso Mares. Siamo all’11° chilometro, un altro acquitrino, peccato perché il percorso è davvero splendido. Il Babbo col corno in lontananza suona la carica. Il gioco si fa duro. Mi rincuoro – è proprio il caso – con un cardiologo dell’ospedale di Belluno che corre al mio passo. In effetti mi sembrava di avere delle palpitazioni, non sono neppure più sicuro che il mio cuore batta a ritmo, meglio incollarsi al dottore, quando altro mi capita una garanzia simile? Si conoscono tanti personaggi nelle gare, la Belluno-Feltre l’ho corsa assieme ad un accordatore di organi a canne di Treviso che girava il mondo (soprattutto l’Africa) sempre con pantaloncini e scarpe da corsa in valigia. Con lui avrei avuto garanzia di un funerale con suoni perfettamente accordati, ma col cardiologo sapevo di restare in vita. Quindicesimo chilometro, scarpe ricoperte di fango.
      «Che dici acceleriamo? Avrei un paziente che mi attende in ospedale…». «Dottore, e chi ti molla? Vai, vai…». Entriamo nel giardino di villa Carpenada, e sapendo cosa c’è dentro verrebbe voglia di fermarsi. Diciannovesimo chilometro, arriva la temutissima “taglia-gambe” che porta fino a dietro il San Martino e si rivela… la più facile del percorso («Ricorda: mai credere ai maratoneti»). Ormai è fatta, i 21 chilometri sono lì a portata di piede. Discese-salite-discese si ritorna in piazza dei Martiri fino all’arrivo in piazza Duomo. Resto sotto le 2 ore e per la giornata va bene così. All’arrivo trovo Jilali Jamali, il marocchino (abita in Toscana) vincitore della Santa Klaus Running in 1.09.09 (49 minuti prima di me, del resto ci sarà pure una differenza tra un giornalista e un podista di professione) già lavato, vestito e pronto a ritirare il premio. Ha pure battuto l’atleta di casa, il nordafricano Said Boudalia per 12 secondi. «Bella gara – mi dice con la voce di uno che sembra appena uscito da un centro benessere – vivace, peccato che sono sempre stato in testa da solo e spesso non sapevo da che parte girare». «Tranquillo Jamali – gli rispondo – anche a me sembrava di essere da solo e non sapevo da che parte girare…».
      L’unica consolazione è che finalmente so cosa farmi regalare da Babbo Natale: un paio di scarpe per trial running.

Autore: nevegal go

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