Anteprima slide — 22 febbraio 2017

Pietro Mennea;Ha celebrato Pietro Mennea, la 21,095 km disputatasi nella sua città natale il 19/02/2017. Quel barlettano che a Città del Messico, in una serata calda ed umida di settembre del 1979, fece fermare le lancette dell’orologio su 19:72 nei 200 m piani. A livello mondiale rimasero cristallizzate in quella posizione per quasi 17 anni, e ci volle la forza sovrumana del negro americano Michael Johnson per smuoverle e portarle su 19:66. A livello europeo rimangono mummificate, e nessuno sa quando una simile orma di piè mortale una pista di atletica a calpestar verrà.

Quel mitico numero, sostenuto da lingue di fiamma, è il logo della manifestazione, ed arde su tutte le insegne e sui petti dei concorrenti schierati sotto lo striscione di partenza. E poi l’etica che ha sorretto il raggiungimento di quel risultato! Autore di libri, Mennea ha condensato i suoi principi sportivi in frasi impregnate di sudore, lontane mille miglia dalla retorica. “La fatica non è mai sprecata… soffri ma sogni” è la più gettonata, incisa sulle magliette, impressa sui manifesti e riecheggiata dagli altoparlanti.

I 2708 iscritti (2510 classificati) la collocano fra le mezzemaratone più partecipate d’Italia, dando un contributo importante alla raccolta fondi in favore della Fondazione Pietro Mennea onlus, che finanzia progetti in favore della diffusione dello sport delle persone con disabilità. Pertanto, rimarranno per sempre non solo i numeri delle sue imprese atletiche ma anche le sue iniziative filantropiche, non dimenticando che fu saggista, plurilaureato ed europarlamentare.

21 km di percorso tutti setacciati in ambito cittadino alla scoperta dei luoghi che videro le sue prime disfide e le vie dei suoi rari strusci giovanili, nonché delle vestigia storiche comunali. Inagibile lo stadio dove stabilì la migliore prestazione mondiale a livello del mare dei 200 m con 19:96 detenuto dal 1980 al 1983, per la partenza-arrivo la scelta è caduta sul viale alberato sul quale si affacciano le pittoriche absidi della cattedrale romanica, cui fa da contrasto la plasticità delle possenti mura del castello svevo. E’ triste constatare come nello stadio in cui è stato battuto un record mondiale di velocità, i lavori di ristrutturazione procedano ad un ritmo da primato mondiale di lentezza.

Primi chilometri nel centro storico medievale alla ricerca delle 100 chiese e al passaggio obbligato sotto il Colosso, statua in bronzo alta 4,50 m raffigurante un imperatore romano (Teodosio II? Valentiniano III?). Per evitare confusioni, bisogna sapere che il Colosseo sta a Roma, il Colosso a Barletta. Non è possibile percorrere il viale della stazione, dove i cronisti dicono che il piccolo Mennea sfidasse Porsche e Alfa Romeo sui 50 m, ormai pedonalizzata e occupata da una vasca con fontana, per cui le falcate possono essere allungate sulle strade rettilinee della 167 e leggine successive. E i primi 10 chilometri se ne sono andati.

La seconda metà della gara si svolge al cospetto del mare delle due riviere. I più informati raccontano che è stato il lungomare di levante, nei pressi dello storico stabilimento balneare della famiglia Nigro, il luogo prediletto degli allenamenti della Freccia del Sud quand’era adolescente. Percorsi tutti di un fiato, fra andata e ritorno, i 3 km, ci si aspetta di essere lanciati sulla litoranea di ponente per lo sforzo finale. E invece, sorprendentemente, veniamo catapultati sul manto erboso del fossato del castello, un tempo inondato a scopo difensivo, a contornare la sua struttura stellare con spettacoloso transito sotto le arcate del ponte, un tempo di tipo “levatoio”.

Gli ultimi 5 km si corrono sulla litoranea di ponente, intitolata al campione olimpico. La giornata è primaverile, ma spira un vento che smuove le folte chiome delle alte palme, rende libero il cielo e vicino l’orizzonte, tanto che il promontorio del Gargano, che delimita a nord il Golfo di Manfredonia, sembra potersi toccare con mano. Si fa fatica a correre contro vento, si soffre. Poi al giro di boa, quello stesso vento ti spinge alle spalle, ti porta al traguardo e… sogni.

Lingue di fiamma alimentano il 19:72. Appunto, la Pietro Mennea Half Marathon si prefigge l’obiettivo di mantenerne vivida la fiamma. Il brend è coinvolgente e allo stesso tempo pregno di contenuti etici. E’ proprio difficile resistere al suo fascino!

Michele Rizzitelli

 

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