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Anna Rita Fidanza, una vita di marcia
L’atleta azzurra: “Il mio sogno è partecipare alle Olimpiadi di Pechino 2008”
Stefano Di Capua, 19 novembre 2006
Di solito è una cosa privata la sfida con il proprio talento, di solito è una lotta. Quella di Anna Rita Fidanza, invece, è uno spettacolo. Aperto al pubblico per di più. Uscita allo scoperto prima con la nazionale giovanile ai Giochi Europei del 1992 e poi con la convocazione, lo scorso anno, in quella maggiore, da diverse stagioni, ormai, Anna Rita figura tra le migliori in Italia e dopo la Coppa del Mondo del 2006 il suo talento ha conquistato proprio tutti. Lei, però, fatica a vederlo, a dargli nome e cognome. E adesso, dopo un’estate divisa tra impegni universitari e raduni, questa sfida, estenuante, tra una semplice ragazza del Sud e le enormi difficoltà logistiche ed economiche legate al mondo dell’atletica di alto livello, nonché l’inspiegabile snobismo della federazione italiana che, sovente, “bistratta” atleti e società del Meridione, torna ad appassionare. Umile e caparbia come sempre, Anna Rita ha ripreso gli allenamenti in vista dei prossimi impegni primaverili. “Dopo un breve periodo di recupero, nei giorni scorsi, ho cominciato la preparazione invernale. Anche quest’anno punto alla convocazione in nazionale. E’ sempre emozionante vestire la maglia azzurra. Io non mi sento di essere niente. Promessa, futuro, speranza della marcia? Io vado sempre dritta”. E non serve neanche ricordarle i successi del passato, l’Europeo Juniores del ’95 in Ungheria, il mondiale australiano nel ’96 o le recenti universiadi in Turchia (2005). “Ciò che è stato è stato. E’ molto importante concentrarsi sul presente, senza mai accontentarsi. A 29 anni potrei appendere le fatidiche scarpette al chiodo, ma ho ancora qualche traguardo da raggiungere”. Sicura, determinata, inflessibile: ad Anna Rita semplicemente non piace cullarsi sugli allori. 1.70 per 55 kg, fisico longilineo e tecnica sopraffina, è approdata all’atletica sull’esempio dei fratelli maggiori. “Avrei voluto suonare il pianoforte ma a 10 anni ero già troppo grande per aspirare a palcoscenici importanti nel professionismo. E così, poiché i miei fratelli praticavano atletica, ho seguito il solco da loro tracciato”. Il suo curriculum vitae occupa cinque caselle fondamentali: Mac ’82, Fiat Sud Formia, Cus Bologna, J.T Apuana e nazionale. Ma andiamo con ordine. A 10 anni la piccola Anna Rita comincia a praticare atletica nell’allora storica “Mini atletica corallina” (l’attuale Hinna Mac ’82) sotto la guida del suo tecnico odierno, Diego Perez. “Non è che all’inizio ne fossi entusiasta, però andavo avanti e piano piano crescevo. Il mio è uno sport duro ma dopo un po’ ti ci appassioni. D’allora non l’ho più lasciato”. Gli anni trascorrono veloci, Anna Rita migliora costantemente e arrivano anche le prime vittorie importanti. Nel 1990, infatti, la Fidanza conquista il titolo italiano nella categoria Cadette ai tricolori di scena tra le strade della sua città, Torre del Greco. “Fu il mio primo grande successo. Ancora ne custodisco, gelosa, il ricordo. Ero contentissima. Rappresentò la conferma alla mia scelta. Tac, lampadina. E l’atletica entrò definitivamente nella mia vita”. Ed era solo il principio… Il 2000 è la stagione dei cambiamenti. Defraudata ingiustamente, Anna non viene convocata all’Europeo Promesse. Delusa e smarrita, rompe anche col suo allenatore di sempre e si trasferisce a Roma alle dipendenze di coach Fulvio Villa alla Fiat Sud Formia. Due anni di alti e bassi, un infortunio, una carriera che sembrava volgere prematuramente al termine. “Ho creduto che la mia storia agonistica finisse lì. Ero disperata, intenzionata a mollare tutto. Ero stanca di soffrire, il dolore era enorme e non riuscivo a sopportarlo. Decisi di tornare da Diego e provare a ricominciare…”. Nel 2003 l’agnellino smarrito fa ritorno al gregge. Di nuovo a Torre del Greco con Perez, la Fidanza ritrova il sorriso e, soprattutto, la condizione. Tesserata per il Cus Bologna figura, nuovamente, tra le migliori in Italia. Il suo racconto ad alto livello può finalmente ricominciare. Contro ogni pronostico il caso le regala una seconda chance. “E’ stata dura rimettersi in carreggiata, ma grazie a Diego ci sono riuscita e alla grande direi. Adesso sono in attesa di firmare con la J.T Apuana, mi trasferisco, o meglio sono costretta a farlo dato che la mia vecchia società ha chiuso i battenti. Uno stimolo in più per l’immediato futuro”. E con i colori della nuova squadra Anna proverà ancora una volta e anche quest’anno a ricoprire un ruolo di primissimo piano nel panorama della marcia nazionale ma non solo. “Mi sto allenando duramente e spero di conquistare di nuovo la maglia azzurra. Probabilmente gareggerò ancora per due anni dopo di che mi piacerebbe allenare. Il rapporto che si instaura tra il tecnico e l’atleta è meraviglioso e sento di avere tanto da dare anche sotto questo punto di vista”. E a chi le dice che lo sport è sacrificio ed è “stupido” rinunciare al proprio tempo libero per potersi allenare adeguatamente Anna risponde: “Sacrificio lo sport? Sacrificio è non avere il pane ogni giorno, non avere un tetto sopra il capo. Lo sport è un grande impegno che sino ad ora mi ha regalato innumerevoli soddisfazioni. E’ importante riuscire ad abbattere le barriere mentali, indagare i propri limiti e superarli, lavorare per raggiungere la capacità di esprimersi al meglio: sono queste le motivazioni che mi spingono ancora, ogni giorno, ad indossare tuta e scarpette e ad allenarmi con qualsiasi condizione atmosferica”. E la sua storia agonistica, quella di una grande campionessa dal talento cristallino, pare che debba continuare… A lungo andare l’allenamento paga, e il suo talento, poi, le consentirà certamente di chiudere la carriera in grande stile. Le Olimpiadi di Pechino 2008? “Proprio non ci penso. Un passo alla volta. E’ sicuramente una mia grande ambizione, poi si vedrà”. Chissà… Sarebbe un ottimo finale per una favola sportiva d’altri tempi. Che il sogno possa diventare realtà? Staremo a vedere.
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