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Rubrica a cura di Nicola Peluso e Marco Cascone


Christophe Lemaitre :
Il meeting di atletica leggera di Spalato conferma l'eccellente momento del 20enne francese Christophe Lemaitre che conquista la vittoria nei 100 metri davanti al rappresentante di Antigua Daniel Bailey. Partenza migliore quella del caraibico cui Lemaitre risponde con un finale furioso che lo vede chiudere in 10.06. Terzo il britannico Lewis-Francis.

Usain Bolt:
Dalla pista di atletica al rettangolo verde. E' il sogno di Usain Bolt, che oggi ha confessato di voler tentare la fortuna nel calcio professionistico al termine della sua carriera da sprinter

Continental Cup, vince l'Europa:
La prima edizione della manifestazione che mette in gara i continenti si assegna allo sprint: battuta l'America. La saltatrice in alto prova il record del mondo, Rudisha negli 800 corre "da solo" ma fa segnare un gran tempo. Bene i due italiani, nei 1500 femminili anche un tentativo di placcaggio

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Mezza Maratona di San Nicandro Garganico. Una 21.097 metri che ha regalato belle emozioni
Over 40, tutti atleti ma ad alto rischio
di MAURIZIO RICCI
redazione, 15 March 2010

DI TUTTO il gruppo di amici con i quali ho cominciato a correre, negli anni '80, a sgambettare, con qualche regolarità, su e giù per i viali romani di Villa Pamphili o dell'Acqua Acetosa siamo rimasti in due: io e Paolo. Forse perché i più vecchi e i più lenti. Dario e Eugenio, tendine d'Achille; Roberto, ginocchio; Marco, ernia del disco; Angelo, ginocchio. Tre su cinque sono finiti anche sotto i ferri del chirurgo. Un'ecatombe. "Lo sport fa male", borbotta il fisioterapista Franco, mentre stira, per l'ennesima volta, un'articolazione rattrappita. Naturalmente, non è assolutamente vero che lo sport faccia male e Franco è il primo a saperlo e a dirlo. Uno studio scientifico dopo l'altro dimostra che una vita attiva diminuisce fra il 50 e l'80 per cento il rischio di un attacco cardiaco.

Anzi, l'elenco che l'attività fisica aiuta a prevenire è molto più lungo: infarto, cancro, diabete, malattie del fegato e dei reni, osteoporosi e anche disturbi cerebrali come l'Alzheimer e la depressione. Senza contare l'impagabile effetto anti-stress, quella meravigliosa sensazione che, dopo un'ora di corsa, una sgambata in bicicletta, un po' di scambi ben tirati a tennis vi fa sentire i muscoli incordati e la mente sgombra. Il rischio è proprio l'opposto: in quella quota sedentaria di italiani - il 41 per cento e in crescita costante - che non muove mai neanche un muscolo, con grave pregiudizio della salute futura.

Eppure, la battuta di Franco coglie nel segno. Il problema è la particolare interpretazione che, dello sport, dà una larga fetta di quel 30 per cento di italiani che, regolarmente o saltuariamente, si muove. È una interpretazione che non dovrebbe stupire chi, dopo tanti anni, ha imparato a conoscerli. I baby boomers - la generazione del '68 e del '77, degli anni Ottanta "da bere", dell'ansia da consumo elettronico - non si smentiscono mai. E lo sport d'ogni giorno, in Italia, è in larga misura, affar loro. Al Censis risultano un milione e mezzo di praticanti di calcetto, due milioni, rispettivamente, per l'atletica leggera e il ciclismo, un milione per il tennis. Più o meno, il 30 per cento di questi praticanti ha più di 45 anni. Ma questo ci dice ancora poco. Non ci interessa un'attività occasionale, ma lo sport, praticato con impegno e regolarità. E allora, guardiamo i dati del Coni: i numeri sono più piccoli, ma più significativi. Perché chi si iscrive ad una federazione fa sport sul serio. Per fare un torneo ufficiale di tennis (quelli che danno classifica) bisogna essere iscritti alla Fit. Per fare una corsa a piedi, o in bicicletta, con tanto di numero di gara e cronometristi, bisogna essere iscritti alla Fidal o alla Fci. Ed ecco avanzare i baby boomers.
La Federazione dell'atletica leggera è quella delle grandi leggende olimpiche, la federazione di Usain Bolt o di Jonathan Edwards: la gioventù alla massima potenza. Ma un quarto dei 160 mila iscritti alla Fidal ha più di 45 anni. Nella corsa su strada anche di più. Gianni Giacinti, che ne presiede una, la Rcf, valuta che, nelle società podistiche, il 60-65 per cento degli iscritti viaggi sopra i 45 anni. Alla Federazione ciclistica, 15 mila iscritti su 40 mila sono a ridosso dei 50 o oltre. Alla Federazione tennis, su 229 mila iscritti, un quarto ha più di 50 anni e un altro 17 per cento ha superato i 40. Mentre i figli si ammucchiano davanti alle playstation, i padri affollano piste, strade, campetti, ansiosi di competere e gareggiare. Lo sport italiano, lo sport popolare, di massa o, come si dice, "di base", ha i capelli grigi.

Sotto quei capelli grigi, c'è una generazione che, di regola, spreme le proprie passioni fino all'ultima goccia. "Il motto è: domenica non mi risparmio" dice Daniele Pierobon, contitolare di uno studio di fisioterapia, a ridosso di Villa Pamphili. Il 30-40 per cento dei suoi pazienti ha superato i 45 anni. "Vengono con dolori da sovraccarico: tendine rotuleo, tendine d'Achille, ginocchio, lombosacrale. Però non si fermano mai. Se proprio non mi blocco, dicono, dal dottore non ci vado". Perché interrompere l'allenamento è una resa, una sconfitta. E l'impegno è serio. Un corridore "amatore" che sta preparando una gara (e, di solito, sta sempre preparando una gara) si allena 4-5 volte a settimana. Un giorno, fa tre volte 3 chilometri. Un altro, 10 volte 500 metri. Il terzo giorno 10-12 chilometri a ritmo gara. E, infine, il "lungo": se ha in programma una maratona, anche 28 chilometri. "Sono ritmi severi, paragonabili a quelli degli atleti veri e propri", osserva Claudio Gallozzi, specialista in medicina dello sport. In effetti, velocità e risultati sono diversi, ma, in linea di principio, questo è quello che fanno campioni come Bekele e Baldini. Ed è l'orgoglio di fare "quello che fa Baldini" e di correre, come lui, i 42 chilometri e rotti della maratona che spinge il corridore.

"Il problema - osserva Pierobon - è che un atleta è come una macchina di Formula Uno: se anche una piccola cosa si inceppa, interviene una squadra di massaggiatori, fisioterapisti, medici, radiologi. L'amatore, invece, si arrangia e tira finché può". Nell'intepretazione vitalistica del baby boomer, del resto, lo sport è una sorta di corrispettivo diurno del Viagra serale: la prova, quotidianamente ripetuta, della propria capacità, della propria forza. Non proprio della sua immortalità, ma, almeno, di una efficienza permanente, immutabile. "Non si rendono conto - dice Pierobon - che, con l'età, aumenta fisiologicamente anche la rigidità. Se, l'anno scorso, facevo ad un certo ritmo 3 chilometri, può darsi che, quest'anno, abbia birra, a quella velocità, solo per 2. Ma io ne corro tre lo stesso. E mi rompo". Dal punto di vista medico, questo sportivo attempato è, probabilmente, un inedito. Un atleta si sottopone, normalmente, alla sua dieta severa di allenamenti per i 10-15 anni della carriera agonistica. L'amatore, anche per 30 e oltre. Secondo Gallozzi, tuttavia, questo non è il problema. "L'usura - dice - è un fattore soprattutto individuale. Determinante, piuttosto, per un corridore, è la superficie su cui si allena: sterrato, pista, erba, asfalto". La questione vera, per Gallozzi, è un'altra. "Ed è un fatto, soprattutto, culturale. Molti di loro cominciano tardi, verso i 50 anni. E dovrebbero preoccuparsi di adattare il loro fisico all'impegno cui si sottopongono. Invece, pretendono di fare la maratona in 2-3 anni. Scaricano le tabelle di allenamento da Internet e via. Ci vorrebbero prudenza e buon senso".

Gallozzi si occupa di ossa e muscoli. Ma la questione dell'adattamento di chi comincia tardi è anche più seria. "Corsa e ciclismo - dice Pino D'Amico, cardiologo e medico sportivo - sono attività ad alto impegno dal punto di vista cardiovascolare. Se non sono ben modulate, sono guai". Guai veri: statisticamente, ogni anno, su mille corridori si registrano 2,5 "morti improvvise". Ma, anche se l'infarto non arriva, "tutti corrono grossi rischi, se i carichi di allenamento sono troppo elevati". Chi si iscrive ad una federazione, si sottopone ad una visita medica di controllo, che ne accerta l'idoneità fisica. "Ma questo - osserva D'Amico - è solo un passaggio iniziale". Il fatto che posso correre, non significa anche che posso fare 3 volte i 3 mila a 4 minuti a chilometro, anziché 5. "La fase due è prendere quella tabella scaricata da Internet e confrontarla con il proprio dottore, per vedere se me la posso permettere". "L'adattamento cardiovascolare, a 50 anni, infatti, non è facile. Anzitutto - continua D'Amico - a quell'età è frequente che ci siano precondizioni di rischio: pressione, glicemia eccetera. In secondo luogo, impegnando il cuore ad alta intensità c'è il pericolo che il cuore si adatti, ma in modo patologico. Invece di allungarsi, mantenendo inalterata la cavità interna, è facile che il sovraesercizio fisico ispessisca, invece, il muscolo: da 10-11 millimetri anche a 13-14. Il muscolo si ispessisce, riducendo la cavità interna e la pompa funziona meno".

Ascoltando Gallozzi e Pierobon si capisce perché molti baby boomers, con il tempo, abbiano deciso di passare dalla corsa alla bicicletta, meno impegnativa per ossa e articolazioni. Ma, sentendo D'Amico, si capisce anche che, al fondo, il problema è un altro. Chiamiamola "ansia da prestazione". E qui, soprattutto per gli sportivi della bicicletta, si nascondono insidie anche maggiori. Dati non ce ne sono, ma, secondo gli esperti, circolano, ai margini delle corse, più confezioni di integratori (quelli del doping) di quanti giustificherebbe anche la platea potenziale degli atleti veri e propri. La capacità di fermarsi quando bisogna, lo sapevamo già, non è un tratto caratteristico dei baby boomers.




fonte: http://www.repubblica.it/


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"Complimenti al Sig. Ricci che del nostro movimento non ne ha capito nulla, non siamo dei rambo e nemmeno dei frustrati, siamo persone che vivono con gioia il rapporto con il proprio corpo e con la propria mente. Se poi ci sarà l'infortunio , pazienza, ma meglio infortunati che ciccioni davanti alla tv..."
Gianluca Gramendola, Runner Club Anagni, 15 March 2010 alle 16:07

"Gianluca, credo che tu abbia travisato un po' le parole del sig. Ricci. Secondo me ha ragione. Non dice che ad una certa età bisogna stare in poltrona, ma suggerisce di non fare più di quanto il nostro fisico 'sente' di fare. Noi corriamo per divertirci e stare bene, ma ci facciamo prendere spesso e volentieri dall’ansia da prestazione per cui siamo capaci di allenarci anche tutti i giorni…anche quando siamo stanchi e il fisico ci chiede di riposare. Su un’unica cosa non sono d’accordo col sig.Ricci. Prefissare di correre una maratona dopo 2-3 anni per un neo podista amatore non penso sia una cosa così pazzesca. "
Massimo Falanga. A.S.D. Il Parco, 16 March 2010 alle 16:19

"chi la conta cruda chi la conta cotta l'importante è correre finchè si puo.'purtroppo i rischi son tanti è vero che noi non lo facciamo salutariamente , a tapascioni xkè il mondo del podismo.......è un mondo di FOLLI. BUONA CORSA A TUTTI."
Alfonso Nappo pozzuoli marathon, 16 March 2010 alle 17:27

"Sono pienamente d'ccordo con te Gianluca.Meglio andare incontro ogni volta che si esce a un rischio che morire davanti alla TV a vedere 22 cretini che corrono dietro a un pallone,o ascoltare un signore con i capelli tinti e la faccia a forma di duomo. Correre fa sempre e comunque bene"
carlo boccia Pozzuoli marathon, 16 March 2010 alle 17:55

"Più o meno tutti d'accordo sulle linee principali , credo però che impedire ad un podista di correre, quando non è in condizioni ideali, è quasi utopia... Il nostro è effettivamente un mondo di folli !"
sandro pagano - iss nola, 16 March 2010 alle 23:06

"Ho cominciato a correre a 50 anni e lì sono iniziati i miei primi dolori alle ginocchia.Vi assicuro che prima stavo benissimo,ma non mi pento di tutto ciò sono d'accordo un pò con tutti siamo dei folli,la corsa diventa come una droga e ci si ferma solo se non ce la fai..."
Piero Romano - ASD Villa de Sanctis, Roma, 17 March 2010 alle 07:21

"Percorro in auto 80.000 Km all'anno, e mi sento molto più in pericolo al volante che non mentre corro a piedi. Se non si vogliono correre pericoli si puo' scegliere di non alzarsi al mattino e di rimanere a vegetare nel letto l'intera giornata... Sulla statistica di 2,5 incidenti mortali l'anno su 1000 corridori, sarei interessato di conoscere la FONTE, il metodo di raccolta dei dati, quanti decessi ci sono nel calcetto? e nel tennis?e nel ciclismo? e tra i giocatori di briscola? Se non si indicano le FONTI delle statistiche si rischia di dire che il problema più sentito dagli italiani sono le intercettazioni telefoniche...."
Gianluca Gramendola, Runner Club Anagni, 17 March 2010 alle 13:40

"ahahaha gianlcua.. è vero!! quello si che è un problema! comunque non dirmi che esiste al mondo un podista che non ha dolori. la corsa è un trauma.... "
sonia marongiu atletica città di padova, 17 March 2010 alle 14:50

"Ciao Sonia! Io personalmente con i dolori ci convivo...ma il peggio sono le intercettazioni...! :)"
Gianluca Gramendola, Runner Club Anagni, 17 March 2010 alle 17:09

"la corsa è stato e sarà il primo movimento dell'uomo ......all'arrivo della suoceraaaaaaa ! "
silvio scotto pagliara, 23 March 2010 alle 12:43

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